Gioco
«Il lavoro che aveva atteso tanto ce l’ha portato via per sempre»
Il dolore della madre e del fratello del marittimo morto a bordo della nave oceanografica Urania Ieri mattina il riconoscimento della salma alla camera mortuaria in attesa dell’autopsia
LIVORNO. Dieci minuti prima dell’incidente mortale in porto, Gabriele Petrone aveva chiamato la moglie. Lo faceva tutte le sere per sentire la voce di casa e celebrare con quel saluto l'intimità familiare. Poche parole: “Come stai? E il bambino?”. Il marittimo, originario di Mugnano, in provincia di Napoli, aveva un figlio di 11 anni. Da meno di un mese lavorava a bordo della nave oceanografica Urania. «Ed era così contento, che non stava nella pelle», dice la madre con un fil di voce. «Ma perché il Signore non ha portato via me? Avrei dato la mia vita per lui», aggiunge la donna disperata.
Tanto dolore e rassegnazione nelle parole dei familiari di Petrone, l’elettricista di 38 anni morto martedì sera in porto, a bordo della nave oceanografica Urania, sul Bacino galleggiante che si trova fuori dal Cantiere.
Ieri mattina tutti i familiari del marittimo erano alla camera mortuaria sul viale Alfieri per un compito duro: il riconoscimento della salma. Un atto per cui sono intervenuti anche gli agenti della polmare i quali, che se da un lato hanno svolto le pratiche burocratiche, dall’altro hanno anche dato supporto alla famiglia. Il riconoscimento è stato fatto dal la madre e dal fratello di Petrone.
La donna è sconvolta: non si fa una ragione della scomparsa del figlio. Entrambi in lacrime, siedono sulle panchine della morgue dell’ospedale. «Un infortunio sul lavoro del genere è sempre una tragedia immane. Mio fratello era qui per lavorare, come tanti marittimi che lasciano casa e famiglia, fanno la valigia e vanno lontano per guadagnare soldi, che poi mandano ai loro cari. Lui era una persona meravigliosa - dice il fratello della vittima - La sua vita era tutta concentrata su due soli obiettivi: il lavoro e la famiglia. Il primo se l’è portato via, la seconda ora lo piange. Io e mia madre siamo qui, addolorati, con tante domande».
La madre, per affrontare la perdita del suo Gabriele, si sta affidando alla fede, ma a volte non basta neanche quella, come dice lei stessa. «Gabriele era così solare, lo è ancora - dice la donna sotto choc - L'ho appena visto, è ancora bello, ha un volto serafico. Era una persona speciale. Io credo, ho fede in Dio. Ma il dolore è troppo grande. E avrei preferito che il Cielo avesse preso me».
La donna sottolinea l'entusiasmo che il figlio aveva manifestato per il nuovo lavoro: «Lo sentivo finalmente felice e sereno: aveva trovato un bel lavoro, che gli piaceva tanto. E soprattutto si era ritrovato in un ambiente tranquillo. Mi diceva sempre: “Mamma, qui siamo tutti amici, c’è intesa, io mi sento come all’interno di una famiglia. Se n’è andato così all’improvviso e io non mi do pace. Per il resto non c’è niente da dire».
I parenti di Gabriele ora aspettano il via libera del magistrato per portare il corpo a casa, a Napoli, e celebrare il funerale. In quel giorno a Livorno ci sarà il lutto cittadino. Il lasciapassare della procura arriverà solo dopo l’autopsia.
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