Il Tirreno

Livorno

«Volete più porta a porta? Sappiate che costa caro»

«Volete più porta a porta? Sappiate che costa caro»

La Cgil replica alle accuse di scarsa efficienza e di assenteismo record del personale «Il costo del lavoro è aumentato per le reinternalizzazioni che hanno portato risparmi»

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LIVORNO. Il porta a porta ha un costo e se l’azienda o l’amministrazione hanno intenzione di puntarci devono esser pronte a metter mano al portafogli. E’ in sintesi il messaggio che lancia il segretario della funzione pubblica della Cgil Giovanni Golino entrando nel dibattito sul piano industriale e nella polemica in corso sul progetto dell’estensione a 30mila livornesi del servizio individuale di raccolta rifiuti.

Non c’era Golino, all’incontro preliminare all’assemblea dei soci di ieri pomeriggio tra sindaco, presidente di Aamps e sindacati. Ma le sue parole al Tirreno ben sintetizzano - con toni sicuramente meno morbidi di quelli usati ieri - la posizione del sindacato.

Al centro dell’intervento del segretario Cgil ci sono soprattutto i lavoratori. E il loro costo, che secondo il rapporto scritto dal presidente di Aamps Aldo Iacomelli e riportato dal giornale nei giorni scorsi, negli ultimi tre anni è lievitato del 9%, molto più di quel che è successo per la produzione (più 3%).

«L'analisi sull'andamento degli stipendi deve essere inserita nel quadro di investimenti che Aamps ha effettuato nel triennio 2012/2014 - puntualizza Golino -, in particolare il rapporto stipendi/produzione nel 2012 è stato pari al 38,28%, mentre nel 2014 ha raggiunto il 40,41%, con un aumento solo del 2,13%. Ma questa lieve crescita è dovuta alla scelta di avviare la raccolta porta a porta, attività "people-intensive" ovvero con forte apporto di forza lavoro operaia».

Spiegazione che lo stesso Iacomelli aveva ben evidenziato nel suo rapporto. E’ da qui che Golino parte per mettere qualche puntino sulle “i” rispetto al futuro: «E’ opportuno chiarire che questo servizio ha un costo, che si aggiunge agli attuali, pari a 40mila euro per ogni lavoratore assunto, più l'acquisto dei mezzi necessari con costo unitario intorno ai 150mila euro, che mediamente consumeranno 10mila euro l'anno di carburante, oltre agli altri costi accessori. Ma il personale - aggiunge Golino - è aumentato anche per la reinternalizzazione di diversi servizi come la raccolta di carta e cartone e degli ingombranti, generando nel complesso un significativo risparmio per le casse aziendali. Il tutto è stato fatto chiedendo un gravoso contributo a questi lavoratori che da allora sono in organico con contratti precari. Per loro è da tempo che chiediamo la stabilizzazione a tempo indeterminato».

Ed è qui che a la Cgil mette le mani avanti rispetto al piano industriale e alla ormai nota intenzione dell’azienda di reinternalizzare il servizio di spazzamento: «Sino a quando questi lavoratori non verranno stabilizzati a tempo indeterminato, ci schiereremo contro qualsiasi altra reinternalizzazione di servizi, a partire dallo spezzamento, che potrà avvenire solo nel rispetto del contratto nazionale e quindi con garanzia lavorativa di tutti e 74 gli operatori impegnati. Quello che abbiamo impedito pochi mesi fa, non lo permetteremo sotto la bandiera della reinternalizzazione di servizi».

Ma il segretario della funzione pubblica ribatte anche sul tema dell’assenteismo e dell’efficienza. «Non si può leggere il dato sull'assenteismo senza verificare l'età media della forza lavoro - dice Golino -, e soprattutto senza distinguere le diverse tipologie d'assenza. Sono cosa diversa le malattie, la maternità, e gli infortuni subiti sul posto di lavoro, e a tal proposito se ben 44 lavoratori hanno contratto un'invalidità in servizio, si ricorda che l'oggetto del lavoro sono i rifiuti e che ci sono conseguenze fisiche sui lavoratori, ed è piuttosto onere dell'Aamps dare modo a questi lavoratori di operare con professionalità e nel rispetto di chi è stato oggetto d'infortunio o malattia professionale».

Il timore della Cgil è che palazzo civico e via dell'Artigianato «si compattino trovando un punto comune di conflitto: i lavoratori, attraverso un approccio qualunquista, che non abbia altro effetto che togliere dal tavolo le reali difficoltà della società, la posizione sull'inceneritore, e il suo destino nell'assetto regionale». (g.co.)

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