Il Tirreno

Livorno

Travolse e uccise il ciclista in piazza San Marco, «Ha falsificato i documenti al rinnovo della patente»

di Federico Lazzotti
Travolse e uccise il ciclista in piazza San Marco, «Ha falsificato i documenti al rinnovo della patente»

Chiuse le indagini sulla tragedia in cui perse la vita Carlo Bondi. Il pm ha chiesto il processo per l’automobilista: non disse che era epilettica, in passato altri incidenti simili

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LIVORNO. C’era il sole la mattina del 22 settembre di due anni fa. E Carlo Bondi, 63 anni, ex operaio Trw con la passione per la famiglia, la pesca e il Livorno calcio, pedalava lungo via Mastacchi, verso piazza San Marco. Erano le 9,30. Pochi istanti più tardi è stato travolto alle spalle, trascinato per un centinaio di metri e ucciso da un’auto, una Honda Jazz, condotta da una donna che oggi ha 56 anni.

«Ha perso il controllo dell’utilitaria molti metri prima dell’impatto», raccontarono i testimoni che erano nelle vicinanze della tragedia. Malore, distrazione o altro? Furono queste le domande che inquirenti e parenti della vittima si fecero subito. Ora a distanza di 21 mesi, le indagini della procura rivelano un aspetto inquietante: la donna, di cui non rileviamo il nome perché diamo conto di dati sensibili che la riguardano, avrebbe raggirato la commissione medica per il rinnovo della patente.

In pratica, attraverso una auto dichiarazione, un anno e mezzo prima di quella maledetta domenica, attestò falsamente di non essere soggetta a patologie neurologiche, come ad esempio, quelle di natura epilettica. Al contrario, la donna - sempre secondo la procura - sarebbe stata invece al corrente di essere vittima di quella patologia, i cui sintomi si sarebbero presentati con una frequenza mensile.

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Ma c’è di più, perché dagli accertamenti eseguiti dalla polizia municipale, è emerso che nei sette anni precedenti, la cinquantaseienne sarebbe stata protagonista di almeno altri tre incidenti con modalità analoghe a quelle in cui ha causato la morte l’ex operaio.

Secondo la ricostruzione del pubblico ministero Antonella Tenerani, inoltre, la donna al momento dell’investimento viaggiava a una velocità di circa 60 chilometri orari, dunque superiore al limite imposto dal codice della strada e comunque eccessiva vista la presenza di un semaforo all’incrocio tra piazza Bartelloni e via della Cinta Esterna.

La procura ha però escluso dalle accuse nei confronti della donna, quella dell’omissione di soccorso, paventata in un primo momento. Dopo l’urto mortale, infatti, la conducente avrebbe proseguito la sua corsa fino a quando non è andata a scontrarsi con un’altra macchina ferma al semaforo.

È in questo quadro probatorio che a metà luglio il pm ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti della donna. Le accuse sono falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico e omicidio colposo aggravato dallo stato psicologico nel quale la donna si trovava. L’udienza davanti al giudice Beatrice Dani è stata fissata per il prossimo 14 di ottobre.

Oltre al figlio e alla moglie del ciclista scomparso, potrà costituirsi parte civile anche l’automobilista fermo al semaforo travolto e ferito dall’auto fuori controllo.

La reazione della famiglia. L’ultima immagine di Michele Bondi, 36 anni, figlio della vittima, è quella fotografata il giorno dei funerali del padre, in cui si aggrappa a una bicicletta bianca parcheggiata nel punto dov’è avvenuta la tragedia. «Da quel giorno la nostra vita è cambiata - racconta - mio padre viveva per la famiglia. Aveva un nipote che adorava, e sua madre da allora non si è più ripresa».

L’avvocato Giuseppe Ales, che rappresenta la famiglia Bondi, aggiunge: «Abbiamo sempre avuto fiducia nel lavoro dell’autorità giudiziaria e al fine di non ostacolare il lavoro della Procura abbiamo scelto di mantenere un profilo basso e soprattutto il silenzio, nonostante nell’immediatezza della tragedia sia stata sostenuta la tesi del malore alla conducente come causa della tragedia. Oggi - va avanti - questa tesi, alla luce delle indagini, è stata inequivocabilmente smentita. Ora attendiamo con fiducia l’esito dell’udienza preliminare a metà ottobre.

Giallo risarcimento. Come anticipiamo nel pezzo qui a fianco, gli avvocati della donna, Marco Talini e Francesco Agostinelli, sceglieranno come la strategia processuale quella di chiedere un rito alternativo come il patteggiamento.C’è però un nodo da sciogliere, e riguarda il risarcimento danni. Infatti, ad oggi, non è stato versato alla famiglia nemmeno un euro, né dalla conducente dell’auto, né dalla compagnia assicurativa che prima di staccare l’assegno, aspettava l’esito delle indagini.

Ora che queste hanno evidenziato un comportamento dubbio da parte della donna, potrebbero sorgere problemi con la compagnia assicurativa. E questo potrebbe rendere difficile, a meno che la diretta interessata non risarcisca i parenti, l’accoglimento di una richiesta di patteggiamento da parte del pubblico ministero.

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