Gioco
L’Asl indaga sul piano di sicurezza di Urania
Il documento è a bordo ma per ora non si può salire sulla nave inclinata: i robot dei sommozzatori si è di nuovo immerso per valutare la stabilità
LIVORNO. Raccolta di documenti (in primis il piano di sicurezza della nave che è ancora a bordo), interrogatori dei marinai e indagini per capire i ruoli di tutte le persone che potrebbero essere coinvolte nella catena delle responsabilità della tragedia. Prosegue a ritmo serrato il lavoro degli investigatori, coordinati dalla Procura, sull’incidente successo martedì scorso al Bacino galleggiante in porto, in cui ha perso la vita un marittimo napoletano di 38 anni, Gabriele Petrone, e in cui sono rimasti feriti altri dodici membri dell’equipaggio, tra cui il più grave è Crocifisso Incorvato, siciliano di 45. Quest’ultimo sta meglio: è stato trasferito in ortopedia ed è fuori pericolo.
Gli esperti dell’Asl, che stanno seguendo la parte dell’indagine più strettamente legata ai rischi nell’ambiente di lavoro, stanno indagando sul piano sicurezza della nave, che però si trova a bordo dell’Urania.
Acquisire quel documento è particolarmente importante perché permette di verificare se le prescrizioni contenute nel piano siano state rispettate. Attualmente, però, non è possibile salire a bordo in quanto la nave non è stabile, oltre che sotto sequestro. È quanto emerso anche dagli accertamenti dei vigili del fuoco sulla stabilità del relitto.
Gli esperti dell’Asl sono anche impegnati nella ricerca e nell’analisi del piano di posa, per capire se sia stato rispettato. Si tratta del documento che stabilisce nel dettaglio come la nave debba essere posizionata sul Bacino galleggiante.
Ieri per tutto il giorno è tornato al lavoro sott’acqua il robot (Rov, Remotely operated vehicle) dei vigili del fuoco. L’intervento è durato in tutto due giorni e i risultati verranno consegnati oggi al consulente della procura. Lo scopo delle ricerche dei vigili del fuoco è capire come sia appoggiata la nave sul fondo del bacino e se lo stesso pontone sia stabile o non. Il tutto per ricostruire nel dettaglio cosa sia successo sotto alla chiglia. Quel giorno, infatti, prima dell’incidente, si era evidenziata una falla sul fondo della nave, tanto che un sommozzatore si era immerso per una verifica.
Il secondo scopo del lavoro dei pompieri è valutare come poi recuperare l’Urania, ma per questo ci vorranno tempi più lunghi. Il robot dei vigili del fuoco ha anche girato delle immagini che saranno consegnate insieme a tutto il dossier alla magistratura. L’indagine è seguita dalla pm Antonella Tenerani e dal procuratore capo Francesco De Leo.
La procura ha già individuato alcuni dei presunti responsabili del caso a cui inviare gli avvisi di garanzia, ma ufficialmente nessuno è ancora stato iscritto sul registro degli indagati e nessun atto per ora è stato notificato: sono ancora in corso accertamenti su ruoli e competenze. Nel momento in cui il quadro sarà più chiaro e definito, la procura fisserà anche l’autopsia sul corpo di Petrone, che per ora resta nella camera mortuaria dell’ospedale. La magistratura ha anche individuato due consulenti che dovranno svolgere i complessi accertamenti tecnici sul caso, oltre che analizzare il materiale e le immagini girate dai vigili del fuoco e dall’operatore incaricato dal Cnr che quel giorno era in banchina con una telecamere molto all’avanguardia per fare un filmato riguardo il lavoro dell’Urania .
Intanto ieri mattina la pm Tenerani ha ricevuto l’avvocato della Sopromar, che è proprietaria della nave Urania (costruita dal cantiere Montano e poi noleggiata dal Cnr per le ricerche). Il legale, Lorenzo Pietrolucci, è giunto in città da Roma per prendere contatti con la magistratura e quindi per rappresentare la posizione dell’armatore.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
