Gioco
Il ladro di casa mia ruba da quindici anni Me l’ha detto il Dna
Una traccia di sangue in un appartamento di Cascina consente di risalire a un colpo del 2000 in Lucchesia
Tra le molte vittime della piaga dei furti c’è anche una nostra cronista; la sua casa è stata svaligiata, l’anno scorso, con gravi danni e con il solito spregio alla sacralità di un’abitazione, violata nel profondo. Con una serie di riflessioni e approfondimenti, questa volta in prima persona, è lei a fare il punto sulle difficili indagini di contrasto a questo fenomeno sempre più di emergenza.
di SABRINA CHIELLINI
Lunga vita al ladro perché possa essere identificato, magari prima dei prossimi quindici anni. Vorrei tanto vederlo in faccia, lui che si è portato via i ricordi di una vita. Sì, perché il ladro che ha colpito a casa mia a Cascina (e anche in quella di mio fratello) il 26 dicembre scorso non vive solo nelle nostre paure. E' lo stesso individuo che nel 2000 (badate bene, 15 anni fa) ha partecipato ad un analogo furto a Villa Maionchi, nella Lucchesia. Lo abbiamo saputo a distanza di otto mesi dal furto. Un tempo non immediato ma è comunque una prima risposta che abbiamo ottenuto grazie alla nostra insistenza e alla disponibilità dei carabinieri di Cascina. Sì, uno dei malviventi che ha imperversato in casa mia si è tagliato. Ha lasciato tracce del suo sangue sulle pareti di uno studio e accanto alla cassaforte, che ha sventrato con il flessibile, a casa di mio fratello. Cassaforte che abbiamo provveduto a eliminare, tanto non c'è forziere che tenga. Se diventi un obiettivo, con o senza di te presente, i ladri ti entrano in casa.
Tracce di sangue che non abbiamo subito cancellato. Anzi, il giorno successivo al furto, quando i carabinieri di Cascina sono venuti per un nuovo sopralluogo, abbiamo chiesto loro di repertare quei resti ematici. Ci siamo anche offerti di aiutarli. Con un po' di fantasia e i loro consigli, il maresciallo e mio fratello hanno staccato un pezzetto di intonaco colorato dal sangue dello sconosciuto, che oggi diciamo di profilo ignoto. Lo abbiamo messo in un sacchetto e consegnato ai carabinieri, perché lo facessero analizzare. A dire il vero non ci aspettavamo niente da quel reperto preso con la tecnica del fai da te. Invece una risposta l'abbiamo avuta. Non ci consola, è vero. Ma potrebbe essere un inizio.
Quando ormai non ci pensavo più (non al furto, perché di quello parlo in continuazione anche solo per sfogarmi..) ho ricevuto una telefonata dai carabinieri. «Ricordi quel sangue che abbiamo preso dalla parete...? È arrivata la risposta dal Racis, il Raggruppamento carabinieri investigazioni scientifiche. È di una persona che ha già colpito in provincia di Lucca quindici anni fa, anche allora aveva lasciato qualche traccia, c'è il suo profilo nella banca dati del Dna». Ho tirato un profondo respiro. Non sapevo che dire, speravo di conoscere il nome associato a quel Dna. Ma niente da fare. È ancora ignoto. Sono quindici anni però che quell’uomo fa piangere le famiglie, che vive sulle spalle degli altri andando a rubare nelle loro case. Forse in questi anni il soggetto è stato anche arrestato. Lo avranno foto segnalato, gli avranno preso le impronte. Ma nessuno ha pensato - la legge non lo prevede - a prendere il suo Dna. E così lui è libero di continuare a delinquere. Ora sappiamo che è vivo e in mezzo a noi.
Questo è il nostro Paese. Tutti che parlano di sicurezza e poi la realtà è molto diversa dalla fantasia dei politici. L'Italia ha il primato delle leggi promulgate che restano lettera morta. Il laboratorio nazionale che traccia i profili genetici è previsto da una legge di sei anni fa, la numero 85 del 30 giugno 2009, e ha recepito una normativa europea del maggio 2005. Tra lungaggini burocratiche, ministeri che cambiano e conflitti di competenze, il progetto della banca dati genetica è rimasto in alto mare. Proprio come le indagini su molti furti che restano senza colpevoli.
@sabrichiellini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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