Il Tirreno

Livorno

«Lì comanda il capo bacino»

di Giulio Corsi

Roncucci: da quando la nave entra in vasca ogni operazione è a carico di Azimut

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LIVORNO. Adalberto Roncucci, ex vicepresidente del cantiere Fratelli Orlando e per 26 anni capo-bacino. Nella storia del cantiere, costellata di numerosi morti, ricorda un incidente come quello accaduto all’Urania?

No. A Livorno non è mai successo che una nave sia collassata all’interno del bacino, né negli anni di Fincantieri né in quelli degli Orlando.

Che cosa è successo, secondo la sua esperienza?

La ricostruzione dei fatti mi sembra chiara: al momento in cui hanno dato acqua, si sono accorti che c’era una perdita di olio dall’elica, una cosa che succede con frequenza. Non una falla, attenzione, una semplice perdita. A quel punto è stato dato il “ferma tutto”, cioè è stato interrotto l’allagamento del bacino, come capita spesso.

E in questi casi cosa accade?

Se la nave è ancora appoggiata sulle taccate, si toglie l’acqua e tutto resta come prima.

Ma la nave già galleggiava...

Esatto. Dunque andava riportata sulla taccata e poi rimessa a secco.

E qui qualcosa è andato storto...

Se è vero che la nave aveva già leggermente sbandato al momento in cui è tornata a galleggiare, evidentemente alcuni pesi e zavorre erano stati spostati. Fatto sta che quello sbandamento probabilmente ha fatto spostare i puntelli laterali e quando l’acqua è stata nuovamente tolta, la nave ha poggiato sul puntello mosso, questo s’è rotto e c’è stata la sbandata.

Ma chi gestisce il movimento dei pesi a bordo e le manovre in bacino?

Le gestisce soltanto il capo-bacino.

E il comandante della nave che ruolo ha?

Dal momento in cui la nave varca la soglia del bacino, il comandante non ha più alcuna responsabilità. Ogni cosa che fa deve averla coordinata col capo-bacino. In questo caso bisogna vedere se ha ordinato lo spostamento di pesi e zavorre senza essersi consultato col capo-bacino.

A proposito dei pesi: è normale che non fossero “rizzati”, cioè legati?

Assolutamente sì, con la nave in bacino non ce n’è alcuna necessità.

Ma se il cantiere era in utilizzo alla ditta Montano, il capo-bacino dovevano metterlo i Montano?

No, il capo-bacino è uno e uno soltanto. Capitava spesso, un tempo, che il bacino piccolo venisse richiesto in noleggio da altre società di riparatori. Noi lo davamo in affitto, ma nel servizio concordato c’era compresa la manovra della nave e il nostro personale specializzato per fare tutte le operazioni di entrata e uscita dalla struttura. E’ così che funziona: la responsabilità delle manovre rimaneva soltanto nostra come gestori del bacino.

Ma la nave in porto la conducono i piloti...

Sì, ma anche loro perdono ogni autorità nel momento in cui la nave varca il bacino. Ricordo un aspro scontro alla fine degli anni Ottanta tra me e i piloti su chi dovesse comandare la nave al momento dell’immissione nell’infrastruttura. Erano gli anni in cui entrarono in servizio i carrelli per tirare dentro le navi. Oggetto del contendere era il comando della nave che ancora era fuori dal bacino. Il caso finì davanti al comandante Brusco della capitaneria che confermò che la responsabilità era mia dal momento in cui la nave era agganciata ai carrelli per tirarla dentro.

Ma lei oltre ad essere capo-bacino era ed è anche capitano di lungo corso. Insomma le navi le comandava.

Quando mi assunsero cercavano un capitano. E in tutti i bacini che ho girato in Italia il capo-bacino era un comandante di navi.

Ma è obbligatoria la patente di capitano?

Non mi risulta, ma è chiaro che serve qualcuno che sappia parlare la lingua dei comandanti.

Non è obbligatorio neanche per il bacino galleggiante che sotto alcuni profili è considerato una nave?

E’ un tema in discussione. Credo che sarà una delle questioni che dovrà chiarire l’inchiesta.

Se risulterà che il capo-bacino non aveva la patente di lungo corso, la responsabilità sarà del gestore dei bacini?

La responsabilità è comunque di chi gestisce il bacino. C’è un regolamento e parla chiaro: sono a carico del gestore la direzione delle operazioni di entrata e uscita delle navi dai bacini. E aggiungo: tutto ciò che concerne la movimentazione avviene sotto il controllo del capo-bacino, a partire dallo spostamento delle zavorre. E’ chiaro poi che il capo-bacino è lì come responsabile scelto dal gestore.

Cioè Azimut Benetti. Anche perché nel regolamento della Port Authority di capo-bacino non si parla.

Il gestore, cioé chi ha la concessione demaniale, nel nostro caso Azimut, è l’ultimo responsabile anche di ciò che fa il comandante del bacino.

Qualcuno ha detto che l’equipaggio non doveva essere a bordo...

Ma non è vero: quando la nave è in bacino, a secco o no, la vita a bordo è la stessa di quando è in mare.

Col “grande” fuori uso, il “piccolo” ormai inaccessibile e il “galleggiante” affondato, Livorno si ritrova senza neanche un’infrastruttura per le riparazioni...

E’ un problema che va risolto al più presto. E pensare che il galleggiante fu fatto costruire dall’allora presidente di Port Authority Marcucci per aiutare il cantiere Orlando in un momento di scarso lavoro. Fui io a far realizzare in più il portellone, perché avevo in mente di usare la struttura anche per costruire le navi, portandovi all’interno i vari blocchi da unire tra loro, come se fosse uno scalo. Non ci siamo mai riusciti, ma Azimut in questo senso l’ha usato spesso.

E ora?

Credo che sia proprio Azimut la prima ad avere interesse che esso sia riparato, oltre a tutto il mondo delle riparazioni. Potrebbe essere l’occasione per completarlo...

Come completarlo?

Certo. Lo sa lei che non ci sono neanche le bitte all’interno di quel bacino?

Possibile?

Sì, il bacino galleggiante non è mai stato finito. E manca ancora il collaudo per la portata massima.

Questo può avere dei legami con l’incidente?

No, non c’entra niente. Per quella nave il bacino era perfettamente adeguato e collaudato.

Una volta che il bacino e la nave saranno dissequestrati, non sarà facile far uscire Urania e riparare il “Mediterraneo”.

Urania potrebbe essere ospitata nel bacino piccolo, sempre che sia in grado di muovere le eliche. Con i rimorchiatori infatti là non ci si arriva più da quando hanno allungato il molo Elba.

E per togliere Urania da lì?

Il pontone Italia dei Neri sarebbe perfetto ma c’è un problema. Tra il bacino galleggiante e il molo della Madonna non ha spazi idonei per lavorare. L’unico modo a mio avviso è che entri nel galleggiante anche il pontone, ma potrebbero esserci problemi di pescaggio.

Altrimenti si potrebbe tirare indietro il bacino...

Giusto, ma ad oggi non si può perché adesso è sfondato, ha la lamiera rotta e soprattutto le pompe fuori uso.

Dunque?

O si fa galleggiare la nave o il bacino, a meno che il pontone dei Neri riesca ad entrarvi dentro.

E la gara per l’assegnazione delle infrastrutture?

Cambia tutto. Le offerte sono state presentate per un bacino funzionante. Chi lo riparerà adesso? Il gestore? Il nuovo concessionario? O l’Autorità portuale?

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