Gioco
Welcome to Livorno Studenti come guide accolgono i crocieristi
I ragazzi dell’Iti testano il loro inglese tra diffidenza e sorrisi «Un’impresa comunicare, ci hanno scambiato per venditori»
LIVORNO. Regolare badge alla maglietta con tanto di nome, sorriso smagliante e brochure di Livorno in mano esordisce con il suo !english” Christian De Martino. “Hello, can I help you?”. Saluta e si offre di aiutare una coppia di anziani del Wisconsis appena scesa dal bus navetta in piazza del Municipio. Scuotono la testa e si allontanano: “We dont’ want anything”. Non vogliono niente i turisti, pensano che il ragazzo stia vendendo loro qualcosa.
Primo tentativo fallito per uno degli studenti coinvolti nel progetto Summer English 2015: lui come altri 15 compagni dell’Iti Galilei sono davanti al Comune per accogliere i crocieristi e testare il loro inglese all’interno di una iniziativa di cui l’istituto va orgoglioso.
Con loro la prof. Anna Porciani che da tre anni a questa parte porta avanti l’iniziativa. De Martino è passato in II, lui insieme ai ragazzi protagonisti hanno tutti tra i 15 e i 17 anni. Non si scoraggiano e continuano ad aspettare i bus di crocieristi che arrivano dal porto.
«Good morning, posso darle un volantino su Livorno?», chiede Jacopo Bendinelli insieme alla compagna Ilaria D’Auria ad un “omone” con la canottiera gialla, dalla faccia sorridente. David Adams si gira incuriosito. «Sure». Sicuro, l’approccio finalmente è positivo e gli studenti prendono coraggio. Provano a parlare. Il sir del Canada li mette a loro agio. «Bella iniziativa», dice. E la butta lì: «Questi ragazzi però dovrebbero sapere l’inglese meglio».
Se ne rendono conto anche loro stessi . «Mi piacerebbe tanto saper parlare inglese ed essere in grado di gestire una conversazione, ma aimé, a scuola ne facciamo troppo poco e soprattutto non facciamo conversazione», afferma Irene Cipriani. Lei tenta un approccio con una signora dalla faccia “friendly”. «Sorry, can i give you this?». La studentessa offre la brochure di Livorno a Teresa Bourke che arriva da Toronto, Canada.
La canadese accetta. Tenta di parlare con i ragazzi e ne apprezza lo sforzo. «Se tutte le persone fossero così ci butteremmo anche di più, purtroppo tanti crocieristi avevano paura che dessimo loro chissà cosa e non ci ha degnato di una parola», dice la sua Luca Danti. L’unione fa la forza e aiuta a combattere la timidezza dell’età. «Il vero problema è che parliamo male la lingua, questa è la verità: ma questa iniziativa ci piace tanto e speriamo che si possa ripetere», chiudono tutti insieme.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
