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Porto 2000, in lizza i big delle crociere

Porto 2000, in lizza i big delle crociere

Niente candidature ufficiali prima della proroga del bando. Ma ora spunta l’attenzione anche di una cordata genovese

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LIVORNO. Tre big del mondo crocieristico internazionale guardano con interesse alla privatizzazione della Porto di Livorno 2000: a dispetto del fatto che, quando in extremis è stato deciso lo slittamento di 21 giorni della scadenza del bando, ancora nessun candidato aveva formalizzato il proprio interesse con un atto ufficiale. Si tratta di Msc, Royal Caribbean e Carnival. L’aveva anticipato Il Tirreno già a marzo passando al vaglio i contatti del Seatrade, la massima fiera croceristica internazionale a Miami. E adesso torna a ripeterlo TheMeditelegraph, uno fra i più autorevoli blog in Italia nell’economia del mare.

Del resto, non è un segreto che Carnival avesse qualcosa di più di un filo di dialogo con la Compagnia portuale e che Msc, benché scottata dal primo tentativo nella primavera di tre anni fa come home-port (e subito fuggita via), di recente ha mandato nuovi chiari segnali di interesse per Livorno.

Risulta comunque che l’Authority abbia dovuto rispondere a cinque richieste di chiarimento sui requisiti-chiave necessari per partecipare: bisogna avere alle spalle esperienza gestionale di strutture con almeno quattro milioni annui di passeggeri fra love boat e traghetti e almeno 22 milioni di euro di fatturato per ciascun anno nell’ultimo triennio. Questo potrebbe significare che ci sono almeno cinque cordate in via di definizione e con una attenzione tale al dossier da rendere possibile se non probabile la partecipazione alla gara per la conquista del pacchetto di maggioranza delle quote della società ora in mano a Authority (72%) e Camera di Commercio (il resto).

Ma dal blog genovese arriva anche un’altra sottolineatura: segnala sul fronte della privatizzazione della Porto 2000 l’interesse del pool di imprenditori liguri che, sotto la guida di Luigi Negri (con la holding Finsea), comprende le famiglie Schenone (Medov), Cerruti (Gastaldi) e Magillo (Thos Carr & Son), e di cui si ricorda l’alleanza col gruppo Neri. È la squadra del Gruppo Investimenti Portuali (Gip) che manifesta un attivismo in campo livornese: l’intesa con Piero Neri e l’ingresso nella Cilp dei portuali, un forte pacchetto di investimenti sulle infrastrutture e una politica commerciale aggressiva che ha contribuito a riportare gli israeliani di Zim (e a far arrivare gli arabi di Uasc) fra i clienti del porto di Livorno.

The MediTelegraph indica la cordata genovese come possibile alleato di Carnival. Resta da capire cosa può riservare il risiko delle mosse e contromosse, se è vero che, per quanto si tratti di campi differenti dell’economia portuale, gli osservatori continuano a vedere la vendita delle quote della Porto 2000 come un primo round dopo il quale è prevista la gara-kolossal (da 350 milioni di euro) con cui l’Authority andrà a cercare investitori per realizzare la Darsena Europa.

Proprio per questo motivo un flop del primo tentativo della privatizzazione rappresenterebbe uno smacco: la Porto 2000 c’entra poco con la Darsena Europa ma il segnale di un’asta deserta – che ha una innegabile importanza in sé – finirebbe per avere un contraccolpo quantomeno simbolico anche sull’altra vicenda.

Che qualcosa si stia rimettendo in moto lo dice anche un altro piccolo tassello: l’attenzione non è solo limitata a crolciere e container ma l’espansione a mare fa partire un “effetto domino” sulle aree portuali. E, sotto questo profilo, i traffici di cellulosa sono importanti: a metà ottobre l’Authority ha messo in cartellone un workshop internazionale per rafforzare il ruolo di Livorno come porto numero uno del Mediterraneo in fatto di prodotti forestali. Non sono energie a vuoto: nella prima metà dell’anno questa tipologia ha segnato un balzo del 21,4% schizzando da 694mila a 840mila tonnellate. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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