Il Tirreno

Livorno

«Catena di responsabilità» l’ipotesi è omicidio colposo

di Federico Lazzotti
«Catena di responsabilità» l’ipotesi è omicidio colposo

L’indagine è ancora contro ignoti, sequestrata la nave e l’area del Bacino Il pm ha nominato due consulenti e disposto l’autopsia sul corpo del marittimo

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LIVORNO. L’Urania inclinata su un fianco e la coperta della nave trasfigurata: corpi dei marittimi, fusti e suppellettili si confondono senza riuscire più a distinguere gli uni dagli altri.

Comincia da una delle immagini scattate pochi istanti dopo la tragedia di martedì dentro al Bacino di carenaggio nel Cantiere Azimut Benetti, e già finita agli atti, l’inchiesta della Procura che dovrà riavvolgere il nastro del tempo per tornare al momento precedente lo sbandamento fatale della nave. Obiettivo: verificare che cosa o chi abbia causato il crolla e la successiva morte di Gabriele Petrone e il ferimento di altri dodici colleghi marittimi.

L’ipotesi di reato è quella di omicidio colposo aggravato, ma per adesso il fascicolo è ancora contro ignoti. Due i consulenti nominati dalla Procura, il medico legale David Forni che si occuperà di effettuare l’autopsia sul corpo dell’operaio e l’ingegner Domenico Trovato che dovrò ricostruire le cause del cedimento.

«Qualcosa - sintetizza il pubblico ministero Antonella Tenerani, titolare dell’indagine - è ovvio che non abbia funzionato, altrimenti non sarebbe avvenuta la tragedia. Il nostro compito è quello di ricostruire la catena delle responsabilità. Ora prima di iscrivere dei nomi sul registro degli indagati ci prenderemo qualche giorno di tempo».

Tempo che servirà per rispondere ad alcune domande chiave, una collegata all’altra. La prima riguarda l’imprevisto avvenuto durante la messa in acqua della nave: imbarcava acqua da una guarnizione vicina all’elica di poppa, tanto da rendere necessario rimetterla in secco per effettuare la riparazione. C’è poi una questione tecnica: accertare quale elemento abbia ceduto: i tacchi, il puntello o il bacino? A questo è collegato un diverso responsabile: l’Autorità portuale, il Bacino, la ditta.

C’è poi da appurare il comportamento del comandante. Era necessario tenere tutto l’equipaggio a bordo. E perché suppellettili e bidoni non erano fissati?

L’unica certezza è che al momento dell’incidente, le manovre erano gestite e dirette da personale del Bacino, unico autorizzato a operare. E i marittimi si occupavano della stabilità della nave con le cime a terra e la movimentazione della zavorra. Ultimo punto oscuro lo squarcio sullo scafo scoperto quando Urania si è piegata. Chi lo ha provocato? Oggi i sommozzatori faranno il primo sopralluogo sotto bordo, nave e area sono sequestrate, per rispondere ad alcuni di questi dubbi.

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