Il Tirreno

Livorno

L’animalesco bisogno di essere feroci e giustizieri

di Cristiana Grasso

Il mondo del web si scatena contro l'uomo che ha sparato al cane: spappolato da un camion, fulminato sulla sedia elettrica, massacrato a legnate sono alcuni dei commenti

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LVIORNO. Spappolato da un camion, fulminato sulla sedia elettrica, massacrato a legnate. Ha ucciso un cane e loro lo vogliono veder morto e di brutta morte oppure vivo ma condannato all’ergastolo o alla tortura.

Commento dopo commento, offesa dopo offesa, la furia delle parole cresce come una valanga, si perdono la logica, il senso delle proporzioni, la capacità di giudizio. In questo momento non si ragiona, c’è solo sete di vendetta. E guai a chi cerca di placare la furia dell’Inquisizione 2.0 sottolinenando la colossale iniquità della barbara pena auspicata rispetto al reato commesso, rifiutando appelli al linciaggio e all’assedio: si trova subito accerchiato, “speriamo che prendano te a fucilate”, “sei peggio di quell’assassino”. Assassino, e più che una definizione è un grido di guerra. Ha ucciso un cane solo perché abbaiava, sparando sul terrazzo con una carabina, e nella piazza dei social certo non poteva sperare di passarla liscia, gesto crudele e ignobile che tocca i cuori.

Ma in quelle invettive, in quella rabbia che diventa scritta e spesso firmata, c’è qualcosa che va oltre il legittimo sdegno, la comprensibile condivizione del dolore gridato dalla padrona del povero Snoopy, il legittimo disgusto per un gesto ingiustificabile e violento. In quelle invettive c’è un’energia cattiva che fa branco, la voglia di sputare odio alzando sempre di più i toni, coalizzarsi, sentirsi forti. Accade spesso e accade soprattutto a temi “sensibili”. Accade sempre quando emerge dall’anonimato di altre migliaia di storie uguali una storia di violenza sugli animali.

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E l’animalismo c’entra fino a un certo punto, caso mai c’entra un animalesco bisogno di essere feroci. Nel suo piccolo Snoopy è un po’ Cecil, il leone ucciso dal dentista americano. Per lui, per il dentista, la gogna mediatica è diventata planetaria e incontrollabile, tanto da dover temere per la sua vita. Contro chi ha ammazzato Snoopy un furore molto più provinciale ma comunque dello stesso stampo, l’odio fatto parola o la parola fatta odio.

Eroi a quattro zampe Snoopy e Cecil, che un post commovente, una foto di caccia rubata e sparata in Rete, hanno reso vittime speciali. Vittime anche di chi ha usato la loro morte solo per sfogare un’aggressività che ha bisogno di catalizzatori e tastiera.

Perché è facile sfogarsi invocando il patibolo per gli assassini di Snoopy e Cecil, più difficile impegnarsi seriamente per difendere i diritti dei più deboli, degli animali e non solo.

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