Il Tirreno

Livorno

Muore di notte al pronto soccorso La famiglia avvertita dopo 12 ore

di Giulio Corsi
Sebastiano Saba è morto al pronto soccorso martedì notte
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Sebastiano Saba è morto al pronto soccorso martedì notte

Livorno, Sebastiano Saba aveva 61 anni, portato in ospedale dopo un malore ha avvertito l’ex moglie: «Tutto bene». Poco dopo è spirato, ma i parenti hanno scoperto del decesso il giorno successivo telefonando al suo cellulare. L'Asl: "Abbiamo rispettato le procedure e avvertito i carabinieri"

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LIVORNO. «Nostro padre è stato portato al pronto soccorso alle 21 di martedì sera da un’ambulanza della Misericordia. L’hanno prelevato da casa di nostra madre, da cui era separato, in via Costanza. Aveva rimesso, non si sentiva bene. Alle 23.15 ha telefonato a mamma dicendole di non preoccuparsi, che gli avevano fatto degli esami ed era su una barella, in attesa delle risposte. E’ stata l’ultima telefonata che ha fatto, le ultime parole che ha detto. Poco dopo è morto. Ma nessuno ci ha avvertito. L’abbiamo scoperto a mezzogiorno del mercoledì: dopo aver provato per ore a telefonare al suo cellulare che suonava a vuoto, alla fine ci ha risposto una persona, probabilmente un infermiere, dicendoci che era il caso che venissimo in ospedale subito, perché era successo qualcosa di grave».

Quattro giorni dopo il decesso è un mix di dolore, rabbia e smarrimento quello di Alessandra Saba, di sua sorella Luisa e del fratello Daniele. «Vogliamo sapere come è morto nostro padre, a che ora, vogliamo sapere com’è possibile che una persona muoia al pronto soccorso e per 12 ore nessuno avverta i familiari».

Sebastiano Saba, lavoratore edile, aveva 61 anni. «Stava bene, non aveva particolari problemi e da quel che ci hanno detto in ospedale anche le analisi erano buone», raccontano i figli. Per capire le cause della morte domani sarà effettuata l’autopsia. L’esame è stato richiesto dall’Asl ma anche la famiglia ha presentato un esposto in procura, assistita dall’avvocato Ettore Puppo. «Non accusiamo nessuno - dicono i tre fratelli Saba -, ma vogliamo delle risposte che non ci sono state date in questi giorni. Vogliamo sapere a che ora è morto nostro padre. Parlando col primario, mercoledì pomeriggio, ci ha detto che era successo tra mezzanotte e mezzanotte e mezzo, poi un altro medico ci ha detto poco prima dell’una, a nostro zio è stato detto alle due e mezzo. Possibile che non si possa sapere l’ora esatta? E poi vogliamo sapere com’è successo: era monitorato, era stato lasciato solo, era ancora su una barella o in un letto? E visto che stava bene, com’è possibile che sia morto al pronto soccorso, cioè in quello che dovrebbe essere il posto più sicuro per chiunque? L’ultima questione che non ci dà pace è quella della comunicazione del decesso: il 118 sapeva l’indirizzo in cui era stato prelevato, la Misericordia pure, bastava prendere il cellulare per vedere la rubrica, le ultime chiamate fatte per allertarci, il numero di noi figli, che eravamo fuori Livorno ma avevamo i telefoni accesi. E invece l’abbiamo scoperto all’ora di pranzo del mercoledì, dopo decine di telefonate a vuoto, mentre lui era già stato portato all’obitorio».

«Abbiamo rispettato la procedura», è la replica dell’Asl 6. «Al momento del decesso l’unico riferimento che avevamo era quello della ex moglie che però, in quanto ex, non è assimilabile ad un parente e dunque non eravamo autorizzati a rilasciarle un’informazione sanitaria - spiegano da viale Alfieri -. Dal documento siamo risaliti all’indirizzo di Saba, in via delle Cateratte, ma non abbiamo trovato nessuno. A quel punto come da prassi, sono stati avvertiti i carabinieri, incaricati di informare i figli. Quando la mattina di mercoledì ci è stato comunicato che nessun parente era stato rintracciato, allora si è deciso di rispondere al telefonino che squillava».

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