Il Tirreno

Livorno

Sinistra in lutto, si è spento Oriano Niccolai

Mauro Zucchelli
Sinistra in lutto, si è spento Oriano Niccolai

13 MINUTI DI LETTURA





[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.11915747:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2015/08/11/news/alla-svs-la-camera-ardente-martedi-alle-16-la-commemorazione-1.11915747]]

LIVORNO. Esterno notte, Cagliari, prima metà anni ’60. Quanto sono diversi eppure quanto sono uguali quei due tipi a zonzo sul lungomare. L’uno è toscano e gioviale: parla, spiega, argomenta. L’altro, sardo e chiuso: se ne sta zitto e sembra vagare con i pensieri chissà dove. Il primo è Oriano Niccolai, giovane funzionario Pci mandato da Botteghe Oscure in missione sull'isola; il secondo è Enrico Berlinguer, allora numero due dei comunisti sardi, prima di diventare il leader che costruirà il più grande partito comunista d'Occidente negli anni '70. Esili l’uno più dell’altro: basti pensare al Berlinguer che sembra uno scricciolo in braccio a Roberto Benigni che un gigante non è.

MA LA CARRIERA PROPRIO NO. Ricordare questo fotogramma adesso che Oriano non c'è più non vuol dire rammentarne le amicizie importanti ma, al contrario, vederlo con gli occhiali di un modo così berlingueriano di fare politica: «Carriera politica? Zero. Mai diventato nemmeno consigliere di circoscrizione», diceva di sé Oriano. Figurarsi che con Berlinguer aveva diviso l'appartamentino del partito, talmente frugale da sembrare una celletta francescana.

Non fatevi ingannare dal carattere mite, per tipi così ci vuole coraggio da esploratore.L'aveva fatto in Sardegna, appunto: a dorso di mulo per girare un documentario per raccontare le voci di dentro dell'isola, banditismo incluso.
L'aveva fatto per una dozzina di anni fra Sicilia e Calabria: a tu per tu con Pio La Torre ammazzato dalla mafia; e anche lui l'aveva passata liscia per un pelo, visto che a Caltanissetta i fascisti gli sparavano contro le finestre e che in extremis scansò a Catania il ricovero in ospedale dal quale gli avevano preannunciato sarebbe uscito solo morto.
L'aveva fatto andando alla scoperta della grafica: inventando un filone di comunicazione politica che ne aveva fatto il creativo del Pci («le grandi agenzie gli facevano ponti d’oro ma non erano i soldi quel che gli interessava», racconta il figlio Gianni).

IL DNA DEL RIBELLE FRA BRIGANTI E SCHIOPPETTATE. Del resto, un po’ di sangue ribelle l’aveva nel dna, come dicono i familiari. Il nonno apparteneva al ceppo del banditismo sociale tipo Tiburzi («per dieci anni alla “macchia”»), lo zio aveva tirato una fucilata al fattore che voleva la sua promessa sposa, un altro parente era scappato con lo schioppo dalla visita di leva...

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.8077529:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2013/11/09/news/mezzo-secolo-con-i-manifesti-del-creativo-rosso-1.8077529]]

No, niente ascesa per li rami della politica dentro le istituzioni. Neppure la qualifica ufficiale di giornalista («non ho patenti, neanche quella per guidare», scherzava lui). Però sarebbe davvero sciocco limitare l'attività di Oriano Niccolai – 85 anni, compleanno nello stesso giorno del giudice Falcone, di papa Wojtyla e dell’architetto Gropius – entro il perimetro delle convenzioni linguistiche che lo catalogavano come funzionario di partito addetto alla propaganda: guai a crederlo solo come un oscuro apparatnicki sovietico, rinchiuso nelle logiche astruse della fedeltà ottusa all'organizzazione. Semmai, il contatto con gli intellettuali come Nanni Loy, gli scontri perfino con mostri sacri come Renato Guttuso su come si dovesse fare un manifesto, l’amicizia dei fratelli Taviani e di Morricone (così come di Gianni Rodari che, in una delle sue storie per ragazzi, gli avrebbe ritagliato addosso la figura di Giovannino Perdigiorno, tanto era trasognato il modo di Oriano di leggere la realtà sempre a caccia di un “altrove”, di cartelli che portassero scritto “più in là”).

MEGLIO IL "NOI" CHE LA SOMMA DI TANTI "IO". In effetti, la sua proverbiale distrazione cos’era se non un continuo vagare nei propri pensieri per trovare uno spunto? Dietro tutto questo c’era l’idea di un impegno gratuito e totale, di una appartenenza a una comunità prima ancora che a un partito. Il suo Pci non era un covo di verginelle ma – racconterà in una delle rare interviste – «sentivo che eravamo un “noi” invece che solo la somma di tanti “io”», sentiva che i legami non erano «svaporati come gazzosa sfatta».

