Il Tirreno

Livorno

«Basta, ora dateci le chiavi delle nuove case in Corea»

«Basta, ora dateci le chiavi delle nuove case in Corea»

Le famiglie di Shangai si riuniscono all’isolato Giardino dove crescono le erbacce «Entro settembre vogliamo andarcene dalla Chiccaia, mantenete la promessa»

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LIVORNO. «Cosa aspettano a mandarci le lettere e a farci firmare i contratti? Ci hanno promesso che ci trasferiremo tutti entro il 30 settembre, ma nel frattempo intorno alle case nuove è cresciuta quasi una foresta. Abbiamo paura di nuovi rinvii». Si sono riunite davanti ai nuovi palazzi di Corea, ieri mattina, alcune delle famiglie che vivono nel vecchio blocco popolare della Chiccaia, a Shangai, e che da anni aspettano di trasferirsi come previsto dai piani di recupero.

Hanno deciso di darsi appuntamento in via Amendola quando hanno visto che l’erba intorno alle case nuove dell’isolato Giardino – le loro future case – continuava a crescere, mentre delle lettere che annunciano la firma dei contratti e quindi il trasferimento non c’è ancora traccia.

«Avremmo dovuto trasferirci nel dicembre dello scorso anno, diventato poi aprile, giugno e infine settembre», hanno ripetuto a turno: «Le famiglie destinate alla Padula si sono trasferite già quattro mesi fa, noi viviamo ancora tra scatoloni e muffa. Questa situazione non è più sopportabile». «Anche perché – chiosano – la Chiccaia si sta facendo invivibile: poche settimane fa è crollata anche una parte del tetto: è intervenuta Casalp, per fortuna non si è fatto male nessuno».

Sono più di trenta le famiglie che lasceranno la Chiccaia per raggiungere il nuovo blocco di Corea, che negli anni è stato più volte al centro delle cronache per una serie di intoppi con bandi e ditte costruttrici.

Ora le case sono praticamente pronte. Gli stessi assegnatari hanno potuto visitarle a giugno. Dovrebbero trasferirsi entro un mese, ma intanto mettono le mani avanti. «Perché nelle ultime settimane – raccontano le donne che si sono riunite davanti al cantiere – abbiamo visto l’erba crescere, anche oltre le finestre del piano terra, tra immondizia e piccoli furti, quindi ci siamo rivolti all’assessore al sociale».

Così, in effetti, i lavori sono ripresi: ieri alcuni addetti hanno iniziato a tagliare erbacce e arbusti nell’area di via Gobetti. Dall’altro lato, invece, intorno a mezzogiorno le finestre al piano terra si affacciavano ancora sui cespugli.

«Aspettiamo che ci inviino le lettere per andare a firmare i contratti – concludono i futuri residenti – nei mesi passati dal Comune ci hanno garantito che entro il 30 e avremo in mano le chiavi e speriamo che mantengano l’impegno. Vogliamo andare via dalla Chiccaia».

Contattato dal Tirreno l’assessore al sociale, Ina Dhimgjini, ha spiegato che effettivamente un problema c’è stato: «Solo un problema di acquedotto e autoclave, che ha comportato una serie di verifiche da parte dell’Asa e degli uffici comunali». «Ma non ci sarà alcuno slittamento», garantisce: «A fine settembre, al massimo i primi giorni di ottobre, le famiglie potranno trasferirsi».

«Quanto ai contratti – conclude Dhimgjini – ne stiamo discutendo con Casalp e cercheremo di fare inviare le lettere a metà settembre».

Resta da capire cosa accadrà nel grande blocco popolare della Chiccaia quando anche queste trenta famiglie se ne andranno e resteranno solo un gruppo di proprietari, le famiglie che hanno già sfondato perché senza un tetto e quelle che non hanno diritto a una casa nuova. Alcuni alloggi saranno usati in via temporanea per l’emergenza abitativa? A quando, poi, la demolizione e la ricostruzione?

Juna Goti

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