Il Tirreno

Livorno

Treni choc, Tagliente: «Serve un giro di vite, parta solo chi paga»

Ilaria Bonuccelli
Francesco Tagliente
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Francesco Tagliente

Il prefetto: «La prima è vietare l'accesso al binario se non hai il biglietto per quello specifico treno»

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Non parte il treno, fino a quando l'ultimo passeggero senza biglietto non è sceso, o non ha pagato il biglietto. Proprio come succede per i treni speciali dei tifosi, o sui treni dell'Alta velocità. I trasporti regionali devono essere trattati alla stregua dei trasporti nazionali: stessi passeggeri, stessi diritti, e stessi doveri. Eccola la formula “sicurezza” di Francesco Tagliente, già questore di Roma e prefetto di Pisa, ideatore di progetti per la sicurezza negli stadi, che conosce bene la situazione delle infrastrutture toscane. Sia dell'Alta Velocità - sperimentata da questore di Firenze - sia della Tirrenica, tratta fra le più roventi del pendolarismo ferroviario.

Lungo la linea della costa, nelle ultime settimane si registrano: uno stupro in pieno giorno; il traffico ferroviario bloccato dagli extracomunitari; un controllore picchiato e minacciato dai venditori ambulanti. Poi, furti ordinati. Con le Ferrovie sempre più concentrate sulle Frecce - treni a mercato, con biglietti più costosi - rispetto ai convogli locali, con tariffe da pochi euro.

Prefetto Tagliente, non c'è proprio modo di avere treni locali con tutti i passeggeri paganti e controllati?

«E chi l'ha detto? Non è un obiettivo impossibile. Un tempo anche sui treni a lunga percorrenza molti passeggeri viaggiavano senza biglietto. Oggi non è più così».

Cosa è cambiato?

«La politica di Trenitalia. Stato, forze dell'ordine e Ferrovie hanno concordato di non consentire la partenza dei treni nazionali se a bordo ci sono passeggeri senza biglietto».

Da quando accade questo?

«È un atteggiamento che abbiamo iniziato ad adottare quando dovevamo gestire i convogli dei tifosi o con molti tifosi a bordo. E la regola vale tuttora: se un tifoso non ha il biglietto per il treno che desidera prendere, non monta. E, se per caso riesce a montare, o scende o il treno non parte».

Quindi suggerisce di adottare lo stesso metodo per le linee regionali?

«Certo. E di applicarla con la stessa fermezza. Le Ferrovie dovrebbero riservare alle tratte regionali la stessa attenzione che hanno per le nazionali».

Ma in che modo dovrebbe avvenire questo controllo?

«Non vorrei sostituirmi a chi ha il compito di gestire il servizio e non so quali misure siano già state adottate: posso, però, riferire quali interventi sono stati adottati con efficacia per l'Alta Velocità. La prima è vietare l'accesso al binario se non hai il biglietto per quello specifico treno. E avere a terra personale che effettua il controllo preventivo sui biglietti e quindi sull'accesso ai binari».

Così si eviterebbero extracomunitari senza biglietto?

«Non ne faccio una questione di italiani o stranieri. Solo di persone con o senza biglietto».

È, però, vero che spesso sono le persone senza biglietto ad aggredire i controllori.

«Coi controlli a terra il problema dovrebbe diminuire, perché chi è senza biglietto non sale. Oppure non si fa partire il treno se chi è senza non paga».

Ma come la mettiamo con la sicurezza a bordo?

«Già oggi esistono i treni “scortati”, sui quali, oltre ai controllori, viaggia la scorta della Polfer. Si tratta di individuare quali siano le tratte più a rischio per organizzare servizi di protezione mirati».

A questo proposito, non mancano le polemiche sui previsti tagli dei presidi di Polfer anche in Toscana. Al momento non sono stati attuati, ma sono già stati decisi dal governo.

«Bisogna analizzare bene i provvedimenti. Un conto è ridurre l'organico della Polfer, un altro è razionalizzare i presidi fissi per recuperare personale per i servizi di protezione a vantaggio della sicurezza dei passeggeri. Mi spiego: se si chiudono i presidi fissi perché le stesse persone le utilizziamo per i turni sui treni, non necessariamente il provvedimento è sbagliato«.

Si potrebbe obiettare che anche le stazioni devono essere vigilate.

«Vero. E un buon sistema, oltre alla presenza della Polfer, è un sistema efficiente di videosorveglianza. Abbiamo sperimentato che serve anche come deterrente, non solo come un mezzo di investigazione che consente di arrivare alla soluzione di molti casi. Su questo Ferrovie dovrebbero investire sempre di più, partendo dalle zone e dalle tratte più a rischio».

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