L'imprinting gli veniva da quella straordinaria invenzione che è stata il “nido delle aquile”: un bugigattolo della federazione Pci in zona Attias dov'era la covata di un team di intelligenze più attente alla letteratura francese che alla nomenklatura bulgara. C'erano cervelli come Silvano Filippelli («oggi ingiustamente dimenticato», diceva Oriano), come Mario Lenzi che inventerà un modo di fare giornali e giornalismo, come Badaloni e Bartalucci.

L'ARTE DEL DUBBIO E L’ESTRO DELL'ARTIGIANO. Proprio nel cuore del suo ufficio stampa e propaganda, anziché il pilastro delle granitiche certezze di partito, c’era paradossalmente la cultura del dubbio: nasceva dal fatto che stava al crocevia: da un lato, l’abnegazione dell’operaio che vendeva l’Unità di casa in casa; dall’altra, la frequentazione di figure come Tono Zancanaro, Renato Guttuso o Albe Steiner che hanno lasciato una impronta forte nella comunicazione grafica.

Il terzo ingrediente della ricetta era una straordinaria abilità manuale: da artigiano della comunicazione in mancanza di quattrini, si ingegnò a fare le matrici con il traforo. Con qualche idea folgorante anche per la festa dell'Unità targata Livorno; nel '63 una freccia illuminata a Villa Regina, poi un dado tutto luce, a fine an ni ’70 un neon lungo 350 metri alla Rotonda.

Ma quel che vedeva oggi nella comunicazione politica non gli piaceva più. L’aveva detto al Tirreno: «La ricerca dell'effetto scenico è proporzionale all'assenza di cose da dire: devi fare tanti fiocchetti sulla scatola se dentro non c'è nulla. E la ricerca del consenso è un tentativo di catturarlo, impossessarsene e giocarselo ai tavoli che contano. Ma, secondo me, non c'è un “noi”».

Intervista a Oriano Niccolai

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.1867605:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2010/05/17/news/oriano-niccolai-gli-ottant-anni-del-creativo-rosso-1.1867605]]

 

Ecco come viene ricordato negli interventi.

MARCO FILIPPI (senatore Pd). Si è spento Oriano Niccolai. È avvenuto in un letto d'ospedale del reparto cure palliative, segno distintivo di una cultura di civiltà che nella nostra città continua a sopravvivere! Contornato dall'affetto e dalla premurosa cura dei suoi familiari e ricevendo visite di persone che negli anni gli hanno voluto bene e che erano a lui riconoscenti. Gli ultimi giorni sono stati, da parte di molti, un accompagnarlo verso...

Oriano è stato l'uomo della comunicazione per più di una generazione della classe politica livornese proveniente dal PCI poi via via fino al PD. È stato un grafico eccellente, ma per noi di certo molto di più. Un professionista del linguaggio, un rigoroso correttore di bozze ma soprattutto un compagno schierato. In federazione godeva di una particolare venerazione specie dai più giovani, forse per la sua capacità unica di essere al contempo raffinato e colto ma anche schietto e diretto.

Una persona rara per limpidezza e generosità. Portavamo a lui problemi e lui semplicemente con pazienza e con il dialogo trovava insieme a noi le soluzioni. Di lui dicevamo che avrebbe potuto fare "soldi a palate" come altri peggiori di lui hanno fatto nella grafica pubblicitaria. Se ciò non è avvenuto, si è sempre detto, è perché Oriano era rimasto un comunista. Preferiva la ragione di una nobile causa, come l'emancipazione delle classi meno abbienti, piuttosto che il facile guadagno al servizio di una persona o di una causa fasulla.

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.11915621:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2015/08/10/news/compagni-e-fratelli-dal-47-le-nostre-vite-parallele-1.11915621]]

A  lui tra moltissime cose gli devo senza dubbio la conoscenza di Sergio Staino, suo amico personale, e che grazie a lui omaggiò la Festa dell'Unita di Livorno del 2001 con una serie di manifesti sulla storia della sinistra e dell'auto. Una inverosimile rassegna di eventi storiografici e di modelli di auto che ripercorrevano l'evoluzione della sinistra in concomitanza con il progresso automobilistico. Ma il tratto più distintivo di Oriano secondo me è stato appunto il suo rapporto con i giovani, assolvendo anche ad una funzione pedagogica insuperabile. "Bimbo! Parla come mangi perché così non si capisce niente!". Quante volte ce lo ha  detto...

