Italia
«Tariffa rifiuti uguale su tutta la costa»
Artigiani contro i regolamenti diversi da Livorno a Massa: «Alterano il mercato. E ora basta col doppio pagamento»
LIVORNO. Uno: esclusione dall'applicazione dell'imposta sulle superfici su cui si producono rifiuti speciali. Due: adozione di un regolamento unico per l'applicazione della Tari e per l'assimilazione dei rifiuti speciali. Tre: istituzione di un tavolo tecnico permanente tra istituzioni e associazioni di categoria per la gestione dei rifiuti. Sono le tre richieste che le Cna di Livorno, Pisa, Lucca e Massa Carrara hanno inviato a tutti i comuni delle rispettive province che insistono sull'area vasta costiera (e che tra l’altro rientreranno in RetiAmbiente).
Le tre richieste nascono da una duplice esigenza - spiegano da Cna -: economica e di semplificazione.
«Così come è applicata la Tari viene infatti a penalizzare fortemente il settore della piccola e media impresa che al contrario deve essere in questo momento sostenuto anziché spremuto e ostacolato; serve quindi porre rimedio ad una stortura che causa», sostengono da via Luther King.
Doppio pagamento. «Le aziende oggi pagano due volte sulle stesse superfici, la tassa al Comune dove si svolge l'attività ed il costo dello smaltimento e recupero dei rifiuti a cui provvedono in proprio tramite aziende private specializzate», accusa Cna.
Mancanza di equità nei pagamenti. Poi c’è la questione delle tariffe divergenti. Ogni Comune adotta propri e diversi regolamenti ed applica proprie e diverse tariffe «determinando differenze di trattamento e cosa ben più grave alterazione del mercato e della concorrenza. Eppure - sottolineano da Cna - in materia di applicazione della Tari il Ministero dell'Economia ha provveduto a fare chiarezza sull'intassabilità delle aree sulle quali si svolgono le lavorazioni industriali o artigianali, destinate a produrre prevalentemente rifiuti speciali, ma anche sull’intassabilità delle superfici adibite a magazzini e le aree scoperte funzionalmente collegate all'esercizio delle attività produttive, in quanto anch'esse produttive di rifiuti speciali».
Mancano i regolamenti. «Nonostante tutto questo - accusano da Cna - molti Comuni continuano ad applicare dei Regolamenti che prevedono riduzioni parziali sulle aree adibite alla lavorazione (spesso percentuale sulla superficie per la sola parte variabile, in altri casi riduzione percentuale secondo la destinazione dei rifiuti) o addirittura che non prevedono alcuna riduzione. La mancanza nella maggior parte dei casi di un regolamento di assimilazione rispondente alle disposizioni comunitarie crea ancora più confusione nella materia con criteri di assimilazione contraddittori e poco chiari, spesso basati esclusivamente sul parametro qualitativo, presumendo un obbligo di conferimento al servizio pubblico che risulta non attuabile per una corretta gestione dei rifiuti».
In gioco il futuro delle imprese. Sono in gioco cifre molto rilevanti per tantissime imprese: «I comuni non possono continuare ad ignorare il problema per fare cassa a danno di chi nel territorio si sta sforzando di dare ancora lavoro e sviluppo», sentenzia Cna.
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