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il blitz

Coca tra le banane un carico in porto da 15 milioni

Lara Loreti
la droga sequestrata tra le banane in porto
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la droga sequestrata tra le banane in porto

Livorno, blitz di finanza e dogane in porto. La droga, purissima, era nascosta nei contenitori, sarebbe stata spacciata anche in città

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LIVORNO. Due giorni a bordo della nave Tgnike, tra decine di container, a scartabellare 11mila scatole piene di banane, a caccia di cocaina. Un sacrificio enorme per i militari della Guardia di finanza e gli ispettori delle Dogane. Un lavoro certosino che però è stato ripagato dal risultato: dopo 48 ore di analisi, fra il giallo dei frutti sono spuntati dei panetti sospetti. Nascosti in cinque scatole di banane e ben celati, in maniera tale da impedirne la vista da uno sguardo sommario, c’erano circa 63 chili di cocaina purissima. Un carico proveniente dalla Colombia, sbarcato a Livorno, diretto in città e in altre piazze italiane. Un tesoro di 15 miliioni di euro: tale il valore sul mercato della coca, purissima..
Il controllo è cominciato mercoledì scorso: a bordo della nave, le banane erano contenute in undici container, ciascuno con mille cassette di frutta. I militari del 2° Nucleo operativo del gruppo della Finanza, guidati dal capitano Claudio Scarselletta, e gli addetti delle Dogane, coordinati dal direttore Massimo Ricasoli, si sono rimboccati le maniche e hanno iniziato il lavoro.


Il sequestro è scaturito da un’articolata analisi di rischio condotta attraverso l’incrocio di vari dati e documenti sul traffico merci in arrivo nel porto labronico. Gli elementi che però hanno maggiormente attirato l’attenzione degli investigatori sono lo studio dei sistemi già usati dai malviventi per il trasporto di droga e il fatto che la nave cargo - che trasporta vari tipi di merci - provenisse direttamente dalla Colombia, un Paese noto dal punto di vista della criminalità proprio per i narcotraffici, in particolare di cocaina. Inoltre, la presenza delle banane ha fatto drizzare le antenne dei finanzieri e degli ispettori doganali: quel tipo di frutto deve essere trasportato in celle refrigerate che rendono il controllo complesso. Per esempio le unità cinofile sono in difficoltà nel fare verificare su una merce del genere, quindi occorre un’attenzione particolare.


Le banane, sbarcate in città, erano destinate a varie società di frutta all’ingrosso sparse per la penisola che però, come appurato dalla Finanza, sono del tutto estranee al narcotraffico. Ma come e dove sarebbe stata recuperata la merce dai malviventi? L’ipotesi investigativa più accreditata è che i narcotrafficanti avrebbero recuperato la preziosa polvere bianca in più fasi, nello stesso varco portuale e poi in varie tappe. Avevano infatti studiato una tecnica per individuare le cassette “rinforzate”, svuotarle, e poi rimetterle a posto.
La Finanza, guidata dal nuovo comandante Paolo Borrelli, e le Dogane hanno fatto una denuncia contro ignoti perché ad ora non è stato possibile risalire la filiera del narcotraffico: un’impresa difficile, ma a cui gli investigatori di certo non rinunciano. Le indagini sono ancora in corso. Una riflessione però va fatta: la droga arrivata in città era purissima e, una volta tagliata e piazzata sul mercato al dettaglio, avrebbe fruttato oltre 15 milioni di euro. Un duro colpo alla criminalità è stato dato.
 

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di Redazione web