Il Tirreno

Livorno

Dama show con super-Borghetti

di Carlotta Nigiotti
Dama show con super-Borghetti

Il campionissimo livornese difende a Montenero il titolo iridato: Livorno sotto i riflettori dei mondiali

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LIVORNO. Michele Borghetti, livornese di 42 anni, è considerato nel gioco della dama il player italiano più forte: è lui l’uomo da battere. È già stato campione del mondo di dama inglese nel 2013 e può vantare del record mondiale delle sfide a occhi bendati, nonché vincitore per ben 11 volte del campionato italiano assoluto di dama italiana e per 3 volte del campionato italiano assoluto di dama internazionale.

Il Maradona della Dama oggi, a poche ore dal via, è pronto a tirare fuori le unghie per confermare il titolo di campione mondiale. Da oggi fino al 13 settembre, Borghetti disputerà il match mondiale per l’assegnazione del titolo di campione del mondo di dama contro il challenger sudafricano Lubabalo Kondlo, a Montenero, presso l’Hotel “La Vedetta”: un totale di 40 partite di campionato, 100 ore di gioco.

Un duello con Miki, così lo chiamano amici e parenti, per scoprire com’è nata questa passione che gli ha permesso innumerevoli riconoscimenti. «Avevo 12 anni quando iniziai a giocare a dama», spiega il campione: «Mio padre Gianfranco faceva l’arbitro internazionale di dama, lo seguivo nei diversi tornei: durante un torneo il presidente della Federazione Italiana Dama, Oreste Persico, mi disse che se avessi partecipato mi avrebbe regalato una bellissima dama con le pedine. Nacque una forte passione: ovviamente mai all’inizio mi sarei aspettato tutte queste vittorie, anzi la prima gara andò parecchio male, ma non mollai». Il tempo gli ha dato ragione. «Oltre ad essere una passione trasmessa da mio padre, la dama mi ha sempre affascinato per la bellezza che cela dietro: accanto a regole di gioco semplici, si muove l’abilità del cervello nelle difficoltà di calcolare, studiare le mosse e tenerle a mente».

È a chi dice che la dama è la “sorella minore” degli scacchi, cosa risponde? «Falso. Chi lo dice non conosce né la dama ne gli scacchi: un po’ quando nel calcio tutti si autoproclamano allenatori. Ho riscontrato che gli scacchisti che giocano a dama hanno ottenuto risultati inferiori rispetto ai giocatori di dama impegnati negli scacchi: io ho provato e sono arrivato settimo su 24 scacchisti in lizza».

Ormai poco separano il Campione dall’inizio del match e l’ansia sale: «All’inizio studierò il mio avversario, pur avendo già un’idea delle sue mosse. Poi partirò in offensiva: è il mio stile e snaturarlo sarebbe controproducente».

Cosa rappresenta per lei la vittoria? «Oltre alla soddisfazione personale, c’è sempre la speranza che con la mia vittoria possa cambiare qualcosa a livello nazionale e locale: la speranza cioè che venga data più attenzione a questa disciplina ancora purtroppo da scoprire, che aiuta a meditare, a ponderare, con un forte eco nella vita in cui ogni scelta ha la sua conseguenza».

Ma chi si nasconde dietro le pedine? «Una persona come tutte che vorrebbe che la sua città e l’Italia tutta andassero meglio: nel mio piccolo con questo match in diretta streaming mondiale, spero di dare risalto a Livorno che si merita molto di più di quanto si sta facendo per lei. Sono una persona riflessiva ma a cui piace sperimentare: non mi tiro indietro se c’è da giocare duro, insomma».

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