Toscana
Aggredita con l'acido: io rovinata per sempre da quell'uomo
Dopo la violenza alla Snai, parla la vittima: per lei una lesione permanente all'occhio
LIVORNO. Le aggressioni con l’acido sono considerate dagli esperti le più brutali perché in grado di cambiare non solo l’aspetto, ma anche la vita delle persone. È esattamente quello che è successo a Guia, la commessa di 55 anni della Snai di piazza Attias, aggredita lo scorso 24 maggio all’interno del centro scommesse da un cliente abituale, Davide Vecchio, 30 anni. Il giovane, respinto da una collega di Guia, ha perso il controllo e si è accanito contro la 55enne, svuotandole addosso, soprattutto sul volto, una bottiglia di acido muriatico. «La mia vita è stata rovinata- dice la vittima al Tirreno - all’occhio sinistro ho una lesione permanente, che non mi permette di vedere bene come una volta. E di questo non potrò mai più liberarmi».
Il giudice del tribunale livornese, proprio a seguito dell’aggravarsi del quadro clinico della donna, ieri ha emesso un’ordinanza di applicazione di un’ulteriore misura cautelare in carcere nei confronti del giovane, considerato responsabile dei fatti, Davide Vecchio, che si mestiere fa l’operaio. Il provvedimento, in particolare, è un aggravamento della misura già applicata il 27 maggio scorso nei confronti dell’uomo, che attualmente è, e quindi resta, in carcere. Guia intanto prova a fare la sua vita. Il tempo passa, sono trascorsi esattamente tre mesi dal giorno della violenza. Ma archiviare le emozioni è impossibile... Ed emerge chiaramente dalle parole della donna.
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Guia, come si sente?
«Mah, non è facile rispondere a questa domanda. Non sono più quella di una volta. Il mio occhio sinistro è lesionato e lo sarà per sempre: ho una cicatrice sulla cornea che condiziona la mia vista. Ci vedo annebbiato e sdoppiato. Lo specialista mi ha dato degli occhiali che attenuano un po’ questo effetto. Ma è un handicap che dovrò portarmi dietro per tutta la vita».
Come ha reagito alla notizia dell’aggravarsi della misura cautelare nei confronti del suo aggressore?
«Ho appreso la notizia da facebolk del Tirreno. Spero tanto che si giunga a una soluzione: non ce la faccio più a vivere nell’ansia. Il mio auspicio è che ci sia una condanna adeguata in sede di processo. E devo dire che sotto questo profilo sono fiduciosa. Sono seguita da avvocato, che si sta occupando di tutta la parte legale: per me è tutto nuovo. È la prima volta che mi capita di avere a che fare con avvocati e aule di tribunale».
Ha avuto modo di parlare con la sua collega, oggetto delle attenzioni dell’uomo che l’ha aggredita?
«Sì, ci ho parlato. Anche lei è sotto choc. E anche lei si sta dando da fare per seguire la sua vicenda con l’aiuto di un avvocato. I due fatti, le molestie subìte da lei e l’aggressione ai miei danni, sono separate, e immagino che anche le questioni processuali lo saranno».
Come ha vissuto questi mesi? È riuscita, anche solo in parte, a gettarsi dietro le spalle questa brutta storia?
«Mettersi alle spalle una cosa del genere è impossibile: te la ricordi in ogni momento della giornata: è la vita stessa che è cambiata, il rapporto con le cose è diverso... Io ho avuto bisogno di un supporto psicologico e sto seguendo un percorso terapeutico. Ho veramente paura. E spesso sono preda di attacchi di panico e di ansia, patologie mai avute prima, di cui avevo solo sentito parlare. E tutto ciò non è piacevole».
Cosa prova nei confronti di quell’uomo?
«Non è facile dare una risposta. Il tempo è passato, ma le cose dentro di me non sono cambiate. Se penso a lui, la prima cosa che mi viene da dire rispetto ai miei sentimenti nei suoi confronti è rancore, ma non è esatto... Forse col tempo riuscirò a comprendere il perché dell’aggressione. È una cosa che mi domando spesso e che mi piacerebbe capire. E forse solo in quel momento sarò in grado di dire cosa provo esattamente verso quell’uomo. Una delle risposte che a volte mi sono data è che probabilmente io sono stata usata da lui come capro espiatorio, ma non me lo spiego fino in fondo neanche così. Non me ne faccio una ragione, non c’è niente da fare. Per ora io penso solo a me, a stare bene. La mia sicurezza viene dalla mia famiglia, che amo e che mi sta vicino. Attualmente mi sento sicura perché lui è dentro, poi sì vedrà. Ho imparato ad affrontare un problema alla volta».
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Quando s’è trovata coinvolta in questo storia avrebbe mai pensato a un epilogo del genere?
«Assolutamente no, e come avrei potuto? Io ho avuto a che fare con lui solo perché mi chiese consiglio su cosa fare con la mia collega, di cui si era invaghito. E io mi limitai a dirgli di lasciar perdere visto che lei era impegnata e si era già espressa, sottolineando di non essere interessata. Poi sono arrivate le minacce e infine questa aggressione assurda e ingiustificata. Io cosa c’entravo in tutta quella storia?».
Cosa si aspetta dal processo e dal futuro?
«Una decisione equa del giudice, proporzionata alla situazione, a quello che lui ha fatto e a quello che io sto vivendo. E sono fiduciosa che è quello che accadrà».
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