Il Tirreno

Livorno

il ricordo di mauro nocchi

"Compagni e fratelli, dal '47 le nostre vite parallele"

Mauro Nocchi, ex presidente dell'Arci, una vita di impegno a sinistra, ricorda così Oriano Niccolai

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Ciao compagno Oriano, ti ricordi? Ci siamo conosciuti nel lontano 1947. Te abitavi in via della Padula. Io, con la mia famiglia, in un allogio di fortuna assegnatoci dal CLN, dove abitava anche Osmana futura moglie di Garibaldo Benifei, in Via delle Colline al n.55. Te, di poco più grande di me, frequentavi il convitto dei Salesiani ed eri già alla fine delle scuole medie. Io, a causa del fascismo e della guerra,ormai grandiglione, frequentavo ancora le scuole elementari. Ci incontravamo nel pomeriggio al Circolo Colline, con la prof.Valchiria Gattavecchi, per dare vita (e poi dirigere) all'Ass.Pionieri d'Italia, che era presieduta, a livello nazionale, dal grande Gianni Rodari.

Di quel periodo conservo ancora tue lettere, da Parigi (dove andavi a trovare tua sorella) e da Roccatederighi (dove andavi in vacanza) ,nelle quali mi chiedevi notizie di Livorno e sull'attività della Associazione. Tu, dopo passasti alla FGCI, con Segretario Provinciale Bino Raugi. Io rimasi nei Pionieri, per qualche altro mese. Tu, dopo il complicato acquisto di Villa Regina (dove facevamo storiche Feste del'Unità), ancora diroccata, andasti in alcune stanze appena agibil; io, invece, in uno dei due Torrini che si trovano all'ingresso del Viale alberato. Tu, che manifestasti subito una grande capacità nell'arte grafica, alla scuola di Nelusco Giachini (che se  mettevi sul mercato ti avrebbe fruttato un patrimonio), fosti subito impegnato a sintetizzare gli obbiettivi politici in documenti, manifesti e volantini unici.

Poi ci ritrovammo nella  FGCI, dove conoscemmo meglio le nostre compagne, Marna e Iolanda, che hanno condiviso con noi il resto della vita, non sempre facile e serena, "passata al Partito". Tu, sempre più bravo, portato naturalmente   a sintetizzare il dibattito politico interno, alimentato da compagni come Nicola Badaloni, Io, insopportabilmente ribelle, venivo impegnato nella diffusione capillare di cio che tu producevi e della tanta stampa periodica che il Partito produceva nazionalmente. In seguito, non posso non ricordare, quando coordinavi il lavoro del "magazzino di Via Galilei", con Valter Cecchi, Vittori, Rosini e il formidabile gruppo della FGCI  per produrre splendidi pannelli per le Feste de l'Unità. Io, invece, ero mpegnato, con tanti altri compagni, a costrirne e smontarne le strutture, con gli indimenticabili Licio Lecchini, Renzo Giacomelli, Sergio Caioni e Messerini. In Piazza della Repubblica, alla Rotonda di Ardenza, nella zona Stadio, fino a quella Nazionale (quasi distrutta, l'ultimo giorno, dal temporale) all'Ippodromo Caprilli, nel l969.

Dopo, fosti impegnato, spesso, a coordinare le tante campagne elettorali in giro per l'Italia, durante le quali conoscesti bene Enrico Berlinguer. Io, quasi per punizione,  venni messo "a disposizione" dell'ARCI. Ma non ci siamo mai persi di vista e ci siamo sempre stimati e considerati come fratelli.

Dopo la clamorosa implosione dei residui della Rivoluzione de 1917. Ci siamo ritrovati, assieme alla compagna Edda Fagni ed a tanti altri, ad opporci allo scioglimento del Pci. A Rimini fummo sconfitti e li venne deciso di dare vita ad "una cosa" ancora non definita. Tu, finchè hai potuto, facendo appello alla tua fiducia innata, hai seguito le varie trasformazioni programmate "da dopo Rimini". Io ho fatto un po' di tentativi per ritrovare il bandolo che si ricollegasse alle mie convinzioni ideali ed alla storia della mia famiglia, ma sono ancora alla "ricerca dell'anello mancante", pur continuando a sperare in una ricomposizione dell'unità di tutte le forze della sinistra che, malgrado i numerosi proclami,vedo sempre più difficile, anche se non impossibile.

Ambedue, dopo la nostra "scelta di vita", ci siamo trovati con una pensione, da "metalmeccanici di terzo livello", che ci ha permesso appena di vivere. Ma abbiamo fatto le nostre scelte con assoluta sincerità, senza secondi fini, sempre dalla parte delle classi più deboli. Per questo, non abbiamo mai smesso di sentirci compagni e di volerci bene come fratelli. Condividendo questi sentimenti con le nostre compagne e trasmettendoli ai nostri figli Gianni,Gianna e Dalia, non "indifferenti" di fronte alle tante ingiustizie del momdo moderno . E questo è quanto di meglio si possa lasciare, dopo una vita nella quale non ci siamo mai dati per vinti. Addio, compagno fraterno Oriano. Un grande abbraccio. Noi non ti dimenticheremo finchè vivremo.

Mauro Nocchi
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