Il Tirreno

Livorno

«Migliore reputazione per vendere all’estero»

Corrado Benzio
«Migliore reputazione per vendere all’estero»

Giovanna Vitelli (Azimut-Benetti) traccia le linee per il rilancio del settore «Servono anche contratti con regole chiare e uguali per tutti i cantieri»

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MILANO. In Nautica Italiana, la famiglia Vitelli c’è dentro fino al collo. Perché è presente con tutti i suoi marchi. Non solo Azimut e Benetti, ma anche la Lusben – società di refitting con sede a Livorno e Viareggio – e il porto Marina di Varazze, il gioiello di famiglia da 800 posti barca che i Vitelli vorrebbero ripetere (anche in Darsena a Viareggio e a Livorno). In più Giovanna Vitelli, la figlia del senatore, è l’unica donna nel board dell’associazione.

Questa Nautica Italiana voluta fortemente dal padre, che sta per tornare in azienda, visto che si è dimesso da senatore. «Una scelta sofferta - spiega la figlia a Milano alla fine della conferenza stampa - i motivi di salute sono il problema principale, ma non nascondo che è profondamente deluso dall’esperienza politica».

Intanto l’azienda torna a crescere: a che punto è il fatturato? Certo sono lontani i tempi in cui – anno 2008 – sfiorava il miliardo?
«Lontani, ma stiamo ripartendo. Il valore della produzione, questo è il dato che usiamo, al 30 settembre 2015 viaggerà sui 650 milioni di euro, un 10% in più rispetto all’anno precedente».

In più vi siete rafforzati con l’ingresso nella società della Tamburi e partners.
«Abbiamo sempre avuto un socio. In passato un imprenditore cinese di Hong Kong, che era anche nostro cliente. Poi c’è stata la banca Intesa Sanpaolo. Tamburi investe nel made in Italy, possiede quote di Moncler ed Eataly, soprattutto ha un orizzonte temporale nell’investimento che è aperto. E questo è importante».

Sirene cinesi alle viste? Come capita ed è capitato per altri cantieri?
«Guardi, abbiamo avuto in questi anni ogni genere di proposte. Veramente: ogni genere. Ma restiamo un’impresa familiare. E siamo anche pronti, ci fosse un’occasione, ad allargarci».

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.12024858:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2015/09/02/news/la-nautica-vuole-eccellere-1.12024858]]E i dipendenti a che numero arrivano oggi?
«Fra Livorno e Viareggio sono 2.100 diretti e praticamente il doppio nell’indotto che lavora per noi».

Sulla costa c’è fame di lavoro: assunzioni in vista?
«Al momento non prevediamo assunzioni».

Lo scorso anno a Cannes, all’hotel Martinez, annunciaste tre commesse da 100 metri, entrando prepotentemente nel campo dei gigayachts. I lavori sono partiti?
«Certo le commesse sono state confermate e i lavori partiti . A Livorno abbiamo investito 20 milioni di euro per fare un nuovo capannone. Quello che avevamo era sufficiente per un solo yacht e i clienti non potevano certo stare in coda».

E a Cannes, alla consueta conferenza stampa con le testate di tutto il mondo cosa presenteretequest’anno?
«Portiamo dei modelli nuovi, il 66 Magellano ed il 72 Azimut. Sono barche nel settore fra i 60 e i 70 piedi dove andiamo fortissimo. Con una novità: monteranno un pod (un sistema di propulsione, ndr) che è frutto di un accordo fra noi e la Rolls Royce».

Veniamo a Nautica Italiana: nel corso della presentazione, lei ha posto un accento forte sulla reputazione all’estero. Cosa significa?
«Che l’industria ed il comparto nautico italiano devono avere una forte reputazione fuori dai confini. Quella che in questo momento hanno, anzi hanno sempre avuto, gli anglosassoni, e quella che si sono conquistati in questi anni i cantieri olandesi. Reputazione vuol dire maggiore attrattiva. Tenga presente che la nautica ha bisogno di maggiore reputazione, perché l’Italia, purtroppo, non ne ha tantissima».

E come si raggiunge un’alta stima all’estero?
«Anche con regole pratiche. Anche praticando, da parte delle aziende, la massima trasparenza, a partire dai bilanci. E poi, quando parliamo di affari, è necessaria una contrattualistica chiara. Sarebbe importante, ad esempio, riuscire ad arrivare ad un tipo di contratto che possa essere uguale per tutti i cantieri».

Avete parlato di rapporti con il governo. In un recente passato non buonissimi, vedi la tassa di stazionamento voluta dal governo Monti .
«Stiamo riallacciando i rapporti con il ministero dell’Industria, ma non solo. Perché esiste anche il problema degli eccessi di controlli in mare. Diciamo che in questi anni la nostra industria nautica ha sofferto perché non ha avuto una abbastanza forte rappresentanza presso le istituzioni. Speriamo che le cose cambino. Ma con un’avvertenza: basta con le soluzioni tampone, cerchiamo di elaborare un piano articolato per rilanciare il settore».

A Cannes ci siete, al salone dei magayacht di Monaco anche. E a Genova?
«Ci saremo con le sole barche a marchio Azimut. Ma soprattutto la partecipazione non arriva direttamente dall’azienda. Genova ha tanti problemi, ma ai nostri occhi principalmente uno: è la mostra di un mercato, quello italiano, che non esiste più. Dopo la crisi Azimut-Benetti fattura sul mercato interno al 2%. E allora al salone le barche verranno, ma portate dai nostri dealer».

Insomma il gelo fra la famiglia Vitelli e Genova non si scioglie.

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