Il Tirreno

Livorno

Il pasticcio dell'Aula Mariana: in arrivo il miracolo per riaprirla

L'Aula Mariana vista dall'alto (Muzzi)
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L'Aula Mariana vista dall'alto (Muzzi)

E' stata inaugurata nel 2000 in occasione del precedente Giubileo ma da allora è rimasta più chiusa che aperta: colpa delle infiltrazioni di acqua. Il vescovo-architetto: ne faremo la chiesa parrocchiale, io farò il progetto

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LIVORNO. Altro che pazienza certosina: c’è voluto un mezzo miracolo per riuscire a ritrovare il filo d’Arianna nel labirinto plurisecolare delle scartoffie sui diritti di proprietà riguardanti il santuario di Montenero. Ma incaponirsi nello slalom in mezzo ai mille cavilli giuridici non è una mania bislacca: «È indispensabile per venire a capo dei problemi dell’aula mariana», dicono dal quartier generale della curia.

Del resto, solo un mezzo miracolo può riuscire a risolvere i guai di un fabbricato nato per offrire più spazio ai pellegrini in preghiera in occasione del Giubileo di quindici anni fa. Ma si è rivelato un campionario da appalto italico: costi lievitati da 7 a 13 miliardi di vecchie lire. Inaugurazione nel 2000, poi il primo stop dopo appena cinque anni, una parziale riapertura, infine nel 2007 l’alt. Nemmeno a metter nel conto i mesi di agibilità parziale: da quando è stata inaugurata, l’aula della Madonna è stata più chiusa che aperta. Non a caso, tutto è finito sul tavolo dei giudici.

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Il recupero è nelle mani della Conferenza episcopale che ha deciso di finanziare il recupero di quest’opera già diventata “vecchia” appena inaugurata. Ma è disposta a farlo a patto che il fabbricato – praticamente incastonato per più di metà sottoterra nel fianco della collina alle spalle del santuario – appartiene alla diocesi. Con tutti i titoli giuridici del caso.

Ed è per questo che nei mesi scorsi si è sviluppata una caccia a ritroso in documentazioni vecchie di secoli: una caccia non solo a Livorno ma spesso lontano da qui, ad esempio quando si è scoperto che una parte degli incartamenti utili erano finiti chissà perché in un archivio di Potenza.Tanto per avere un’idea, basti dire che proprio in questa “caccia al tesoro” (burocratico) si è scoperto che il santuario numero uno della Toscana non aveva mai avuto nei secoli la formale intitolazione come santuario, benché la Madonna di Montenero sia per la Chiesa la patrona dell’intera regione...

Fatto sta che i “topi” d’archivio della diocesi hanno scovato un documento del 1896 con il quale il Regio Tribunale d’Appello restituiva al santuario gli immobili che erano stati sottratti ai monaci dopo l’unità d’Italia. Ma al tempo stesso non senza ingarbugliare un po’ la matassa: la restituzione – secondo quanto riferiscono fonti della curia – era fatta nelle mani della parrocchia e riguardava il primo piano e il pian terreno, il secondo piano sarà ridato agli organismi ecclesiastici dieci anni più tardi ma nelle mani della congregazione monastica. Di fatto creando un ingarbuglio: proprietà che, nella concretezza del fabbricato, si intersecavano male.

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Risultato: si sta completando una nuova suddivisione fra diocesi e congregazione dei vallombrosani. Così da rendere le proprietà omogenee e, soprattutto, così da assegnare l’aula mariana alla diocesi e dunque all’area d’intervento finanziario della Conferenza episcopale. Costerà due milioni di euro risanare l’aula mariana: metà della cifra la mette la Conferenza episcopale da Roma, il resto lo deve trovare il vescovo Giusti. «Ma non dispero», dice lui.

Il vescovo-architetto era andato giù pesante anni fa: aveva addirittura detto che l’unica soluzione non poteva che essere l’abbattimento. Ora sembra essersi convinto di qualcosa di diverso: «No, non la abbatteremo. Faremo un intervento di consolidamento: anche il geologo manda segnali di ottimismo perché – afferma Giusti – ha rilevato che la situazione del terreno si è stabilizzata».

Monsignor Giusti – che com’è noto ha in tasca anche la laurea in architettura e ha già firmato la progettazione di alcune chiese – conferma che si occuperà personalmente del progetto per rimettere a nuovo l’aula mariana. E non è un modo di dire: sarà lui a firmare da architetto il progetto. Del resto, l’ha già fatto anche a Cecina e, al borgo di Magrignano, nella chiesa intitolata a madre Teresa di Calcutta.

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«Ne faremo la chiesa parrocchiale degli abitanti di Montenero», dice il vescovo: «Finora hanno dovuto condividere gli spazi con l’andirivieni dei pellegrini, presto potranno contare su una chiesa in cui far santire il respiro della comunità».

I tempi? Il vescovo ci prova: «Il Giubileo del 2000 l’ha realizzata ma zoppicante, il nuovo Giubileo di papa Francesco spero possa ridare ai livornesi un’Aula rinata».

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di Redazione web