Il Tirreno

Livorno

Tragedia dell’Urania, la verità dell’incidente mortale nel Bacino in un filmato segreto

di Federico Lazzotti
La nave Urania
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La nave Urania

Livorno, il pm ha conferito l’incarico per la perizia tecnica sulla tragedia in Cantiere, nominati due esperti, dovranno accertare le cause e le condizioni di sicurezza

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LIVORNO. Comincia dall’acquisizione del filmato che ha registrato - fotogramma dopo fotogramma - il tragico incidente avvenuto nel bacino Mediterraneo dei Cantiere Benetti il 25 agosto scorso, il lungo e difficile percorso per accertare eventuali responsabilità sulla morte di Gabriele Petrone, il marittimo di 38 anni investito e ucciso da un bidone mentre si trovava a bordo della nave oceanografica Urania con altri dodici membri dell’equipaggio al momento della sbandata fatale.

Nella mattinata di venerdì 4 settembre  in Procura il pubblico ministero Antonella Tenerani, titolare dell’indagine, ha affidato l’incarico «per un accertamento tecnico irripetibile» a due esperti, l’ingegnere Domenico Trovato e il collega Alberto Marinò, docente all’università di Trieste di ingegneria navale.

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I consulenti a partire dal prossimo 14 settembre avranno ottanta giorni di tempo per rispondere ai quesiti formulati dal pubblico ministero che nei gironi scorsi ha già iscritto nel registro degli indagati quattordici persone con l’accusa di omicidio colposo aggravato. La prima fase del lavoro degli esperti nominati dalla Procura (gli avvocati difensori hanno nominato i loro ndr), sarà quella di acquisire la documentazione relativa alle operazioni di messa in mare della nave Urania, al bacino e all’aspetto della prevenzione infortuni, quanto alle lavorazioni e operazioni marittime che si sono svolte.

Conclusa questa prima fase conoscitiva, sarà necessario spingersi nel cuore delle presunte irregolarità per risalire «alle cause e hai responsabili che hanno cagionato lo sbandamento in bacino e la successiva inclinazione a sinistra della nave». In particolare dovranno essere accertate nell’ordine: le condizioni del Bacino e le operazioni di gestione, nonché la posa e la verifica del taccaggio nelle diverse fase di messa in secco della nave; l’assetto dell’Urania e la sistemazione della zavorra; la presenza di masserizie e altro materiale in coperta che hanno poi causato la morte dell’elettricista e il ferimento dei colleghi; la presenza di ogni singolo dipendnete a bordo della nave al momento dell’incidente; al rispetto della normativa relativa alla prevenzione degli infortuni sul lavoro.

È in questo quadro, dunque dopo aver acceretato dinamiche e responsabilità, i consulenti dovranno individuare i ruoli ricoperti dai singoli indagati in relazioni alle eventuali condotte negligenti. C’è però, nell’affidamento dell’incarico, una postilla importante che da molta libertà di azione ai consulenti e potrebbe a breve cambiare di nuovo il quadro investigativo. Il pubblico ministero infatti sottolinea nell’ultima parte del documento, come nel caso in cui nel corso delle operazioni gli ingegneri da lei nominati abbiano ragionevole motivo di ritenere l’eventuale responsabilità di soggetti ulteriori rispetto a quelli indagati, le operazioni dovranno essere interrotte. E quel punto saranno questi ultimi a dover nominare a loro volta un proprio consulente che seguirà gli accertamenti. L’indagine è partita, la verità ancora lontana dall’essere accertata.

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