Il Tirreno

Livorno

L’OPINIONE

Io vorrei una Livorno tirolese

di Alessandro Guarducci

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Nel contestare la proposta di piano del Traffico elaborata dall’assessore comunale Maurizio Gordiani - cosa più che legittima - il dirigente dell’Aci Riccardo Heusch si lamenta del tentativo dell’amministrazione di voler trasformare Livorno “in una ridente cittadina tirolese”. Bollando come un “sogno di mezza estate” l’idea che le auto lascino il posto alle bici, gli autobus arrivino in orario, etc.

Per l’ingegner Heusch, infatti, questo obbietivo è assolutamente irraggiungibile a Livorno, dunque non si deve neppure tentare di fare qualcosa in questa direzione perché sarebbe una perdita di tempo e basta. E a sostegno di questa tesi afferma che nel dna dei livornesi c’è la volontà di usare sempre e comunque l’auto fino a destinazione e la netta contrarietà a salire sui bus. Una situazione con la quale, secondo Heusch, bisogna convivere, “nolenti o volenti”.

E invece no. Il suo - leggetelo bene - è un messaggio terribile, da cui tenersi alla larga. È infatti l’ora di finirla con lo stereotipo di una Livorno autosufficiente che sta bene così com’è. Anche perché tutti gli indicatori sociali ed economici ci dicono che non stiamo affatto bene. Dunque non si può che rifiutare l’idea ottusa che Livorno e i livornesi non debbano provare a migliorarsi e siano per sempre condannati - da uno strano sortilegio che va da Stagno a Quercianella - a restare così come sono. È un’idea da rifiutare nel campo specifico della mobilità urbana così come in tutti gli altri settori della vita collettiva.

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Nella sua concezione deterministica, Riccardo Heusch sembra quasi che consideri il libero arbitrio estraneo al popolo livornese, mentre invece tutti quanti dovremmo impegnarci di più per progredire e per far compiere un salto di qualità alla nostra Livorno: enti e istituzioni, in questo contesto, hanno la responsabilità di un ruolo determinante se non, addirittura, decisivo.

Io non credo ci sia bisogno di diventare una “cittadina tirolese” per avere anche a Livorno un sistema di zone pedonali o a traffico limitato assistite da un servizio bus più efficiente o per avere un maggiore decoro del centro cittadino o, ancora, per disporre di parcheggi più funzionali. Senza parlare di piste ciclabili e benefici ambientali. Certo, ci vorrà del tempo per predisporre queste infrastrutture e per cambiare abitudini e mentalità, ma da qualcosa si deve pur partire. Non ci si può arrendere di fronte al fatto che l’operazione è complessa e difficile e ancor più grave è che ad esprimere una posizione di retroguardia sia un rappresentante di un ente che ha compiti così importanti in una materia complessa come la mobilità.

Signor Heusch, non pretendiamo che la nostra città diventi un paesino del Tirolo - anche perché ci piace tanto il mare... - ma dobbiamo metterci in testa che da “eterna adolescente”, come l’aveva ben descritta il vescovo Alberto Ablondi, Livorno prima o poi dovrà diventare adulta: tutti dobbiamo aiutarla a farla cresce meglio.

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