Toscana
Rapisce il figlio di 5 anni, caccia al padre
L’uomo, 39 anni, si è chiuso in camera col bimbo mettendo fuori gioco due assistenti sociali prima di fuggire in auto
LIVORNO. Con la scusa di andare a prendere un giocattolo in camera da letto ha portato con sé il figlio di cinque anni, poi ha chiuso a chiave la porta ed è riuscito ad allontanarsi da casa, mettendo fuori gioco i due assistenti sociali che dovevano controllare l’incontro tra padre e figlio.
È iniziata così, intorno alle 14,30 di ieri nella zona di Antignano, la fuga di un livornese di 39 anni che ha rapito il figlio dopo due anni di guerre e attacchi all’ex moglie, al Tribunale, alle forze dell’ordine e agli stessi assistenti sociali. Al centro delle sue accuse le presunte ingiustizie che è convinto di aver subito dopo la separazione della madre del bambino e i successivi provvedimenti che lo obbligano a vedere «il suo topolino», come le chiama, solo in presenza di un tutor .
«Sono bastate le false accuse della moglie e madre, numerose e gravi, seppur tutte basate esclusivamente su dichiarazione di parte, senza evidenze, senza riscontri, riguardo mie presunte condotte maltrattanti, pericolosità, squilibrio mentale e quant’altro perché si mettesse in moto la macchina delle istituzioni», racconta in una lettera.
L’ultimo gesto eclatante il trentanovenne lo ha messo in scena martedì scorso quando si è messo a fare volantinaggio non autorizzato all’interno di uno degli stabilimenti balneari più noti e frequentati della città. Alle persone che incontrava, consegnava un foglio A4 ciclostilato con sopra riportata la sua versione della storia che lo ha costretto a vedere il figlio sempre più raramente.
«Sono stato scippato della dignità e sono arrivato a vergognarmi per cose che non ho fatto», scriveva in uno dei passaggi in cui parlava della sua situazione personale. E ancora: «Cinque mesi di umiliazioni e beffe, mentre giro per uffici tribunali e ospedali col cuore in mano, senza intravederne la fine. Lacerato e sfibrato, sto perdendo la fiducia nelle istituzioni. Avrebbero dovuto proteggere prima di tutto il bene del bambino, anche lui profondamente provato da questa così lunga lontananza dal suo adorato padre».
Nei due giorni successivi al volantinaggio, il 39enne deve aver pianificato il rapimento, probabilmente nei minimi particolari. E forse anche trovando un nascondiglio dove poter rimanere per qualche giorno senza essere trovato.
L’occasione per mettere in pratica il suo piano è arrivata ieri, quando il piccolo è stato accompagnato dagli assistenti sociali all’appartamento del padre, ad Antignano, per un incontro programmato. Mezz’ora dopo sono stati gli stessi assistenti sociali a chiamare il centralino della questura per annunciare che «il padre era scappato e aveva portato via anche il piccolo».
In pochi minuti, erano le 14,30, è stato lanciato un allarme a tutte le forze dell’ordine e diramato un identikit sia dell’uomo che del bambino, e soprattutto dell’auto sulla quale si sarebbero allontanati.
Per pianificare le ricerche, nel pomeriggio di ieri, sempre in Questura, si è tenuta una lunga riunione alla quale hanno partecipato i vertici della polizia livornese e della quale è stata informata anche la Procura. «Per il momento - spiega chi indaga - stiamo continuando le ricerche ma fino alla tarda serata di ieri della macchina e del papà in fuga non c’è traccia».
Per verificare la notizia del rapimento, confermata solo in tarda serata, abbiamo provato anche noi, dalla redazione, a chiamare il padre al cellulare dopo che aveva lasciato un suo recapito nelle lettere che ci aveva inviato per denunciare la sua condizione.
A quell’ora il telefono era già stato staccato e appena finito di digitare il numero scattava la segretaria della compagnia telefonica a cui è abbonato. La fuga di un padre disperato e del suo gesto folle era già iniziata. La speranza è che sia breve e senza conseguenze.
@fedelazzotti
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