Gioco
Il terminal del degrado: macché turisti, solo abbandono
Bagni devastati, vetri rotti, insegne illeggibili. Una grande struttura costata allora seicento milioni di lire ora è totalmente abbandonata
LIVORNO. Porte e finestre sprangate da anni, insegne ormai quasi illeggibili, scritte a spray sui muri esterni ed una toilette sporchissima: è questo il quadro desolante del terminal bus che campeggia solitario in mezzo a piazza Giovanni XXIII. Marzio Conti, presidente della Pro Loco di Montenero, ne segnala il prolungato stato di completo abbandono: «Possibile che non ci sia modo di utilizzare questa struttura e di mantenerla in modo decente? Basti vedere in quali condizioni pietose è ridotto il bagno».
Realizzata in occasione del Giubileo del 2000 la struttura era destinata ad accogliere il flusso di pellegrini diretti al Santuario di Montenero offrendo un luogo di ristoro con negozi, un bar, servizi igienici, un posto di polizia ed anche un punto di primo soccorso: la sua costruzione fu decisa dal Comune nel settembre del 1998 nell'ambito di un ampio pacchetto di interventi varati anch'essi in vista dell'Anno Santo del 2000 come, ad esempio, il rifacimento della pavimentazione dell'area dinanzi al Santuario, la realizzazione di un ascensore dalla funicolare al piazzale oppure le nuove baracchine per i souvenir: un riassetto complessivo che all'epoca non mancò di suscitare roventi polemiche sul piano estetico e funzionale.
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Per il terminal bus era previsto, in particolare, un costo di 580 milioni di lire (circa trecentomila euro attuali) di cui 380 milioni finanziati dallo Stato nel capitolo Giubileo 2000 e gli altri 200 stanziati dal Comune. Completata verso la fine del 1999 e dotata pure di un impianto fotovoltaico installato sulla sua vasta tettoia, la struttura non è però mai entrata davvero in funzione e da allora, sono intanto passati ben quattordici anni, è rimasta malinconicamente inutilizzata.
Ma l’incuria non si ferma al piazzale dei pullman. Arrivati sulla piazza del Santuario il presidente della Pro Loco montenerese fa poi notare il degrado attorno alla fontana situata in una nicchia subito sotto il Famedio: «Chi viene qui è la prima cosa che vede, – spiega – è come fosse un biglietto da visita e non va tenuta in quel modo». Ed alzando appena lo sguardo non può sfuggire anche il diffuso deterioramento degli intonaci all'interno del loggiato del Famedio dovuto alle infiltrazioni di acqua piovana dalla sovrastante copertura a terrazza: un problema risolto nel novembre scorso con il rifacimento, a cura del Comune, della impermeabilizzazione e la sostituzione dei pluviali.
Nel frattempo il Comune, il Rotary Club Livorno e l'associazione culturale “Giosuè Borsi” (a cui è assegnata la tutela etica del complesso monumentale ottocentesco) stanno provvedendo alle procedure che, si spera, entro la fine dell'estate dovrebbero portare al restauro del loggiato ed anche alla riparazione delle pesanti cancellate artistiche in ferro battuto, opera della prestigiosa Fonderia Fratelli Gambaro di Livorno, la cui chiusura è per ora assicurata anche da una poco estetica catena antifurto per bicicletta.
Proseguendo lungo il retro del Famedio si incontra l'antica via del Poggio, una strada di quasi un chilometro, percorribile solo a piedi (una parte della sede stradale è a gradoni lastricati di pietra) e che per secoli ha collegato l'abitato di Montenero con il Castellaccio. Purtroppo però fatti pochi passi subito dietro al Santuario la salita è preclusa da una doppia transenna che impedisce di proseguire: una situazione che si trascina da circa sei anni.
A parte le saltuarie interruzioni per sistemare le condutture dell'acqua o le linee telefoniche i guai per l'antica via sono infatti iniziati nel febbraio del 2009 quando un violento nubifragio, oltre a causare frane e smottamenti nei dintorni, provocò il crollo di un vecchio muro situato proprio all'inizio di via del Poggio: il muro è stato nel frattempo ricostruito, ma sta di fatto che la storica via è ancora interrotta, mentre il selciato della parte piana del percorso appare invaso dalla vegetazione e la parte a gradoni ha la pavimentazione sbrecciata in più punti.
Sulla questione il presidente della Proloco di Montenero è categorico: «Se per quella storica via non sarà presto fatto qualcosa si organizzerà una raccolta di firme».
A conclusione del nostro tour sul sacro colle livornese arriviamo infine all'ingresso delle antiche grotte, situate a ridosso del Santuario, che risultano chiuse al pubblico dal 2002, così come non si può accedere al sovrastante piazzale della Croce, anch'esso da tempo inagibile.
Di origine antichissima le grotte di Montenero sembra che in epoca medievale siano state anche rifugio di briganti. All'indomani dell'Unità d'Italia, al pari di altri beni appartenenti a chiese e conventi, le grotte furono inglobate nel patrimonio statale e nel 1921 date in concessione al Corpo delle miniere di Firenze per l'escavazione della marna, una roccia sedimentaria utilizzata per produrre il cemento da costruzione: la rilevante attività mineraria portò alla chiusura di alcune gallerie ed all'apertura ed ampliamento di altre sinché, per il pericolo di crolli, fu interrotta l'estrazione, poi affidata alla Cementeria di Livorno, mentre nella Seconda Guerra Mondiale qualche galleria fu adibita a rifugio antiaereo.
Le grotte furono quindi restituite ai monaci vallombrosani che negli anni '60 avviarono varie opere di consolidamento della zona, soggetta a frane e cedimenti, che permisero nel 1971 l'apertura al pubblico del vasto insieme di cunicoli sotterranei creando un interessante percorso devozionale e turistico: al loro interno si potevano, fra l'altro, visitare la “Grotta dell'annuncio” con un altare pietra serena, la “Grotta della Natività”, la “Cascata delle fonti di Siloe”, un laghetto profondo nove metri, la “Grotta di San Giovanni Gualberto” che sulla destra ha la “Scala della riflessione” formata da 70 ripidi scalini, il “Cippo della Redenzione”, il “Pozzo del romito”, la “Scala della Risorgente”, la “Buca del corsaro”, il “Pozzo di Giacobbe” a cui si arriva con una ripidissima scala, la “Janua coeli”, oppure le “Grotte vaganti” con accesso ad un ipogeo per la sepoltura dei defunti, alla “Scala degli angeli” ed al “Monte della luce”.
Sul percorso sono presenti inoltre opere monumentali di Marco Orsucci e di Riccardo Rossi.
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