Il Tirreno

Livorno

In un anno il debito di Aamps è lievitato di altri undici milioni

di Giulio Corsi
In un anno il debito di Aamps è lievitato di altri undici milioni

Livorno, Cooplat deve averne quasi 5, raddoppiati i soldi da dare a Lonzi, quadruplicati quelli verso l’erario. Ecco la fotografia finanziaria dell'azienda al 31/12/2014

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LIVORNO. Qualcuno in casa Aamps e anche in Comune si è chiesto con stupore nei mesi scorsi perché Cooplat, dopo 10 anni, non abbia ripresentato la propria candidatura per aggiudicarsi il servizio di spazzamento della città. La risposta probabilmente sta in una tabella che riporta i debiti che l’azienda di via dell’Artigianato ha accumulato nei confronti dei propri fornitori.

In totale quei debiti al 31 dicembre dell’anno scorso ammontavano a 22 milioni. Il 22% dei quali maturati proprio nei confronti della cooperativa fiorentina, che deve avere qualcosa come 4 milioni e 830mila euro.

Ma la situazione debitoria di Aamps è pesantissima anche nei confronti delle banche e dello stato. E nell’ultimo anno è precipitata: al 31 dicembre 2013 Aamps aveva contratto debiti complessivi (fornitori, banche, stato) per 38 milioni. Un anno dopo, al 31 dicembre 2014, il totale dei soldi dovuti dall’azienda di via dell’Artigianato ammontava a 49 milioni e 36mila euro: più 30%.

Nell’ultimo anno i debiti verso gli istituti di credito sono cresciuti di altri cinque milioni. E dal 2014 è esploso un problema serio anche nei confronti del fisco: i debiti in questo caso sono quadruplicati e all’Iva differita e all’Irap, si sono aggiunte le ritenute che vengono effettuate sulle retribuzioni dei dipendenti.

L’equazione città sporca-servizio non pagato. La partita più eclatante (almeno nelle dimensioni) è quella che riguarda Cooplat: Aamps è indietro di un anno e mezzo nel pagamento del servizio di spazzamento.

Forse, viene da pensare, dev’essere anche per questo che l’azienda partecipata - nonostante l’insoddisfazione più volte manifestata nei confronti del lavoro degli spazzini - non è mai arrivata a sanzionare seriamente Cooplat e non è mai riuscita ad imporre una pulizia migliore.

La lista che imbarazza il Comune. Se Cooplat è in pole position nella graduatoria dei grandi creditori di Aamps, al secondo e terzo posto di chi è in attesa di veder pagati i propri servigi, figurano due aziende livornesi: la Lonzi Metalli che deve avere 1.3 milioni di euro e la Rari, che attende una cifra di poco inferiore, un milione e 283mila euro.

E’ una lista imbarazzante, quella che pubblichiamo in questa pagina, considerando che Aamps è di proprietà al cento per cento del Comune di Livorno.

Con quale faccia Comune ed Aamps possono pretendere puntualità nei pagamenti e addirittura si permettono di aumentare la tassa rifiuti, quando loro per primi sono in ritardo di anni nel saldare i propri debiti, è la domanda che continuamente pongono le aziende che ogni giorno prestano la loro opera per via dell’Artigianato, sottolineando come ritardi nei pagamenti di questa portata potrebbero far chiudere decine di imprese.

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Nel 2014 debiti in crescita del 30%. Fino al 31 dicembre 2013 la grave situazione debitoria di Aamps sembrava in miglioramento. In quell’anno l’azienda aveva pagato 8.7 milioni di debiti rientranti nella moratoria Rosi, che aggiunti ai 5.5 milioni del 2012 avevano ridotto il maxi debito della moratoria da 21.4 milioni a 12.7.

L’anno scorso invece invece l’esposizione dell’azienda è nuovamente peggiorata. E così se al 31 dicembre 2013 i debiti di Aamps verso fornitori e banche ammontavano a 38 milioni di euro, nel 2014 la cifra è arrivata a superare i 49 milioni.

Emblematico il raddoppio del debito nei confronti della Lonzi Metalli, passato da 772.799 euro del 2013 a 1.307.108 del 31 dicembre 2014. Anche Cooplat praticamente non è mai stata pagata l’anno scorso, se è vero che da 3.1 milioni di crediti del 2013 adesso ne vanta 4.8.

Le banche aspettano 22.8 milioni. E’ stato un anno horribilis, il 2014 di Aamps, anche per i debiti verso le banche, che sono cresciuti di 5.7 milioni arrivando a 22.8 milioni. Merito (anzi, colpa) di un anticipo di 8,5 milioni richiesto a Ifitalia Bnl per coprire la rata del quarto trimestre del servizio che il Comune doveva all’azienda.

Il contratto di factoring - con cui l’azienda cede il credito derivante dal contratto di servizio col Comune - era stato stipulato a luglio 2013 dall’ex amministratore Chioini per un periodo di due anni, ma non era praticamente mai stato utilizzato durante l’epoca Cosimi (limitando così gli oneri finanziari da pagare, cioè gli interessi) fino allo scorso autunno, quando un ritardo di palazzo civico ha fatto scattare la richiesta di anticipo.

Le ritenute dei dipendenti. L’ultimo capitolo è relativo ai debiti tributari: da 474mila euro nell’ultimo anno si sono quadruplicati arrivando a un milione e 662mila euro con un aumento di 1.118.844 rispetto al 2013. Tra loro vanno contate l’Iva differita e l’Irap, ma la voce che più risalta sono le ritenute effettuate su retribuzioni e compensi di dipendenti e collaboratori in qualità di sostituto d’imposta.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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