Il Tirreno

Livorno

La Kayser torna in orbita con i test

In partenza con la Soyuz gli esperimenti per gli astronauti: riguardano le cellule dei vasi sanguigni

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LIVORNO. La Kayser torna ancora una volta a bordo della Stazione spaziale internazionale in orbita nel cosmo 400 chilometri sopra le nostre teste a una velocità di quasi 28mila chilometri orari: la “cittadella dello spazio” l’ha già vista protagonista con numerosi esperimenti high tech, alcuni dei quali testati dall’astronauta italiana Samanta Cristoforetti.

Oggi riecco alla ribalta l’azienda aerospaziale livornese che ha il quartier generale all’ex stabilimento Barcas sulla provinciale per il Gabbro.

L’astronauta Andreas Mogensen eseguirà l’esperimento denominato “Endo” che è stato ideato dalla prof. Debora Angeloni, scienziata della Scuola superiore di studi universitari Sant’Anna (ed è stato “tradotto” in apparecchiatura e test dalla Kayser con i finanziamenti delle agenzia spaziali europea e italiana).

Oggi è previsto il lancio della navetta Soyuz 44S che partirà da Baikonur, la cittadella aerospaziale che da sola vale già un libro d’avventure: perché è in territorio del Kazakhstan eppure continua ad essere amministrata da Mosca come ai tempi dell’Urss; perché attorno ad essa i segreti erano talmente impenetrabili che un incidente di lancio è stato reso noto solo un quarto di secolo più tardi; perché è una roccaforte dell’industria dello spazio a livello mondiale. E, detto per inciso, l’azienda livornese è una delle poche che vola tanto con gli americani che con i russi e pure i cinesi.

L'esperimento riguarda le cellule endoteliali che rivestono le pareti dei vasi sanguigni del nostro corpo. C’è da capire – e a tal riguardo sono essenziali i test dal vivo sugli astronauti – come reagisce concretamente il corpo umano all'assenza di gravità. Per capirci: nello spazio non ha senso l’orientamento normale di alto e basso, di su e di giù perché, ad esempio, non c’è la gravità che porta il sangue verso i nostri piedi e, al contrario, “frena” la risalita verso il cuore. Dunque: quali contromisure adotta il corpo a questa situazione mai sperimentata? riesce a non “impazzire” tutta la vasta schiera di azioni involontarie con cui governiamo il funzionamento del nostro corpo? E quando questa situazione si potrae per mesi, cosa accade?

Sono tutti interrogativi che servono all’industria aerospaziale per le sfide che ha davanti sul fronte delle missioni di lunghissima durata: è il caso del sogno di mettere in pista da qui a vent’anni il tentativo di sbarcare su Marte. Ma queste ricerche di fisiologia avanzata hanno anche ricadute su studi e terapie per i cittadini comuni, soprattutto in fatto di patologie degenerative degli anziani: un po’ come le soluzioni di altissima ingegneria escogitate per le Formula Uno poi vengono metabolizzate nel giro di 5-10 anni dall’industria automobilistica per le auto di serie.

Le cellule endoteliali umane in coltura – spiegano dalla Kayser – saranno coltivate nell’ “incubatore” spaziale dell'Esa per un paio di settimane, successivamente “congelati” mediante intervento chimico per renderle infine analizzabili a terra. Dopo esser stati in condizioni-limite: «Quel che è routine in un normale laboratorio è invece qualcosa di difficile se fatto nel cosmo», come dice la prof. Angeloni.

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