Commessa ostaggio del bandito armato
Il malvivente, con indosso un casco integrale, ha aggredito la donna e sotto la minaccia della pistola si è fatto dare l’incasso
LIVORNO. Il bandito entra nel supermercato Tuodì di piazza San Marco con passo sicuro: indossa un casco integrale, bermuda e una tshirt. In mano una pistola tipo Beretta, sembra vera. Lui è un professionista. Sono le 15 di ieri: all’interno del negozio ci sono cinque persone più i commessi. Il malvivente - il volto irriconoscibile - afferra con violenza una commessa che sta facendo le pulizie proprio lì, all’ingresso, una ragazza di 23 anni. La prende in ostaggio e la trascina verso la prima cassa sulla destra, puntandole la pistola contro. «Tira fuori i soldi», dice con accento napoletano. Lei, tremante, è costretta ad aprire il cassetto e a consegnargli il denaro.
Ma lui non si arrende e se la prende anche con un altro dipendente, il responsabile del punto vendita, 48 anni, che è lì, a pochi passi dal bandito. «Ero al lavoro quando ho visto entrare quel tipo - racconta il capo del discount - Nel giro di pochi istanti l’ho visto avvicinarsi alla mia collega e aggredirla. Allora sono accorso in suo aiuto. Lui a quel punto, senza lasciare lei, ha puntato la pistola contro di me e mi ha ordinato di aprire la seconda cassa: io non ho avuto altra scelta e ho assecondato la sua richiesta». Ma il malvivente non è ancora soddisfatto. E allora, rinnovando le minacce e puntando l’arma contro entrambi i lavoratori, chiede loro di portarlo alla cassaforte. «Io ce l’ho accompagnato - dice il responsabile del Tuodì di San Marco - ma gli ho detto chiaramente che non avevo le chiavi. “Guarda, te lo giuro, non le ho. Eccoti il mio zaino, controlla tu stesso: non sono in grado di aprirti la cassaforte”, gli ho detto».
Il bandito non è persuaso, ma la situazione per lui sta diventando pericolosa: è dentro il supermercato già da diversi minuti e la gente che assiste impotente alla scena potrebbe uscire fuori dal suo controllo e dare l’allarme. È così che, dopo un po’ di insistenze e di fronte al rifiuto del dipendente del supermercato di aprire la cassaforte, il rapinatore è costretto a mollare la presa. E così, afferrati i soldi, scappa via. «Se ne è andato quando s’è reso conto che la gente era lì ad assistere alla scena e soprattutto perché s’è reso conto che io davvero non potevo aprire il forziere - dice il 48enne - Fortunatamente quindi s’è arreso. A quel punto eravamo in fondo al supermercato, dove sono gli uffici. Lui allora s’è girato e s’è avviato velocemente verso l’uscita. Io l’ho seguito fino alla porta di ingresso, provando a vedere la direzione di fuga. Ma non sono riuscito a capire dove andasse, mi sono solo reso conto che sul momento si era allontanato a piedi. Molto probabilmente, però, aveva qualcuno che lo aspettava nel retro».
Il rapinatore sparisce nel nulla e lascia una situazione di forte paura all’interno del supermercato. La scena è stata brutta, soprattutto per la commessa, che è sconvolta. Scattano quindi l’allarme al 118, che invia sul posto un’ambulanza della Svs, e al 113 della polizia, che indirizza in piazza San Marco due volanti.
I soccorritori di via San Giovanni si dedicano subito alla ragazza: è sotto choc. Piange ed è in stato di forte agitazione. Scosso anche il responsabile del negozio, che però si riprende velocemente: entrambi si mettono subito a disposizione degli investigatori, che avviano immediatamente le ricerche in zona del rapinatore.
«Era un uomo sui 30-35 anni, altezza media, con un accento napoletano o quanto meno campano - dice al Tirreno il protagonista della terribile avventura - Indossava una maglia nera e un paio di pantaloni corti scuri. Il casco era, integrale e permetteva di scorgere solo gli occhi».
La paura è stata tanta. «La Beretta sembrava vera - dice il 48enne - e lui non ha mai smesso di puntarcela contro. Quando ti ritrovi un’arma addosso in quel modo, poco importa se sia vera o non. La paura è forte. Non so dire se io abbia temuto che la usasse, so solo che io ero in fortissima apprensione per me e per la mia collega».
Sul posto sono intervenuti anche i tecnici della scientifica che hanno fatto i rilievi.
Non è la prima volta che il supermercato Tuodì - che in città ha varie sedi - subisce un agguato. Un precedente, molto simile, c’era stato il 12 luglio scorso a Salviano. Anche in quel caso in azione c’erano malviventi con accento campano: «Non saprei dire se si trattasse delle persone, oggi poi (ieri ndr) quell’uomo è entrato da solo», dice il 48enne.
Sul caso sta lavorando la squadra mobile della polizia. Secondo gli investigatori, in azione c’era un trasfertista, un bandito cioè arrivato in città da fuori appositamente per colpire. Sono in corso indagini serrate.
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