Il Tirreno

Livorno

Una folla commossa saluta Oriano

Una folla commossa saluta Oriano

L’addio al creativo rosso nella sede della Svs, stamani la cremazione ai Lupi

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LIVORNO. Una folla commossa ha voluto dare ieri l’ultimo saluto a Oriano Niccolai, il creativo rosso, l’uomo che per mezzo secolo è stato il regista della macchina comunicativa del Partico Comunista.

Oriano si è spento lunedì in ospedale, nel reparto di cure palliative dove era ricoverato da qualche giorno. La sua salma è stata esposta per tutta la mattina nella sede della Svs di via San Giovanni, dove ha ricevuto l’omaggio di centinaia di persone che lo hanno conosciuto, stimato e gli hanno voluto bene. Successivamente c’è stata la commemorazione ufficiale, mentre stamani è in programma la cremazione al cimitero dei Lupi.

Se tecnicamente OrianoNiccolai era funzionario di partito addetto alla propaganda, sarebbe un errore - come ha ricordato ieri Mauro Zucchelli su questo giornale - crederlo solo come un oscuro apparatnicki sovietico, rinchiuso nelle logiche astruse della fedeltà ottusa all'organizzazione. Semmai, il contatto con gli intellettuali come Nanni Loy, gli scontri perfino con mostri sacri come Renato Guttuso su come si dovesse fare un manifesto, l’amicizia dei fratelli Taviani e di Morricone (così come di Gianni Rodari che, in una delle sue storie per ragazzi, gli avrebbe ritagliato addosso la figura di Giovannino Perdigiorno, tanto era trasognato il modo di Oriano di leggere la realtà sempre a caccia di un “altrove”, di cartelli che portassero scritto “più in là”).

Aveva sempre lavorato dietro le quinte, ma era ricercatissimo, tanto che le grandi agenzie gli facevano ponti d’oro ma non erano i soldi quel che gli interessava. E neanche erano gli incarichi, al punto che nonostante le amicizie ai vertici del partito e la stima che riscuoteva, aveva sempre scelto di lavorare dietro le quinte della comunicazione, a cominciare dal cosiddetto “nido delle aquile”, un bugigattolo della federazione Pci in zona Attias dov'era la covata di un team di intelligenze più attente alla letteratura francese che alla nomenklatura bulgara e in cui c'erano cervelli come Silvano Filippelli, Mario Lenzi, Badaloni e Bartalucci.

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di Redazione web