Ecco ci mancherà quel punto di riferimento autorevole e colto che aveva deciso di mettersi al servizio degli altri per la difesa dei più deboli. Recentemente la fondazione dei Democratici di Sinistra gli aveva fatto omaggio di una bellissima mostra al Museo di Storia Naturale. Purtroppo le sue condizioni di salute non gli permisero di essere presente all'inaugurazione, ma forse fu quella l'ultima volta che la sinistra ebbe modo di rendergli il giusto omaggio di riconoscenza da vivo.

Dire che ci mancherà è una frase troppo banale. Forse con lui si chiude davvero, anche per Livorno, una stagione di dirigenti politici del PCI che dal dopoguerra ci ha accompagnato fino ai giorni nostri. D'ora in avanti c'è solo il mare aperto! Spero per me, ma soprattutto per quelli più giovani di me che hanno comunque avuto il privilegio di conoscerlo, di poterne portare in dote i mille insegnamenti ricevuti, perché, come diceva in confidenza, prima di saper fare politica, bisogna saper stare al mondo! Per tutto questo e molto altro ancora...semplicemente grazie ORIANO!

ISTORECO. «Con Oriano se n’è andato, prima di tutto, un amico, poi un compagno con cui ho condiviso un’avventura intellettuale ed umana che aveva come fulcro i suoi manifesti, la sua grandissima capacità grafica e di comunicatore. Ma con Oriano è tutto l’Istoreco che perde uno dei suoi primi e più importanti sostenitori».

Con queste parole Catia Sonetti, direttore dell’Istituto storico della Resistenza e della società contemporanea di Livorno, ricorda Oriano Niccolai nel giorno della sua scomparsa. Oriano ha infatti accompagnato l’Istoreco fin dalla sua nascita nel 2008. Fu grazie alla sua disponibilità che l’Istoreco ebbe subito il privilegio di accogliere e conservare tutta la sua produzione grafica e quella dell’ex Federazione del Pci di Livorno. Non solo: con la sua inconfondibile raffinatezza creativa Oriano ha dato un’impronta e uno stile elegante e riconoscibile ai prodotti grafici dell’Istituto. Per l’Istoreco ha costruito manifesti dalle linee semplici e pulite, riuscendo con estrema lucidità a sintetizzate nel titolo esatto il senso del convegno, a centrare il problema storiografico, a cogliere in una foto l’essenza vera del personaggio a cui quel convegno era dedicato.

Il rapporto si è consolidato nel corso di un quadriennio che l’Istoreco ha dedicato alla cura e alla valorizzazione dei suoi manifesti. Del patrimonio di oltre 2.000 manifesti politici conservati dall’Istituto, circa due terzi portano infatti la firma di Niccolai. In questi ultimi anni, anche se indebolito dalla malattia, Oriano ha passato intere giornate all’Istoreco davanti ad un computer acceso e ad un registratore in moto, affiancato da Margherita Paoletti che lo ha sollecitato a ricordare i retroscena di ogni manifesto, a ricucire il tessuto personale e politico che stava dentro ogni singola realizzazione, a restituire le sfumature, il senso del suo lavoro e del suo universo creativo.

«Da tutta quella avventura – ricorda Sonetti - è nata la più bella iniziativa realizzata fino a qui dall’Istoreco, la Mostra, Rosso creativo: Oriano Niccolai 50 anni di manifesti incorniciata dal tratto grafico di uno dei suoi più promettenti allievi, Daniele  Tabellini, in arte Fupete e realizzata da Elena Martongelli con la collaborazione di Margherita Paoletti e Valentina Sorbi. Tutte queste persone sono oggi più tristi perché la perdita di Oriano rappresenta per ciascuno di loro un segno meno da aggiungere alla loro biografia».

«Faremo di tutto, come amici di Oriano, come collaboratori dell’Istoreco – conclude Sonetti - affinché il suo patrimonio sia difeso e diffuso, divulgato e valorizzato. Ma oggi permetteteci di essere solo persone vicine a tutti gli altri, livornesi e non, che lo piangono».

GRAZIE ORIANOOriano Niccolai ci ha lasciati. Nel Pci e nella sinistra livornese ha svolto un ruolo fondamentale: ha...

Posted by Gianfranco Simoncini on Lunedì 10 agosto 2015

LORENZO BACCI (segretario Pd). Vero e proprio patrimonio umano di idee e opere della sinistra livornese. Oggi Oriano ci ha lasciato, ma non ci abbandoneranno mai il suo esempio, la sua creatività ed i suoi nobili ideali.

FRANCESCO GAZZETTI (consigliere regionale Pd). Apprendo con grande dolore la notizia della scomparsa di Oriano Niccolai. La sua è stata una figura fondamentale per la politica livornese ma anche per la costruzione a livello nazionale di innovative esperienze nel settore della comunicazione politica. Celebre il suo rapporto di amicizia e stima reciproca con Enrico Berlinguer. Così come sono indimenticabili slogan e manifesti che hanno accompagnato eventi e campagne politiche.

