Gioco
Cane ucciso, il responsabile confessa: «Ho sparato, volevo solo spaventarlo»
Livorno, dopo il sequestro della carabina si è costituito il responsabile della morte di Snoopy: abbaiava, volevo farlo smettere
LIVORNO. È sconvolto e dice di non dormire da giorni «per il senso di colpa». Racconta di aver sparato dopo «essere rientrato a casa dal turno di notte», e di aver premuto il grilletto dalla finestra «solo per fare smettere il cane di abbaiare, perché non riuscivo a dormire». E giura, infine, che non aveva nessuna intenzione di uccidere. A distanza di sei giorni dalla morte del cane Snoopy, meticcio di sette anni trovato morto sul terrazzo dai padroni, in via Don Davide Albertario, quartiere Corea, l’indagine per risalire al responsabile è arrivata a una svolta decisiva.
L’uomo dal quale i carabinieri giovedì sono andati a bussare sequestrandogli una carabina rintracciata grazie al registro delle vendite, il giorno successivo si è presentato in caserma e ha confessato: «Sono stato io». Si tratta di un livornese di 37 anni che lavora in porto e abita a pochi palazzi di distanza dai padroni di Snoopy. E la sua terrazza che in linea d’aria dista una cinquantina di metri da quella teatro dell’uccisione. Nella lunga deposizione che adesso dovrà ripetere davanti al pubblico ministero Gianfranco Petralia, ha spiegato anche di avere paura «per le conseguenze che potrebbero capitargli». In molti, infatti, hanno invocato - soprattutto su Facebook - il linciaggio e la pubblica gogna per il responsabile del cane.
«Quando ho sparato - ha detto - ho mirato al terrazzo. Ero distante, mai avrei pensato di poterlo colpire». Invece il pallino - l’autopsia dovrà dare l’ultima conferma - ha perforato l’arteria dell’aorta dell’animale provocandone il decesso. Agli investigatori ha spiegato anche di aver comprato quella carabina giocattolo, «una decina di giorni prima», e di averla provata qualche volta in campagna, mirando ai topi: «Li ho colpiti ma loro scappavano, quindi pensavo che quell’arma non potesse certo uccidere. Il giorno dopo - prosegue- quando ho letto la notizia non ci potevo credere».
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Ora il trentasettenne è indagato con l’accusa di uccisione di animali, un reato per il quale si rischiano fino a due anni di reclusione. Ma le indagini non si fermano qui. I carabinieri stanno infatti appurando se in passato si siano verificati episodi simili. Spiega l’avvocato Filippo Di Rocca che difende il reo confesso. «La prima cosa che voglio dire è che il mio cliente è distrutto e molto dispiaciuto per quello che ha fatto. Per quello che riguarda l’aspetto penale, dovremmo analizzare bene quanto è accaduto». Il reato di uccisione di animale, infatti, è legato alla crudeltà del gesto. «Ma ripeto: non c’era nessuna intenzione da parte sua di fare del male».
C’è però un’altra riflessione che l’avvocato vuole condividere. «L’arma che ha ucciso il cane può essere comprata da chiunque abbia compiuto i 18 anni, senza alcuna limitazione e senza la necessità di essere in possesso di un porto d’armi». Difficile, se non impossibile, spiegare o in qualche modo giustificare ai proprietari di Snoopy che da giorni chiedono giustizia quello che è capitato al proprio animale. Sono stati loro, all’indomani della scoperta della carcassa dell’animale sul terrazzo, avvenuta martedì mattina, a scrivere un lungo messaggio che ha commosso e indignato il web.
«Corea una volta era un’oasi di pace: tutti ci volevamo bene, oggi è diventato il Bronx. C’è persino qualcuno che si “diverte” a sparare dalle finestre sugli animali del quartiere. Come si fa ad uccidere un cane con questo sguardo. Tu vigliacco assassino mi hai tolto la vita, ma per te non ci sarà scampo, te lo giuro. Prima o poi pagherai la morte di questo "figlio" mio, il mio adorato Snoopy». Adesso toccherà agli investigatori accertare se si è trattato di un tragico incidente come giura l’uomo che ha sparato o se invece c’era un piano, come sospettano i proprietari.
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