Il Tirreno

Livorno

«Ha ucciso il mio cane: paghi, ma no a linciaggi e gogne»

di Federico Lazzotti
«Ha ucciso il mio cane: paghi, ma no a linciaggi e gogne»

La proprietaria del cane ammazzato con una carabina una settimana fa parla  dopo la confessione del colpevole: mi ha rovinato la vita, non dormo più

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LIVORNO. Per capire fino in fondo il dolore di Anna Rita Vincenzoni, padrona orfana del suo cane, bisogna entrare nell’appartamento dove vive, in via Don Davide Albertario, quartiere Corea. Alle pareti ci sono le foto di Snoopy, meticcio di sette anni ucciso una settimana fa, colpito a morte da una fucilata sparata da un vicino che ha poi confessato ai carabinieri chiedendo scusa.

Sul terrazzo dove la donna ha trovato l’animale senza vita, la ciotola dell’acqua è piena. «La cambio tutti i giorni anche adesso che il mio angelo non c’è più - racconta - . Devo ammettere che non è un momento facile, questa perdita non l’ho ancora accettata. La notte non dormo, ho la tachicardia e credo che dovrò andare da uno psicologo. La mia vita in passato - ammette - è stata costellata da perdite molto dolorose, questa è l’ennesima, ma la più difficile da superare. Spero almeno che Snoopy si sia sacrificato affinché cose simili non accadano più».

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Signora, ha visto che il responsabile della morte del suo cane si è costituito e ha chiesto scusa?

«Si, ho letto il giornale, ma per quello che ha fatto non ci sono scusanti. Un cane può anche abbaiare, ma anche se uno desidera protestare ci sono delle maniere per farlo: non esiste prendere in mano un fucile e sparare e poi dire che lo voleva solo intimidire. Bastava che aspettasse uno di noi sotto casa oppure suonasse il campanello e ci dicesse di farlo smettere. Quella maledetta mattina siamo stati fuori da casa appena venti minuti: dalle 7,15 alle 7,35. È in quel lasso di tempo che Snoopy è stato colpito e ucciso. È stato un gesto scriteriato, punto e basta».

Soprattutto su Facebook, in molti si sono scagliati contro il responsabile auspicando un linciaggio nei suoi confronti e una gogna pubblica. Lei invece che cosa vorrebbe in questo momento?

«Quello che vorrei davvero è una cosa irrealizzabile. Così non mi resta che desiderare che la giustizia penale faccia il suo corso e che il responsabile paghi per quello che ha commesso in base alle leggi che esistono sulla tutela degli animali. In questi giorni, purtroppo, ho navigato molto su Internet, mi sono informata e ho scoperto che le punizioni esistono. Per il resto io sono cattolica e penso che chi commette una cosa del genere debba fare i conti con la propria coscienza. Ecco, solo questo vorrei. Ma nessuna giustizia sommaria, non serve a niente, non è certo con il linciaggio o con la gogna che si fa giustizia».

Dunque nessun perdono nonostante le scuse e il pentimento?

«No, nessun perdono e nessun incontro con chi ha ucciso quello che consideravo un figlio: non me la sento. Capisce che io Snoopy l’ho visto crescere, ci siamo dati amore per sette anni. E dire che i primi giorni, sognavo di trovarmi davanti la persona che gli ha sparato, avevo tanta rabbia dentro. Avrei voluto dirgli: “Ma come diavolo hai potuto”. Ora no. Ora voglio cercare superare questo momento».

Se da un lato c’è il dolore per la perdita del cane, dall’altro c’è da sottolineare come a livello popolare sia esplosa una solidarietà, mai vista...

«Una partecipazione che effettivamente ha stupito anche me. Tutte queste persone non so come ringraziarle. Mi stanno dando la forza per cercare di superare questo dramma. I miei vicini di casa quando mi incontrano, mi abbracciano e mi consolano».

In questo momento forse prendere un altro cane e dare il suo affetto a chi ne ha bisogno potrebbe essere un modo per superare la perdita...

«Beh, senza dubbio quando mi sentirò pronta lo farò, anche se sono certa che non potrà colmare il vuoto che ha lasciato Snoopy dentro di me. Ora lo immagino come un angelo che si è sacrificato per gli altri animali uccisi».

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