Il Tirreno

Livorno

Indagini anche sulla sicurezza del bacino

di Lara Loreti
Indagini anche sulla sicurezza del bacino

Il procuratore De Leo: «Oggi i primi indagati». La scena dell’incidente è stata filmata: la pm dispone una consulenza

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LIVORNO. «Ero a bordo insieme a tutto l’equipaggio, Urania per stava per uscire, quando ho sentito uno scossone forte. La nave s’è mossa, poi s’è inclinata». In un attimo l’inferno. «Volava tutto, poi ho visto i miei colleghi che stavano male, travolti dagli oggetti, allora sono andato in loro aiuto, in attesa dei soccorsi». È la testimonianza del comandante della nave Urania, della Sopromar, noleggiata dal Cnr per le ricerche. Parole da lui riferite agli investigatori che stanno svolgendo le indagini sul terribile incidente sul lavoro, in cui un membro dell’equipaggio ha perso la vita e in 12 sono rimasti feriti.

Gli investigatori della polmare e del servizio prevenzione dell’Asl stanno ascoltando nuovamente i protagonisti della tragedia, per ricostruire la dinamica dei fatti nei dettagli. Subito dopo la tragedia, la maggior parte dei feriti era sotto choc e quindi gli agenti ora stanno approfondendo le testimonianze. Nel mirino la sicurezza a bordo e anche quella del Bacino. Tutti gli investigatori stanno lavorando intensamente per accelerare le indagini in modo da poter svolgere al più presto l’autopsia sul corpo della vittima, l'elettricista di 38 anni napoletano, Gabriele Petrone. Come spiegano gli inquirenti, infatti, l’esame autoptico è legato all’iscrizione degli indagati sull’apposito registro da parte della Procura, per permettere a tutte le parti di nominare un perito, visto che si tratta di un atto irripetibile. Lo stesso vale per un confronto tecnico fra consulenti, altro atto irripetibile già messo in programma a breve dalla pm che segue il caso, Antonella Tenerani.

Per il momento non ci sono indagati, ma i primi nomi potrebbero essere iscritti già da oggi. Lo spiega il procuratore Francesco De Leo: «Non ci sono indagati, stiamo facendo ancora gli accertamenti e le ipotesi di reato per ora restano contro ignoti. Il quadro degli indagati sarà definito fra qualche giorno», spiega il procuratore capo Francesco De Leo. Il numero uno del secondo piano del palazzo in via Falcone e Borsellino spiega che gli inquirenti stanno raccogliendo le testimonianze, mettendo insieme tutti i documenti e facendo accertamenti tecnici sulla stabilità della nave. Nel momento in cui la situazione sarà chiara, verrà svolta anche l’autopsia. Le ipotesi di reato per cui si indaga sono omicidio colposo, lesioni colpose e reati connessi alla sicurezza sul lavoro, di cui si sta occupando l’Asl. In fase di valutazione reati inerenti al codice della navigazione.

All’analisi degli esperti anche la sicurezza non solo a bordo della nave, ma anche dello stesso bacino galleggiante dove è avvenuto l’incidente. Attualmente la nave, che è sotto sequestro, è semi affondata e lo stesso bacino è sprofondato di circa 2 metri a causa di falle che si sono evidenziate per via dell’incidente.

Ieri mattina, intanto, sono stati svolti accertamenti tecnici sotto’acqua. Un robot è stato immerso nelle acque del bacino per un'ispezione allo scafo della nave. Si tratta delle prime operazioni di verifica della parte immersa della nave Urania che hanno uno scopo non tanto investigativo quanto di verifica della stabilità della nave, come spiegano gli inquirenti. Ad operare, il personale dei sommozzatori dei vigili del fuoco di Livorno, con il contributo dei colleghi del Comando di Milano. In azione un robot subacqueo R.o.v. (Remote operate veichol)) in dotazione al Nucleo della città lombarda. In tutto sono scese in campo otto unità di sommozzatori e sei unità di vigili portuali, con due mezzi nautici, coordinate da tre funzionari. Obiettivo: verificare le condizioni di appoggio della chiglia della nave alle strutture del bacino. Le ricerche proseguiranno nei prossimi giorni. La scena dell’incidente, nel mirino della telecamere del porto, è stata ripresa anche da un occhio elettronico ad altissima definizione - operatori incaricati dal Cnr filmavano 24 ore su 24 - e le immagini sono state acquisite dalla Procura.

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