Gioco
Nogarin riparte dai piani degli ex dg Scura e Mariotti
Da Palazzo Civico la replica all’assessore regionale: «I progetti ce li abbiamo» Ma restano i nodi sul modello sanitario e sul cantiere nell’ospedale funzionante
LIVORNO. «E certo che un piano per ristrutturare l’ospedale di viale Alfieri ce l’abbiamo. Ci stiamo lavorando da tempo con una serie di tavoli tecnici». Ina Dhimgjini, assessore alla sanità, replica all’assessore regionale Saccardi, che sul Tirreno di ieri - rispondendo al sindaco Nogarin - aveva puntualizzato che “se si chiedono investimenti di risorse pubbliche, bisognerebbe almeno capire quale sia il nuovo progetto sul quale si chiede alla Regione di impegnarsi”.
Ma qual è il piano? A comunicarlo è il portavoce del sindaco, Andrea Morini, che fa sapere che «la nostra idea è chiara, ripartire dai piani Mariotti e soprattutto Scura». Cioé da un mix tra la ristrutturazione presentata tra il 1999 e il 2000 dall’allora direttore generale dell’Usl 6 Massimo Scura (in buona parte già realizzata con la costruzione del blocco operatorio E1, e successivamente del blocco E2, in cui hanno trovato posto il nuovo pronto soccorso, Utic e rianimazione) e quella proposta qualche anno dopo dal suo successore Fausto Mariotti.
Ma la rivelazione non ha del clamoroso: il 4 settembre 2014, meno di tre mesi dopo la sua elezione a sindaco, Filippo Nogarin spiegava infatti al Tirreno che «un intervento razionale e efficace potrebbe rendere funzionale la struttura di viale Alfieri. Ovviamente - evidenziava il primo cittadino - dipende dal progetto che si ha intenzione di realizzare: io, per esempio, penso che il punto di partenza sia rappresentato dal piano Mariotti, ovviamente aggiornato ai tempi odierni, per il quale le passate amministrazioni hanno anche speso soldi per la progettazione».
Ora, a sentire Morini, sorge il timore di trovarci allo stesso punto di un anno fa (con una maggior attenzione anche alle idee di Scura).
Non vengono risolti tuttavia i due nodi centrali di tutta l’operazione (oltre a quello del finanziamento). Il primo è il modello sanitario intorno a cui (ri)costruire l’ospedale: il progetto Mariotti - a cui Nogarin si è sempre rifatto - era infatti incentrato su quel modello per intensità di cure, che il sindaco ha invece sempre contestato al governatore Rossi, dichiarandolo “fallimentare”. Come si riuscirà a conciliare un modello alternativo (quello per aree omogenee?) con la ristrutturazione by Mariotti deve ancora essere chiarito.
L’altro nodo è quello delle modalità di ristrutturazione integrale di un ospedale funzionante: l’apertura di un maxi-cantiere della durata di almeno due-tre anni in mezzo a barelle e malati è uno degli elementi di difficoltà che aveva fatto spingere per la costruzione del nuovo ospedale. Ora che si è deciso di agire su viale Alfieri serve un piano dettagliatissimo sull’integrazione cantieri-ospedale.
Ma non finisce qui. Perché tanto per gradire si aggiunge anche un problema nuovo, molto meno tecnico ma molto più politico, derivante dal nuovo quadro sanitario regionale e dalla nascita della maxi-Asl della costa, ben sintetizzato dall’assessore Saccardi con queste parole: “Siamo in una fase diversa e delicata di riorganizzazione della sanità toscana e il rifiuto della realizzazione di un nuovo ospedale ci impone valutazioni diverse, condiserazione di sistema nell’ambito dell’area vasta, determinazioni nuove in ordine alle funzioni che ogni presidio sarà chiamato a svolgere”. Il che rischia di suonare tanto come un’ipotesi di declassamento della struttura di viale Alfieri.
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