Gioco
Sbarcati in città i profughi ripescati dal canale di Sicilia
Livorno. Cinquanta eritrei, tra cui mamme con bambini, giunti in porto dalla Sardegna. Quattro restano a Livorno, tra loro un minore. Gli altri nel resto della Toscana. Giovedì un nuoovo sbarco
LIVORNO. Da un marsupio, attaccato al petto di una ragazza, spunta una testolina scura e due manine microscopiche. Lei non ha più di vent’anni, il bebè massimo tre mesi: la donna ha lo sguardo un po’ perso, ma sorride mentre stringe a sé quell’esserino. È l’immagine della vita che si è imposta su un destino che ha visto la morte in faccia, ma poi è fuggito via verso la speranza. Un nuovo cammino che ha fatto tappa a Livorno. La giovane madre è una dei 52 profughi che venerdì 26 agosto nel pomeriggio sono sbarcati in città al Varco Valessini, calata Pisa. Sono un gruppo di eritrei ripescati dal canale di Sicilia dalle autorità italiane, salvati e portati in Sardegna. Quattro gli africani destinati a restare a Livorno: tutti adulti e un minore, giunto con lo zio.
La nave Via Adriatico arriva verso le 16 da Cagliari e, dopo la tappa al porto labronico, riparte per Civitavecchia, dove lascerà altre 50 persone. Si tratta del primo vero sbarco in città di profughi, dopo i vari arrivi avvenuti tutti via terra.
Per l’occasione in porto sono presenti tutte le autorità civili e militari cittadine, a partire dalla prefetta Tiziana Costantino fino a carabinieri, guardia costiera, polizia, finanza, associazioni di volontariato e così via. Lo sbarco viene seguito in tutte le sue fasi dai Piloti del porto, oltre che dalla Capitaneria.
Ad accogliere i quattro profughi, c’era il personale dell’Arci, guidato da Marco Solimano, che ormai da mesi nell’accoglienza degli immigrati in città sta dando anima e corpo. In tutto a Livorno gli immigrati arrivati sono circa 600.
«Vedere queste persone mi ha molto colpito - dice Solimano- C’erano numerose mamme con bambini, anche bebè. E se una madre decide di mettere a rischio la vita sua e di un figlio, allora vuol dire che davvero sta scappando da una situazione insostenibile. In Eritrea da anni è in corso una guerra civile spietata». Le mamme sono destinate a centri di accoglienza di Firenze, Arezzo e Grosseto.
Sulla banchina della Calata Pisa sfila un’umanità disperata. Ma sui volti dei profughi c’è anche il sorriso, specchio di una speranza irriducibile. «Per queste persone aver raggiunto un Paese civile è già un grosso traguardo», spiega Solimano. Molto probabilmente gli eritrei non staranno a lungo in città: statisticamente, le persone che provengono dall’Eritrea hanno come destinazione Paesi del Nord Europa come Germania, Olanda e Scandinavia. Lo scopo è raggiungere i loro cari.
Dopo la prima accoglienza, i 52 profughi sono stati visitati e fotosegnalati. Uno dei “nostri” ha la scabbia: per lui è stato subito avviato l’iter sanitario. Oggi è previsto un nuovo sbarco.
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