Il Tirreno

Livorno

La tragedia in porto: Livorno piange un'altra vittima del lavoro Le indagini: la Procura mette sotto sequestro la nave

di Lara Loreti
La tragedia in porto: Livorno piange un'altra vittima del lavoro Le indagini: la Procura mette sotto sequestro la nave

L'incidente dell'Urania si è portato via un operaio di 38 anni. Dodici feriti, uno è gravissimo

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LIVORNO. Morire lavorando, schiacciato da una pioggia di fusti e barili, su una nave che affonda. Sembra un bollettino di guerra il bilancio dell’incidente sul lavoro successo ieri pomeriggio a bordo della nave Urania, nel Bacino galleggiante: un morto e dodici feriti, di cui uno grave. L’intero equipaggio travolto da un fiume di morte sulla nave oceanografica che imbarca acqua e si inclina sempre di più sul lato sinistro. A perdere la vita Gabriele Petrone, 38 anni, ne avrebbe fatti 39 a novembre. Elettricista, era originario di Mugnano (Napoli). Grave il suo collega Crocifisso Incorvato, 45 anni, di Gela. Ha fratture agli arti, ma i medici dicono che se la caverà. Gli altri hanno contusioni e ferite varie. Ma soprattutto hanno visto il loro collega perdere la vita inspiegabilmente, sotto il peso di quegli oggetti che così bene conoscevano e che facevano ormai parte dell’ “arredamento” di quella che era diventata la loro dimora. «Quando lavori a bordo, la nave è casa tua», dice un marittimo. Ma ora quella casa non ha più radici: se l’è mangiate il mare, lo stesso mare che Urania avrebbe dovuto solcare a breve, una volta riparata, per tornare nel cantiere Montano. Non una nave qualunque, Urania: stiamo parlando di un megapanfilo oceanografico del Cnr, 61 metri di lunghezza per 11.10 di larghezza, 1000 tonnellate di stazza, peraltro già oggetto di attenzione mediatica lo scorso aprile, quando fu allungato di sei metri dopo un intervento di “chirurgia navale”. Ieri Urania era nel Bacino galleggiante dove si trovava da giorni per una riparazione.

I fatti. Sono quasi le 19: l’equipaggio è a bordo, a poppa, quando si scatena un terremoto. La nave sta per essere messa in galleggiamento quando improvvisamente fa un movimento repentino. Un puntello della struttura che la sorregge cede, e Urania si piega sul suo lato sinistro. Caos a bordo. Gli operai iniziano a correre, capiscono al volo che c’è qualcosa che non va, l’unica cosa da fare è scappare e velocemente. Ma è più facile a dirsi che a farsi. L’effetto Concordia è alle porte: i primi, pochi, gradi iniziali di inclinazione aumentano a vista d’occhio. I contenitori che sono a bordo scivolano come birilli su una tavola d’olio. I due tiranti che sostengono la nave-ricerca potrebbero cedere da un momento all’altro. E a rendere tutto ancora più complicato c’è che da alcuni fusti è venuta fuori una sostanza oleosa che, beffarda, fa scivolare ancora di più i marittimi, alle prese con una fuga disperata. Petrone è nella posizione peggiore: viene travolto e resta incastrato. Stessa sorte per un altro operaio, che però dopo poco ce la fa a liberarsi. Gli altri, in qualche modo, riescono a sopravvivere a quella cascata infernale.

I soccorsi. Intanto il 118 e tutta la macchina dei soccorsi è all’opera. La centrale operativa invia sul posto cinque mezzi di soccorso della Svs e della Misericordia, che entrano dall’ingresso del Cantiere Benetti. In banchina c’è una grande tensione tra soccorritori e vigili del fuoco. Questi ultimi, con gli uomini della Capitaneria, arrivano sia via terra sia via mare. I primi a salire a bordo sono gli stessi pompieri e la squadra della Svs con il medico. I feriti sono a poppa. Operare in quelle condizioni è pericolosissimo: a bordo non c’è sicurezza, come raccontano i presenti. Urania è sempre più inclinata, i tiranti che la sorreggono rischiano di rompers,i e raggiungere i due feriti gravi, incastrati, è una vera impresa. Ma che importa? Ci sono delle vite da salvare e la mission impossible non è un film figo americano, ma una realtà da affrontare e in fretta.

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I soccorritori salgono a bordo; poco dopo, però, la sirena col suo fischio sordo richiama tutti a terra: il rischio è troppo alto. Medico, volontari e pompieri tornano sulla pilotina. A liberare tutti ci pensano i vigili del fuoco: il loro è un lavoro super. Prendono i feriti più gravi e li trasportano in banchina. Il tragitto è breve, ma purtroppo Gabriele Petrone non ce la fa, esala l’ultimo respiro. E quando arriva al molo, il medico della squadra della Svs può solo constatare il decesso. Incorvato invece viene preso al volo dalla squadra della Misericordia che lo porta in pronto soccorso. Nella tarda mattinata di mercoledì 26 l'incarico per l'autopsia.

Le indagini: nave sotto sequestro. Spetterà alla polmare e agli esperti dell’Asl indagare sui motivi che hanno causato il crollo del ponteggio e sulle eventuasli responsabilità. Un’indagine, seguita dalla Procura, non facile e tutta ancora da costruire. Il resto è dolore e rabbia. Nella mattinata di mercoledì 26 è previsto un summit con la pm che coordina le indagini, Antonella Tenerani, e il procuratore capo Francesco De Leo, Intanto la nave Urania è già stata messa sotto sequestro.

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Sciopero al cantiere. Nel bacino galleggiante è è stata chiamata anche la Lavromare per la verifica di eventuali sversamenti inquinanti e il conseguente lavaggio. Intanto i  lavorati del cantiere hanno indetto una giornata di sciopero.

DOPO L'INCIDENTE LA NAVE STA AFFONDANDO: LE IMMAGINI

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