Il Tirreno

Livorno

Nogarin si confessa La notte insonne finisce su Facebook

Parla il sindaco convalescente dopo un piccolo intervento A cuore aperto con un Pinocchio inseguito dal Pescecane

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LIVORNO. «Poi ci sono le notti come questa, in cui non c'è verso di chiudere occhio e non lo dico per lamentarmi ma solo per condividere una situazione veramente insolita e per certi versi molto singolare dal mio punto di vista. Questa notte tutto gira in un modo differente dal solito, i punti dell'operazione mi tirano tantissimo». Parte da qui il lungo post in forma di confessione a cuore aperto che il sindaco Filippo Nogarin affida al pulpito della propria pagina Facebook dopo che lunedì ha partecipato al consiglio comunale, prima di tornare a casa perché convalescente per via di un piccolo intervento chirurgico. Parte da qui mettendosi dentro il perimetro domestico di una casa qualunque: ecco gli accenni al fatto che «fa caldo», si sentono le voci dei ragazzi che «hanno appena finito di festeggiare il loro compleanno nel giardino di fronte», la sua compagna «dorme pesantemente con quella meravigliosa pancia che contiene la vita».

Ma Nogarin è anche qualcos'altro: il tonfo del Pd al ballottaggio di 15 mesi fa l'ha proiettato alla guida di Palazzo Civico, ed eccolo pensare ad «una città che vorrei aiutare con tutte le mie deboli forze e rallento e mi fermo», eccolo sfiorarla «con le dita innamorato perso», eccolo annusare «il suo essere profondamente Livorno». L'ondata sentimentale tracima e lo accompagna in un susseguirsi di fotogrammi: come quando pensa «alle voci dissonanti, alle opinioni contrarie e a quelle guardinghe e rapinose di chi difficilmente si esprime»; come quando dice di sentire «le strette di mano, le pacche sulle spalle e le voci di chi proprio così non va bene»; come quando guarda «le raccolte di firme, chi lo fa a prescindere perché così non gli piace se non è cosà, chi vorrebbe ma non si può».

Nogarin non si mette a dissertare sui guai dell'Aamps o una possibile manovra di bilancio, e nemmeno su un ipotetico piano del traffico o su quel che non lo convince della maxi-Darsena: il sindaco riprende il filo di riflessioni che quand'era ancora solo un privato cittadino aveva affidato al suo blog Stratolimite. Solo che adesso è il ruolo e l'impegno pubblico a diventare centrale nella propria esperienza esistenziale. «Alcune volte penso che la responsabilità che un uomo singolo ha sulle spalle di un compito così gravoso dovrebbe essere solo proporzionale al cuore che mette nelle cose. Lo dico perché sento di metterne tanto di questo e per certi versi questo mi dà l'alibi di non pensare di essere la persona giusta nel posto sbagliato. Mi limito a pensare che fare bene il proprio compito è funzione anche del non prendersi troppo sul serio e di trovare la forza di ridere delle situazioni difficili che in certi momenti ti tolgono il respiro».

Dev'essere per questo che Nogarin allega al post un bel Pinocchio di Mario Madiai: con tanto di Pescecane che minaccia di papparselo, e chissà se anche questa è un'ironica confessione di fronte alle difficoltà che incontra un sindaco, e a maggior ragione un sindaco che voglia dare un segnale di forte discontinuità in una città nel pantano della crisi.

E se è vero che la condizione contingente si riaffacciano a ogni piè sospinto («questi punti e questa ferita questa sera mi tirano tantissimo e vorrei dormire perché ne sento proprio il bisogno»), dice che vorrebbe «fare di più» e si interroga «non senza giudizio ma con prospettiva di poter fare un ulteriore passo in avanti» («un po' come quando provi a prendere sonno e tentenni tra l'essere presente e volare via in un sol attimo»). In realtà, Nogarin lo sa benissimo che «tanto di questo mio pensare finirà nel niente e mille e mille persone avranno molto più ardire» eppure – aggiunge – «questa notte mi è venuta la voglia di scrivere un po' così senza poi pensare troppo alle conseguenze», con tutta la libertà di «volare con la mente che proprio non s'addorme».

Si è fatto tardi, mancano pochi minuti alle 4 e l'alba sta per arrivare. «Buonanotte Livorno domani – scrive – ti riosserverò con gli occhi di domani e presterò ancora più attenzione a quanto mi vorrai dire, abbi cura di te grande bella città che ci sono ancora un sacco di cose da fare e un sacco di vita da contenere. Buonanotte brontolona, ironica, polemica e generosa città è arrivato il tempo che io mi abbandoni al tuo abbraccio di questa notte oramai tarda e mi faccia almeno un pochino coccolare».

Ci penserà poi una grandinata di commenti a declinare tutta la gamma delle reazioni di amici, cittadini, elettori, avversari. Da un lato, chi come Monica Bergamo gli dice che «solo una persona innamorata come te, può far bene il suo lavoro ed io ne sono pienamente convinta». Dall'altro, chi come Nonno Otto gli rimproverà «populismo e retorica da discount a manate». E poi: «Meglio che non scriva e che faccia il sindaco: oddio, a ripensarci non so cos'è peggio». (m.z.)

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di Redazione web