Lo andai a trovare insieme a Claudio Seriacopi alcuni mesi fa e passammo un pomeriggio che resterà per me un ricordo preziosissimo. Le sue opere, le sue idee e le sue intuizioni rappresentano per tutti noi un patrimonio che non va assolutamente disperso e dimenticato ed io mi impegnerò in tal senso. Ai familiari del Rosso Creativo, cosi come lo chiamò il grande Luciano De Majo, giungano le mie più sentite condoglianze.

ALESSANDRO COSIMI (ex sindaco). La morte è sempre la fine di un mondo . La morte di Oriano, non me ne vorranno i suoi cari, è molto di piu'. Oriano era un uomo di cultura profonda apprezzato dalla Città intera che aveva deciso che la politica era il motore della redistribuzione della ricchezza culturale e non il mercato. Si era messo a disposizione di un progetto, elidendo ogni proposta, che fosse di guadagno personale, con la propria arte.

Anche con un pizzico di narcisismo, si divertiva ad inventare a creare, stupendo, non solo chi gli era abitualmente vicino, ma soprattutto chi non riusciva a capire come un professionista di quel livello donasse alla politica le proprie facoltà espressive. Le sue campagne elettorali, i suoi manifesti, avevano la capacità di suscitare emozioni e spirito di comunità, ma non erano mai sganciati da una riflessione politica che guardasse oltre il momento. Forse il punto è proprio questo, Oriano ha vissuto la propria appartenenza politica come un antidoto allo svilupparsi di una società tecno industrializzata, che ha inondato le nostre vite di universali, continue ed onnipresenti esperienze di informazione e produzione culturale, tali da far smarrire il senso di comprensione del valore delle arti, cioè della  loro funzione di parametri per capire ciò che è buono o cattivo e di portatrici di verità, bellezza e catarsi.

Credo di poter dire che Oriano ha redistribuito tanta ricchezza culturale, e che questo era il suo modo di essere un Compagno. I suoi cari, che oggi ne soffrono la perdita, come babbo, come marito, debbono essere orgogliosi di ciò che ha donato a questa città.

MARCO SUSINI (ex deputato). Ho conosciuto Oriano Niccolai alla fine degli anni ’70. Egli era già da tempo un autorevole dirigente del PCI e un punto di riferimento essenziale per i segretari che si succedevano alla guida della Federazione livornese, da Bernini a Bussotti. Oriano era il “deus ex machina” di tutte le attività editoriali e di propaganda. Senza il suo “imprimatur” non sarebbe uscito né un manifesto né un volantino. Egli univa ad una profonda cultura politica una straordinaria capacità di scrittura, trasformando anche gli argomenti più complessi in frasi semplici e chiare.

Nonostante la sua estrema modestia e il suo carattere riservato Oriano era riuscito a farsi apprezzare anche ben oltre i confini della città. Fu infatti più volte chiamato dalla direzione nazionale del PCI a seguire le campagne elettorali in diverse zone del Paese, in particolare in Sicilia dove fu stretto collaboratore di Achille Occhetto ed Emanuele Macaluso. Sempre mite e sorridente, con la penna in mano e la sigaretta in bocca, così ricorderemo il nostro Oriano, davvero un pezzo di storia della sinistra livornese e una figura esemplare di quella straordinaria vicenda politica e umana che è stato il PCI.

DINORA MAMBRINI (Gd). Con profonda commozione apprendo la notizia che il grande amico e compagno Oriano Niccolai ci ha lasciati. Per me e tutti i ragazzi della Sinistra Giovanile prima e dei Giovani Democratici poi è stato un grande punto di riferimento... ho preparato decine e decine di volantini con Oriano e tutte le volte che ho inviato un volantino per una nostra iniziativa mi sono chiesta sempre se a Oriano sarebbe piaciuto! Sono davvero, sinceramente commossa! Sono stata molto fortunata ad averlo conosciuto.

Ricordo il primo volantino che abbiamo messo su insieme... avevo 20 anni (ora e ho 31!), mi ero avvicinata da poco all'attività politica e ignoravo che quel signore così gentile, garbato e disponibile che mi dava delle dritte così azzeccate avesse conosciuto e fosse stimato da persone del calibro di Nanni Loy, Renato Guttuso, Gianni Rodari o Enrico Berlinguer. Non lo sapevo, eppure ho sentito subito che quel sincero aiuto mi stava venendo da un grande: sentivo la sua grande passione, apprezzavo la sua competenza, percepivo quanto credeva davvero in noi giovani. Grazie, Oriano, non ti dimenticherò mai!

 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web