Il Tirreno

Livorno

Il pirata della strada piange dal giudice: pensavo fosse un palo, dopo ho perso la testa

di Federico Lazzotti
Il pirata della strada piange dal giudice: pensavo fosse un palo, dopo ho perso la testa

Il ragazzo di 27 anni che ha investito e ucciso lunedì Rosa Anna Lo Bianco è scoppiato a piangere durate l’udienza di convalida: sono distrutto, mi spiace

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LIVORNO. Il sole in faccia lungo la provinciale 555 - tra Mortaiolo e Vicarello - che non gli avrebbe permesso di vedere che cosa avesse davanti agli occhi; la sterzata improvvisa sulla destra per evitare un’altra auto che proveniva in senso opposto; lo schianto e poi, cinquecento metri più avanti, il terrore quando si è accorto di quello che aveva fatto. Da lì in poi il vuoto di chi «ha perso la testa» e cerca una via di uscita.

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Simone Carmignani, 27 anni, ha impiegato poco meno di un’ora per raccontare, tra le lacrime e i «mi dispiace», la sua verità sulla maledetta mattina di lunedì che gli ha cambiato la vita: da ragazzo esuberante con un lavoro come operaio in una ditta alimentare nel pisano e la passione per il Livorno calcio, a “pirata della strada”, che prima fugge dopo aver investito e ucciso Rosa Anna Lo Bianco, 54 anni, e poi cerca goffamente di depistare le indagini dei carabinieri mettendo in scena il furto della propria Opel Astra nera.

È stata un’udienza di convalida drammatica quella andata in scena ieri mattina nel carcere delle Sughere dove l’operaio ventisettenne è stato trasferito lunedì con le accuse di omicidio colposo aggravato, omissione di soccorso e simulazione di reato.

Accanto a lui, davanti al giudice per le indagini preliminari Ottavio Mosti, l’avvocato difensore Erika Vivaldi. «Prima dell’udienza gli ho detto che la cosa migliore - spiega il legale - era quella di raccontare la verità». E Carmignani ha raccontato passo dopo passo, tra una domanda e l’altra del giudice, ciò che è avvenuto intorno alle 7,30 di lunedì.

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Il sole in faccia.

«Stavo andando al lavoro - ha spiegato il giovane - ed ero diretto verso la Fi-Pi-Li per poi raggiungere Montopoli. Mentre percorrevo la strada provinciale avevo il sole in faccia, era basso e ricordo che non riuscivo a vedere bene davanti a me. A un certo punto una macchina che proveniva nella direzione opposta ha invaso la mia corsia. A quel punto - va avanti - ho sterzato velocemente per evitare l’incidente». Sul ciglio della strada, stava correndo Rosa Anna Lo Bianco, amante degli animali, moglie e madre di due figli.

«Ho sentito un colpo fortissimo, una botta - ha spiegato l’operaio residente a Nugola - ma in un primo momento ho pensato di aver preso un palo sistemato lungo la strada».

Cinquecento metri dopo il punto nel quale è avvenuto l’impatto, il conducente dell’auto avrebbe fermato la macchina, si sarebbe voltato indietro accorgendosi di ciò che aveva fatto. «Ho visto il corpo a terra e ho perso la testa», ha raccontato al giudice.

È in questo momento, preso dal panico, che Carmignani, invece di soccorrere la donna, ha chiamato i carabinieri raccontando di essere stato vittima poco prima del furto della propria Opel Astra.

Una messa in scena durata solo pochi minuti, il tempo che gli investigatori facessero alcune verifiche, raggiungessero la strada provinciale e scoprissero il corpo senza vita della cinquantaquattrenne smascherando anche il tentativo del proprietario di discolparsi per ciò che aveva appena commesso.

La festa e la droga.

Ma dalle indagini è emerso anche un altro particolare inquietante: la positività del conducente alla cocaina e ai cannabinoidi. «Due giorni prima a una festa - ha ammesso - ho fumato uno spinello, mi hanno offerto della cocaina e ho fatto un tiro. Ma nel momento in cui è avvenuto l’incidente non ero sotto l’effetto di droghe».

Qualcosa in più sulla fondatezza delle dichiarazioni del ventisettenne le daranno le due consulenze che saranno assegnate questa mattina ad altrettanti esperti dal pubblico ministero Antonella Tenerani. La prima verterà sulla ricostruzione esatta dell’incidente: il punto preciso dell’impatto, la velocità alla quale procedeva l’auto pirata e la possibilità che l’investimento sia stato innescato da un’altra vettura di cui per il momento non ci sono tracce.

L’altra consulenza, invece, sarà affidata a un tossicologo forense che dalla provetta di sangue prelevata il giorno dell’incidente sull’indagato, dovrà esaminare la percentuale di sostanze stupefacenti nel suo organismo. E soprattutto il loro effetto sul comportamento il ventisettenne alla guida.

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