Il Tirreno

Livorno

Porto 2000, la privatizzazione slitta

di Mauro Zucchelli

Niente candidature ma una pioggia di richieste di chiarimenti: la scadenza prorogata di tre settimane

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LIVORNO. Slitta la prima scadenza del bando per la privatizzazione della Porto Livorno 2000, la società pubblica della quale Authority (72%) e Camera di Commercio (28%) hanno deciso di cedere la maggioranza delle quote.

Non più il 4 settembre bensì tre settimane più tardi: il 25. La conferma arriva da Palazzo Rosciano, sede dell’istituzione portuale, precisando che si tratta di uno slittamento dei termini senza toccare nessun’altra parte del testo del bando.

A dire il vero, finora nessuno si era fatto formalmente avanti: segno dunque che l’Authority temendo un flop ha spostato più in là la data di chiusura per la presentazione delle offerte?

Dal quartier generale dell’Autorità Portuale respingono al mittente questa interpretazione (anche se, detto per inciso, viene confermato che nessuno ha fin qui ufficializzato la propria candidatura come acquirente).

E allora quali sono i motivi che hanno spinto per la proroga? A quanto è dato sapere, negli ultimi 10 giorni si sono moltiplicate le richieste di chiarimenti tecnico-burocratici: basti dire che il 26 agosto scorso il numero due dell’Authority, Massimo Provinciali, in qualità di responsabile del procedimento, aveva pubblicato sul sito dell’ente 13 pagine di risposte a 36 quesiti posti da soggetti interessati.

Non solo: successivamente è arrivata sulle scrivanie di Palazzo Rosciano un’altra sventagliata di richieste di chiarimenti. Lo stato maggiore dell’Authority le ha considerate come l’indizio che il bando sta riscuotendo attenzione concreta e operativa ma ha bisogno di un nuovo round di approfondimenti tecnico-burocratici. Ecco perché tre settimane in più.

È da aggiungere che questa non è la vera e propria gara con le offerte bensì la fase preliminare in cui si fanno avanti gli interessati che chiedono di essere invitati alla gara. Dunque, lo slittamento dei termini – viene fatto rilevare – non crea disparità fra i soggetti ma è solo la soluzione per arrivare alla gara nel miglior modo possibile.

C’è anche un altro aspetto che Palazzo Rosciano ammette a mezza bocca: la tecnostruttura non è gigantesca e adesso tutte le energie sono concentrate sull’emergenza del bacino galleggiante. O si friesce a uscire dalla fase del dopo-tragedia (per il crollo costato la vita a un lavoratore) o c’è il rischio di contraccolpi a catena sui pericoli in caso di libecciata, sullo stop all’attività programmata per le prossim e settimane, sul bando per l’affidamento in concessione attualmente a metà del guado.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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