Gioco
Dopo 57 anni finisce l’era del leggendario bar Biondi
Ha fatto la storia del quartiere Sorgenti, dagli anni d’oro dell’attiguo cinema alle serate per tutta la famiglia, tra donne alla tv e uomini al biliardo
LIVORNO. Ci sono quartieri che assomigliano a piccoli paesi. Sono uno spaccato di una Livorno che sta scomparendo. Alle Sorgenti, per esempio, si conoscono tutti. L'edicolante, il fornaio, il barista. Già, il barista. La famiglia Biondi gestisce la sua attività da quasi sessant'anni, ma questa storia tramandata di generazione in generazione sta per finire.
Da martedì dietro il banco in via delle Sorgenti 114-118 ci saranno altri proprietari: «Abbiamo venduto il bar - dice Daniele Biondi, che insieme al fratello Luca nel 1997 ha raccolto il testimone dai genitori Graziella e Gian Carlo - perché vogliamo rimetterci in gioco e trovare nuovi stimoli dopo tanti anni passati qui dentro».
Sospira, Daniele. Indica il cartello che da qualche giorno ha affisso nel bar: «Lunedì 31 agosto dalle ore 12 salutiamo tutti gli amici e clienti di una vita con un brindisi. Vi aspettiamo , con affetto. Famiglia Biondi».
Ci sarà la fila, c'è da scommetterci. Qualche cliente storico ha già gli occhi umidi. Il cappuccino, rigorosamente al vetro, il 'pezzo dolce' e a questo giro anche un abbraccio.
Anno domini 1958. Daniele e Luca riavvolgono il nastro dei ricordi: «La prima licenza risale a 57 anni fa. Il bar fu aperto dai nostri nonni Guglielmo e Leda. Il locale era un centinaio di metri più avanti rispetto ad oggi. Qui si trasferirono il primo dicembre 1962: cinquantatré anni fa! E' chiaro che qui lasciamo un considerevole pezzo della storia della nostra famiglia».
Di padre in figlio. Nel 1965 Gian Carlo Biondi sostituì suo padre Guglielmo che ebbe un serio problema di salute e affiancò mamma Leda: «Erano gli anni del boom economico – raccontano i fratelli Biondi – e qui il lavoro non mancava. Il bar stava aperto dalle sette del mattino all'una di notte. E la sera era pieno di gente. Avevamo la televisione e le famiglie si radunavano qui. Le donne guardavano la tv e gli uomini giocavano a carte o a biliardo. In quel periodo, che si è protratto fino ai primi anni '80 lavoravamo molto anche grazie al Cinema Sorgenti che con il tempo fu rimpiazzato dal bowling. Intere famiglie, prima di assistere alla proiezione, passavano da noi a fare rifornimento di bibite e pop corn».
Al passo con i tempi. Cinquantasette anni sono una vita. I Biondi hanno visto nasce e morire decine di attività vicino a loro, ma la loro insegna ha sempre resistito.
«Sì. I nostri genitori ammodernarono il bar nel 1980 e sei anni dopo convertimmo le stanze dei giochi in gelateria. Si chiamava il 'Cono Azzurro', ma faceva comunque parte del 'Bar Biondi'. Nel 2004 abbiamo rinnovato il locale che si presenta nella versione attuale. Abbiamo superato anche momenti difficili perché abbiamo avuto la capacità di aggiornarci e capire le esigenze della clientela con cui abbiamo stabilito da sempre un rapporto stretto. I clienti occasionali non mancano, ma la stragrande maggioranza delle persone sono habitué. Questo è un porto sicuro. Si sentono a casa. Per molti il nostro espresso è il miglior modo per iniziare la giornata».
Fratelli in sella. Passano gli anni e Gian Carlo nel 1997 lascia il bar a Daniele e Luca: «Alle prime avvisaglie di una lunga malattia nostro padre ci consegnò le chiavi. Lui è mancato tre anni fa e ha lasciato un profondo senso di vuoto in tutti noi. Nostra mamma non viene quasi più e noi abbiamo pensato che è arrivato il tempo di cambiare. Il futuro? Qualcosa abbiamo già in mente».
L'ovosodo. A pochi metri dal Bar Biondi è nato e cresciuto il regista Paolo Virzì e i anche i fratelli Biondi in questi giorni hanno quell’“ovosodo che non va né in su né in giù”: «Sì perché da una parte c'è la soddisfazione di aver portato in fondo un lunga storia. Dall'altra la consapevolezza che sarà difficile trovare questa magia altrove. Un connubio con la clientela che va al di là del semplice rapporto barista-avventore. Siamo al momento dei saluti e c'è grande commozione». Luca, Daniele e sua moglie Lisetta armeggiano alla macchina del caffè. Settembre porta via l'estate e quello spaccato della Livorno che sta scomparendo.
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