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Ospedale: tre padiglioni giù, un maxiblocco e l’ingresso da via della Meridiana
Ecco i dettagli del piano Mariotti che il sindaco Nogarin vuole rilanciare per ristrutturare viale Alfieri: il progetto
LIVORNO. L’entrata principale dell’ospedale spostata in via della Meridiana. Un maxi parcheggio sotto al Parterre o in alternativa utilizzando gli spazi dell’ex Pirelli. E poi l’abbattimento di tre padiglioni (il quarto, il quinto e il sesto), quelli sul lato viale Carducci, la loro ricostruzione e trasformazione nel cuore del nuovo ospedale. Eccolo - in sintesi - il progetto Mariotti. Si è tornati a parlarne da un anno, da quando - era il settembre 2014 - il sindaco Nogarin disse al Tirreno che bisognava ripartire da lì, da quel piano scritto tra il 2007 e il 2008 dall’ingegner Rinaldo Giambastiani su indicazione dell’allora direttore generale Fausto Mariotti.
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Ora che l’assessore regionale Saccardi ha sfidato Nogarin a presentare ufficialmente un progetto in cambio di un finanziamento (“i finanziamenti vengono erogati su progettualità ben precise”, ha detto), dai cassetti del sindaco riuscirà fuori proprio quel piano. E allora rileggerlo nei dettagli, può essere utile per capire come potrebbe essere, almeno nelle idee dell’amministrazione a Cinque Stelle, la struttura di viale Alfieri dopo l’opera di restyling.
Anche se - è chiaro - tante cose sono cambiate in sette anni (a partire dai costi, allora stimati in 40 milioni) e soprattutto ogni progetto di ristrutturazione e successiva riorganizzazione dovrà fare i conti con la nascita della nuova maxi-Asl di area vasta.
Quell’idea nata da Careggi. Il progetto, dicevamo, nasce tra il 2007 e il 2008, sulla base di due elementi. Il primo: le difficoltà e la lentezza - legate soprattutto ai vincoli strutturali - delle ristrutturazioni dei padiglioni che in quegli anni erano in corso (si stavano ricostruendo, uno ad uno, il terzo padiglione, l’ottavo, il nono, dopo ad aver eretto ex novo i blocchi E1 ed E2 in cui hanno trovato posto Utic, rianimazione, pronto soccorso e sale operatorie). Il secondo presupposto: il precedente di Careggi, dove erano stati demoliti alcuni edifici anni Trenta simili a quelli dell’ospedale di Livorno e al loro posto - sul medesimo spazio e sfruttando le stesse volumetrie - costruiti nuovi edifici.
Proprio a Careggi, Mariotti aveva lavorato a fianco di Giambastiani. E i due - ritrovatisi all’Asl 6 - decisero di riproporre per viale Alfieri la stessa soluzione.
40 milioni e tre anni di lavori. Il primo passo fu la richiesta alla Sovrintendenza dell’autorizzazione ad abbattere tre padiglioni, praticamente un terzo del vecchio ospedale. Arrivò un primo sì e il progetto fu dettagliato anche nei costi e nei tempi: aprendo i cantieri nel 2009 l’obiettivo era terminare l’opera nel 2011. Costo dell’intera ristrutturazione 40 milioni di euro.
Una grande buca rettangolare. Una grande buca, rettangolare: lì, al posto degli attuali quarto, quinto e sesto padiglione sarebbe dovuto sorgere il cuore del nuovo ospedale. I tre edifici sarebbero stati abbattuti e sulle loro superfici sarebbero sorte tre nuove strutture, strettamente legate tra loro, praticamente attaccate l’una all’altra, quasi a rappresentare un unico maxiblocco.
Il cuore dell’ospedale 2.0. Al centro del complesso una grande piastra seminterrata avrebbe dovuto rappresentare il nuovo atrio dell’ospedale. La piastra sarebbe dovuta elevarsi un metro e mezzo fuori terra, con una soluzione simile a quella trovata per l’attuale poliambulatorio. Ricoperta da un giardino verde, sarebbe stata il “centro smistamento” per ambulatori e servizi. E sarebbe stata collegata in croce attraverso tre stecche ai nuovi edifici, a loro volta legati tra loro da percorsi orizzontali coperti, in grado di permettere il passaggio dei malati in contiguità.
400 posti letto. Secondo il progetto Mariotti, nei tre nuovi blocchi sarebbero state sfruttate le grandi volumetrie derivanti dalle altezze attuali a 4.20 metri, per guadagnare un piano, con soffitti alti tre metri. Ma il progetto prevedeva anche uno sfruttamento degli spazi in orizzontale. Alla fine sarebbero stati ricavati 400 posti letto, dunque 130 in più rispetto agli attuali 270 presenti nei tre padiglioni.
Degenze concentrate nei tre edifici. Le degenze sarebbero state concentrate tutte nel nuovo maxi-blocco, incentrato sul modello sanitario dell’intensità di cure. Al primo piano i day hospital, al secondo i malati di media intensità, al terzo i cosiddetti “acuti”.
Il rebus intensità di cure. E’ proprio quel modello - più volte rifiutato dal sindaco Nogarin che l’ha definito “fallimentare” - uno degli elementi su cui il sindaco intende lavorare nell’aggiornamento del piano Mariotti. Ciò significa che il layout interno, cioé la dislocazione di malati e camere, disegnato nel 2008 sarà uno dei capitoli destinati a saltare secondo l’amministrazione. Anche se, visto che l’intensità di cure in Toscana ha avuto coniugazioni diverse rappresentando comunque il cavallo di battaglia della politica regionale sanitaria, non è detto che alla fine potrebbe essere accettato, magari in termini soft, anche dall’amministrazione livornese.
Direzione e uffici in viale Alfieri. E il resto dell’attuale ospedale? L’entrata storica di viale Alfieri avrebbe dovuto trasformarsi in centro direzionale dell’Asl 6, raccogliendo non solo la direzione, allora a Monterotondo, ma tutti gli uffici amministrativi. Operazione (quest’ultima) realizzata.
Gli altri padiglioni. Ci sono anche edifici recenti nell’attuale ospedale. Funzionanti e da salvare. E già c’erano negli anni in cui fu scritto il piano Mariotti. A partire dal blocco di malattie infettive (nuovo), dai blocchi E1 di pronto soccorso, rianimazione e Utic (nuovo) ed E2 con sale operatorie e diagnostica (nuovo anch’esso).
E poi erano da poco stati ristrutturati il nono (dialisi), il terzo, l’area materna infantile all'ottavo. Tutto queste strutture sarebbero rimaste così come sono. Al decimo, al primo e al secondo sarebbero state invece trasferite le attività territoriali, così come al poliambulatorio e al settimo. Tutto nell’idea di sfruttare al massimo il nuovo grande rettangolo affacciato su via della Meridiana, cuore della degenza e di tutto il nuovo ospedale.
Il parcheggio al Parterre. Spostare l’entrata di malati, pazienti e visitatori in via della Meridiana avrebbe sicuramente creato un problema parcheggi. Che il piano Mariotti aveva risolto proponendo un parcheggio sotterraneo al Parterre o all’ex Pirelli, collegato attraverso ascensori con la nuova piastra centrale, cioè col nuovo ingresso dell’ospedale. La soluzione avrebbe creato un accesso più semplice anche per arrivare al pronto soccorso. Ora spetta all’amministrazione Nogarin dire ad Asl e Regione cosa del piano Mariotti vorrebbe salvare e rilanciare e cosa no. E sul tema della viabilità e del parcheggio prendere delle decisioni.
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