Il Tirreno

Livorno

Mezzo secolo di cure il principe dei medici dice addio al camice

di Giorgio Carlini
Mezzo secolo di cure il principe dei medici dice addio al camice

Pasquale Cognetta ha iniziato la sua attività nel 1971 «La professione cambia, la cosa più bella sono i pazienti»

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LIVORNO. «Ho iniziato la professione quando avevo poco più di 24 anni. Per questo non è stato facile dire ai pazienti che assistevo da quasi mezzo secolo che andavo in pensione. Nel mio lavoro ho visto figli che nascevano ma anche persone che morivano. Ho conosciuto una sanità che ha fatto passi avanti, ma che deve ancora migliorare per essere a misura di cittadino».

Negli occhi del dottor Pasquale Cognetta ritrovi le emozioni di chi, seduto a una scrivania, ripercorre con orgoglio gli oltre 45 anni di professione da medico di famiglia. Un'attività portata avanti con passione dagli anni '70 fino all'ultimo giorno di servizio, prima che la legge imponesse a una colonna portante della medicina livornese di lasciare ad altri colleghi gli oltre 1100 assistiti che aveva in città.

«Avendo compiuto 70 anni - precisa Cognetta - sono in pensione come medico convenzionato con l'Asl 6, ma proseguirò per un po' l'attività di libero professionista e manterrò l'impegno in campo sindacale e sanitario». Da oltre 20 anni è infatti segretario provinciale della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg), in più fa parte del consiglio dell'Ordine dei medici di Livorno.

Cognetta continuerà inoltre a organizzare i corsi di formazione per i colleghi, iniziativa che, «abbiamo istituito per primi in via ufficiale, nel '99, grazie all'allora direttore generale dell'Asl, Massimo Scura».

Negli oltre 4 decenni in cui ha svolto l'attività Cognetta ha assistito a rivoluzioni nell'organizzazione della medicina, a partire dall'accesso alla professione.

«Ho iniziato a lavorare nel '71 - racconta - un anno dopo la laurea a Pisa. All'epoca si poteva svolgere sia il lavoro ospedaliero che quello della mutua. Poi la legge ha separato le attività, così negli anni '80 ho lasciato l'ospedale».

Allora era possibile prendere le convenzioni con le mutue e cominciare con pochi assistiti, poi la professione è diventata a numero chiuso. «Oggi - ricorda - c'è il rapporto ottimale, che è di 1200 cittadini per medico di famiglia: a Livorno siamo circa un centinaio». Il sistema «permette ai medici di avere un'attività con un numero congruo di assistiti, evitando l'eccessiva frammentazione e salvando la professione dalla concorrenza sleale», ma al contempo «ha il risvolto negativo di bloccare l'entrata di nuovi dottori. Un medico giovane - sottolinea Cognetta - ha un altro piglio e altre motivazioni, così invece ci sono medici che per decenni fanno guardie mediche o sostituzioni, poi entrano in medicina generale a 50 anni, se non a 60, quindi paradossalmente più vicini all'età della pensione. Comunque ora molti medici sono anziani, perciò ci sarà presto un ricambio».

Anche il rapporto tra medico e assistito è cambiato: «Oggi i cittadini ricorrono di più al dottore, sono mediamente più informati, si curano meglio. Ma la medicina attuale - rivela Cognetta - ha comunque il limite di funzionare sempre su richiesta. Il controllo parte sempre dal paziente, ma c'è una fetta di assistiti che il medico non intercetta in quanto non sono loro a rivolgersi a lui. La forbice si allarga nei casi in cui c'è chi fa un eccesso di richieste di accertamento e chi invece ne avrebbe bisogno ma non contatta il dottore».

Trovare un rimedio non è semplice: «Servirebbe una medicina meno a domanda e più programmata. Se ad esempio in elenco ho 50 pazienti diabetici, dovrei prevedere una serie di prestazioni utili senza aspettare che siano loro a rivolgersi a me. Resta però il problema del tempo, che per un medico di famiglia è cruciale».

Capitolo medici di famiglia e attività ospedaliera: possibile collaborare per ridurre le liste di attesa? «Uno strumento per migliorare le cose è già sui nostri ricettari: abbiamo le caselle in cui barrare le lettere U, B, D o P, che specificano se la prestazione è “urgente, a breve termine, differibile, programmata” e che permetterebbero scremature e priorità in ospedale. Il sistema a Livorno non è applicato perché c'è ancora poca chiarezza sulle caselle. La U corrisponde alle prestazioni del pronto soccorso, ma senza un criterio chiaro i medici di famiglia finirebbero per segnare tutti gli altri casi con la lettera B e si tornerebbe punto e a capo. L'Asl sta provando a individuare questi criteri, ma farlo per ogni singola prestazione è impresa titanica".

L'ultimo pensiero Cognetta non può che riservarlo alle centinaia di famiglie livornesi con le quali «in 45 anni si sono creati legami forti, fatti di gioie per problemi di salute risolti e di dolore per la perdita dei cari».

«Con buona parte degli oltre mille assistiti - conclude il medico in pensione - è nato un rapporto non solo professionale ma anche di stima e affetto reciproco. In molti si augurano che io possa svolgere ancora per molto l'attività da libero professionista, ma io sono sicuro che in ogni caso lascerò i miei pazienti nelle buone mani dei miei validi colleghi».

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