Il Tirreno

Livorno

Nove alloggi popolari già restituiti, altri dieci sotto inchiesta

di Federico Lazzotti
Nove alloggi popolari già restituiti, altri dieci sotto inchiesta

Livorno, dal 2012 a oggi sono ventitré le persone indagate dalla Magistratura. Nell’ultimo anno cinque perquisizioni, in aula una serie di patteggiamenti

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LIVORNO. Nove alloggi tolti ai furbetti del mattone e già restituiti a Casalp per essere consegnati ha chi ne ha davvero diritto. Per altri dieci assegnatari, invece, sono scattati, negli ultimi 24 mesi, accertamenti approfonditi perché «durante le verifiche sono emerse delle anomalie fiscali o parentali» che hanno convinto gli investigatori a vederci più chiaro. Sono questi alcuni dei numeri, non i soli, contenuti nel documento “Alloggi popolari occupati senza titolo”. Il dossier della Municipale dentro al quale si fa il quadro, anno per anno, a partire dal 2012, delle verifiche e dei risultati ottenuti in materia di guerra alle truffe nel mondo dell’edilizia popolare nella città di Livorno.

Un lavoro iniziato con una certa costanza e minuzia quattro anni fa all’indomani della scoperta della presunta falsa separazione (l’iter giudiziario è fermo alla condanna in primo grado) tra i coniugi Lucarelli per mantenere la casa di via dell’Antimonio.

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Da allora, di raggiri simili, gli investigatori ne hanno scoperti a decine: false separazioni, scambi di casa tra fratelli a seconda del reddito che permettesse di mantenere l’immobile, assegnatari di case che pagano un canone di trenta euro al mese ma che in garage hanno un Ferrari, e ancora redditi ritoccati al ribasso, oppure immobili passati per linea di sangue di padre (o madre) in figlio.

In totale, a oggi, sono 23 le persone finite nel registro degli indagati, accusati nella quasi totalità dei casi di truffa aggravata ai danni dello Stato e falso in atto pubblico commesso da privato. «L’obiettivo di chi cerca di raggirare la legge è quello di mantenere gli alloggi pubblici nonostante l’assenza dei requisiti previsti da norme e regolamenti». Il record, ad oggi, di persone pizzicate, risale al 2013 quando sono stati nove gli iscritti nel registro degli indagati. L’anno prima furono sei, nel 2014 cinque e fino al luglio di quest’anno siamo a tre.Quattro invece, nei primi sette mesi del 2015 le perquisizioni, sette in meno rispetto a tutto il 2014. Ma poi come vanno a finire in aula questi procedimenti?

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«Nella stragrande maggioranza dei casi - spiega Marco Vaccai, responsabile della polizia giudiziaria della Municipale - scelgono di patteggiare, anche perché cerchiamo sempre di portare prove schiaccianti che non possono essere confutate».

La condanna, per chi sceglie un rito alternativo può variare tra gli 8 e 12 mesi e nel caso in cui gli imputati siano incensurati la pena viene sospesa. Ma più dei mesi di reclusione l’obiettivo di chi indaga e dello stesso pubblico ministero che sostiene in aula l’accusa, è quello di togliere l’alloggio popolare a chi lo ha avuto mettendo in campo trucchi e raggiri. Ecco perché quasi sempre il pm accetta di far patteggiare gli indagati solo dopo aver avuto l’ok al risarcimento del danno provocato a Casalp e il rilascio immediato dell’abitazione.

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