Morte al cantiere, sequestrati nave e bacino
Livorno. Dieci persone hanno ricevuto gli avvisi di garanzia della pm per omicidio colposo. Tra queste, il comandante della nave, i vertici della società armatrice e del Cantiere Montano
LIVORNO. I primi avvisi di garanzia sono arrivati tra sabato pomeriggio e domenica mattina. Un weekend impegnativa per gli inquirenti che hanno lavorato senza sosta per individuare i primi nomi di coloro che potrebbero essere i responsabili del terribile infortunio sul lavoro, successo lo scorso martedì sera, sulla nave oceanografica Urania, al Bacino galleggiante. Si tratta di dieci persone, ma il numero oggi potrebbe salire e arrivare a 13-14. Gli avvisi sono stati notificati anche per email e per telefono, considerando che gli studi dei legali delle persone coinvolte erano chiusi nel fine settimana. L’accusa nei confronti degli indagati è omicidio colposo e lesioni colpose. Nell’infortunio infatti ha perso la vita un membro dell’equipaggio di Urania, l’elettricista napoletano Gabriele Petrone, 38 anni, e altre dodici persone sono rimaste ferite. Sotto sequestro, oltre all’Urania, anche il bacino.
[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.12011198:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.12011198:1652372623/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Grande riserbo sul caso da parte degli investigatori, guidati dalla pm Antonella Tenerani e dal procuratore capo Francesco De Leo. Si tratta di un’inchiesta complessa, non ancora terminata. Ma l’iscrizione delle persone coinvolte nell’inchiesta sul registro degli indagati è un primo passo particolarmente importante perché, oltre tutto, permette di fissare finalmente l’autopsia sul corpo della vittima. Oggi alle 13 la magistrata darà ufficialmente l’incarico al medico legale David Forni, che già aveva svolto l’analisi esterna sulla salma in banchina, il giorno della tragedia. In questo modo, tutte le parti potranno essere presenti con un legale e con un consulente tecnico. Fatto l’esame autoptico, arriverà il via libera della magistratura per restituire il corpo di Petrone ai familiari, che potranno così portarlo a Napoli per celebrare le esequie.
Secondo l’ipotesi di accusa su cui sta lavorando la procura, le persone coinvolte nell’incidente appartengono alle diverse ditte e società che ruotano intorno ad Urania e al Bacino dove è avvenuto l’incidente. In primis è finito sul registro degli indagati Emanuele Gentile, il comandante della nave, che è responsabile della sicurezza di bordo. Un aspetto su cui la procura sta indagando con attenzione riguarda il fatto che quel giorno, quando la nave s’è inclinata, a bordo sono state posizionate delle zavorre per riequilibrarla. Ma come mai queste operazioni così delicate sono avvenute con l’equipaggio presente? Il marinaio morto e il suo collega rimasto ferito gravemente (il siciliano Crocifisso Incorvato, 45 anni) sono stati schiacciati proprio da alcuni fusti a bordo i quali, nel momento dello sbilanciamento, sono scivolati verso poppa, dove l’intero equipaggio si trovava. Chi ha dato quell’ordine e perché l’equipaggio non è stato messo in sicurezza?
Sono stati poi indagati i vertici della So.pro.mar., la società armatrice, con sede legale a Napoli, proprietaria di Urania. Sul registro risultano le amministratrici romane Maria Adelaide Tramontano, 51 anni, Elisabetta Tramontano, 47, e un altro rappresentante, Massimo De Lauro.
Nel mirino della magistratura anche alcune persone che ruotano intorno al lavori sulla nave nel "galleggiante" come operai, sommozzatori, responsabili della struttura e così via. Per ora si tratta dell’addettoal bacino Claudio Vesciano e dei sub Mirko Didini e Andrea Casarosa. Altre persone, dipendenti di ditte legate ad Azimut Benetti (a cui per ora è affidata la gestione bacini, tramite la società Gestione Bacini spa che ha la concessione) potrebbero essere individuate oggi. La procura a tal proposito vuole capire chi ha predisposto il taccaggio della nave a secco e chi ha operato nella pratica.
Ricordiamo infatti che Urania, il giorno dell’incidente, doveva essere messa in mare, ma quando ha toccato l’acqua ha iniziato a imbarcarla in quanto c’era un’infiltrazione da una guarnizione. È stato quindi deciso di riportare la nave in secco sulle taccate per poi riparare il danno. Un intervento che non si può fare quando l’imbarcazione ha lo scafo in mare. Per questo sono stati chiamati in causa i sommozzatori di una ditta privata che si sono immersi e hanno visto che lo scafo era inclinato. Da lì la decisione di mettere delle zavorre per riequilibrare Urania. Ma l’operazione non sarebbe riuscita perché uno dei puntelli avrebbe ceduto.
Gli ultimi tre indagati sono del cantiere Montano, che ha costruito Urania. Si parla del titolare Mario Montano, padre dello schermidore Aldo, dell’ingegnere progettista Leonardo Acciarri e del direttore Matteo Cerulli. Il loro presunto ruolo nell’inchiesta va chiarito: da capire se ci siano responsabilità strutturali nella nave che in aprile era stata tagliata e allungata.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
