Gioco
Crini contro Squillace: sfida a due per il posto di procuratore capo a Livorno
Livorno, la quinta commissione ha espresso i candidati per il ruolo di procuratore capo. Ora toccherà al plenum del Csm nominare il successore di Francesco De Leo
LIVORNO. Non sarà la sfida all’ultima curva per aggiudicarsi il mondiale della Moto Gp tra Valentino Rossi e Jorge Lorenzo, ma nel circuito della giustizia, il confronto iniziato tra Ettore Squillace Greco e Alessandro Crini per sedersi dietro alla scrivania di procuratore capo di Livorno, è una volata tutta da scrivere e lungo la quale non mancheranno strategia e, magari, qualche colpo di scena prima della bandiera a scacchi, attesa tra qualche settimana.
A distanza di sei mesi dalla chiusura delle auto candidature per entrare nella lista dei papabili, la quinta commissione del consiglio superiore della magistratura, quella che si occupa di incarichi direttivi, nell’ultima riunione prima delle vacanze estive ha infatti affrontato il nodo legato alla Procura di Livorno e al successore di Francesco De Leo. Dei ventiquattro nomi in lista, sei dei quali erano toscani, in gioco ne sono rimasti due: Ettore Squillace Greco, sostituto procuratore distrettuale di Firenze, e Alessandro Crini, sostituto procuratore alla Procura generale.
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Nomi di primo piano, dati per favoriti già in partenza, quando a febbraio venne resa pubblica la lista. Si perché si tratta di due magistrati che nonostante le loro differenze di metodo, approccio e vedute, hanno in comune un passato in prima linea che ha dato loro notorietà, prestigio e rispetto. Entrambi, infatti, si possono definire pubblici ministeri di azione che hanno fatto esperienza sul campo, impegnati da sempre in indagini delicate.
Squillace, non a caso, viene dalla lotta alla ’Ndrangheta, mentre Crini ha indagato sulle stragi del ’93 raccogliendo, tra le altre, le dichiarazioni del pentito di mafia Gaspare Spatuzza. Per ipotizzare, o almeno tentare di farlo, l’esito della sfida, vale la pena analizzare il voto della quinta commissione. Così si scopre che Squillace ha ottenuto quattro preferenze contro le due di Crini.
Ancora più interessante è vedere che il primo è stato votato da Lucio Aschettino e Fabio Napoleone, espressioni della corrente “Area” in larga parte provenienti da Magistratura Democratica e Movimento per la Giustizia, da Maria Elisabetta Casellani, in dote al centrodestra e da Claudio Maria Galoppi, di Magistratura democratica. Mentre Crini ha raccolto due voti, quello del presidente della commissione Maria Rosaria San Giorgio, di Unicost e del vice presidente, l’ex sindaco di Arezzo Giuseppe Fanfani.
Dunque, in via puramente teorica, il favorito per la no nomina dovrebbe essere proprio Squillace che arriverà al plenum in vantaggio rispetto al rivale. Ma è proprio qui che potrebbe arrivare il colpo di scena. Soprattutto ricordando le parole pronunciate all’apertura dell’anno giudiziario il procuratore generale Tindari Baglione. Tratteggiando l’identikit dei nuovi procuratori, ha ripetuto che dovranno aver nel curriculum esperienze alla Procura generale ma anche aver lavorato sul campo.
Due indizi che portano a pensare che il plenum, nonostante il voto uscito dalla commissione, possa optare per Alessandro Crini, 62 anni compiuti a marzo come nuovo procuratore capo alla Procura di Livorno.
Altro particolare da non trascurare nelle possibili valutazione che porteranno alla scelta finale, il fatto non secondario che Crini abbia già lavorato in via Falcone e Borsellino come pubblico ministero distrettuale riaprendo le inchieste sugli omicidi irrisolti di Francesco Della Volpe, massacrato a Montescudaio il 30 giugno 1991, e di Marco Mandolini, il paracadutista, sottufficiale del battaglione “Col Moschin”, ferito con quaranta coltellate e finito con un masso pesante 25 chili la sera del 13 giungo del 1995 sugli scogli del Romito, tra Calignaia e Calafuria.
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