Sicurezza
Il profumo della celluloide prova a battere il degrado
Comitato di appassionati lavora per far tornare Tirrenia la città del cinema
di MARCO BARABOTTI
Una doppia anima che stride, come un pugno in un occhio. Da una parte gli ex stabilimenti cinematografici Pisorno a Tirrenia: strutture in abbandono, soprattutto la mitica palazzina Valente (il cantiere è fermo da anni), dall'altra una sorta di nuova Hollywood con un meraviglioso campo da golf da 18 buche, residenze d'alto bordo e un ristorante lussureggiante, il Cosmopolitan, che si tuffa nella sinuosa piscina e sullo sfondo la pineta e le verdissime dune dove nelle giornate di sole arriva il tenue cicaleccio dei giocatori sul green. Dallo scempio al lusso, in poche centinaia di metri.
Pensare che quegli stabilimenti cinematografici che oggi cadono a pezzi, nati agli inizi degli anni Trenta, fecero di Tirrenia la prima città del cinema d'Italia. Prima che fosse costruita Cinecittà recitarono negli stabilimenti della Pisorno Eduardo, Peppino e Titina De Filippo, Totò e anche, in epoca più recente, Sophia Loren e Marcello Mastroianni. Qui vennero girati centinaia di film, con registi e attori di fama mondiale. Perfino i fratelli Taviani cercarono, a metà degli anni Ottanta, di farli rinascere, girando parte degli esterni di “Good Morning Babilonia”. I teatri di posa, ribattezzati Cosmopolitan da Carlo Ponti e Sophia Loren, conobbero una profonda trasformazione, fino a tempi recenti quando fecero intravedere nuove prospettive nel settore del cinema e di riflesso del turismo sul litorale pisano. Alla palazzina Valente furono montate le strutture per iniziare il restauro e per farla diventare il museo del cinema. Poi tutto si bloccò. Quel cantiere è fermo da tanti anni e non s'intravedono possibilità che possano ripartire i lavori, anche perché legati a un più generale progetto di costruzione di alloggi di lusso che sembra si sia definitivamente arenato.
Eppure una volta c'era una Tirrenia ordinata, pulita, effervescente. Almeno fino ai tempi dell'Ente Tirrenia, ahimè sciolto nel 1982. Allora era già sparito da diversi anni il sogno del cinema: di quell'avventura nata al tempo del fascismo, in alternativa a Cinecittà e che aveva fatto la fortuna di questa cittadina balneare, ma anche di un po' tutto il litorale. Travolta dalla speculazione edilizia, quella che era un'immensa pineta è stata pian piano ingoiata dal cemento: quello cosiddetto “buono” dei campi da golf, alberghi moderni, poi residence con appartamenti e impianti sportivi. Il “Calambrone horror” delle colonie abbandonate si è riavuto con il recupero di buona parte di esse. Ma non ha compensato, almeno per ora, il mitico trammino rosso tra Pisa e il litorale, in vita sino ai primi anni Sessanta che era la spina dorsale di un turismo proletario vivo e incessante. Gli alberghi sono i soliti di trent'anni fa, il mare, anche se ha la bandiera blu, non è più lo stesso. La decadenza si legge anche nella natura in generale: i pini sempre più radi e violentati dall'aerosol, le strade sconnesse e piene di erbacce che quando piove si trasformano in paludi.
Insomma, il sempre più improbabile ritorno del cinema a Tirrenia segue di pari pass. o il generale degrado. Ma non mancano i sognatori, che credono ancora fortemente di riportarlo. Con lo stesso slancio di quando sei anni fa costituirono una fondazione pubblico-privato per fare della palazzina Valente un museo multimediale del cinema con il coinvolgimento del Comune di Pisa, della Provincia, dell'Ente Parco, della Regione e della Cosmopolitan spa, la società proprietaria della palazzina dove dovrebbe trovare posto la struttura museale. La fondazione è rimasta però lettera morta. Ma, parallelamente, è nato un comitato - ci sono intellettuali, ma soprattutto gente comune - che dialoga con i cittadini, raccontando a tutti il progetto, cercando la collaborazione di chiunque voglia far risorgere il museo, nella consapevolezza che ridando vita alla vecchia e gloriosa Pisorno, proiettata in chiave moderna verso la multimedialità e iniziative dinamiche e propulsive di spettacolo sul territorio, si potrebbero per la prima volta dopo quarant'anni recuperare anche forme di occupazione generiche altamente qualificate: i grandi artigiani del mondo della celluloide.
L'idea di fare a Tirrenia il museo del cinema venne a Federico Fellini, che proprio alla Pisorno fu sceneggiatore e soggettista in diversi film. Il progetto non andò avanti perché la Regione, allora, non aveva messo la parola cinema come bene culturale. Venne preparata una bozza di convenzione tra Comune, Provincia ed ex Cosmopolitan per far decollare il progetto. Da allora è lì.
Giampaolo Volpi, Stefano Olivieri, Luciano Dini, Verter Tursi e Renato Bovani - ecco lo zoccolo duro del comitato che si sta allargando sempre di più - ritengono che il cinema sia ancora oggi artefice di sviluppo e progresso economico-culturale per tutto il litorale pisano. «È sempre viva e radicata sul territorio – dice Luciano Dini, uno dei promotori del comitato e anche della fondazione creata nel 2009 – la memoria delle eccezionali maestranze che per tanti anni hanno operato a Tirrenia, con riconoscimenti e prestigio a livello internazionale. In collaborazione con esperti del settore come Duccio Ricciardelli, regista di Toscana Tv e Simone Pinchiorri di Firenze, si è iniziato un percorso rievocativo dell'attività cinematografica di Tirrenia e del litorale. Stiamo filmando interviste a personaggi ancora viventi, a eredi, sulla grande stagione di cinema della Pisorno-Cosmopolitan. Le interviste diventeranno un film che sarà proiettato alla fine dell'estate, durante la programmazione del “Primo festival del cinema di Tirrenia”. Promuoveremo poi un'esposizione di totem e cartelloni con gigantografie di attori e attrici che hanno lavorato negli stabilimenti di Tirrenia. Non demordiamo: vogliamo riportare il cinema sul litorale».
Anche il regista pisano Paolo Benvenuti, insieme alla moglie Paola Baroni, sceneggiatrice e co-regista, aveva illustrato il suo progetto per la riqualificazione di Tirrenia. Benvenuti ideò una mostra agli arsenali medicei in cui allestì un set cinematografico e proiettò il film di Forzano del 1941 “Il re d'Inghilterra non paga”, con scenografie di Valente, proprietario dell'omonima palazzina di Tirrenia, dove il regista e suo padre avevano salvato dall'incuria faldoni d'epoca. «Era un modo quello – dice Paolo Benvenuti – di sollecitare un dibattito aperto della possibilità concreta di far tornare Tirrenia la città del cinema. Fulcro del progetto la palazzina Valente, appartenente ai vecchi stabilimenti Pisorno: da edificio fatiscente dovrà diventare una scuola e una biblioteca specializzata, un luogo di ricerca che dovrà affiancare l'archivio del centro sperimentale di cinematografia di Roma».
Del sogno di riportare il cinema a Tirrenia c'è oggi, purtroppo, l'immagine di un cantiere in rovina da anni - la palazzina Valente - che ha come nefasto cappello una gru arrugginita.
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