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Pericolo camion, 5 incidenti al giorno
Dati choc anche se in calo, Lucca e Pisa le province più a rischio La priorità: togliere i mezzi pesanti dalla viabilità ordinaria
Diminuiscono gli incidenti con i mezzi pesanti in Italia, dice la Fondazione Ania che da anni si occupa di sicurezza stradale. E i dati le danno ragione. Nel 2013 sono calati del 5% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, in Toscana i mezzi pesanti coinvolti in incidenti stradali sono sempre 5 al giorno: nel 2013, fra autocarri, autotreni con rimorchio, veicoli speciali, autoarticolati sono stati 1740.
Non per nulla, secondo un calcolo della Regione, gli incidenti costano alla collettività 2 miliardi e 50 milioni di euro l’anno, fra ricoveri e riabilitazioni, risarcimenti in danni morali e biologici, spese giudiziarie, legali e amministrative e altre procedure varie. La metà di una manovra Ici nazionale. Solo che i costi sono tutti a carico dei toscani. Ovviamente in questa cifra sono compresi tutti gli incidenti stradali, anche quelli causati da auto e moto. Ma è comprensibile che quelli causati dai mezzi pesanti abbiano più probabilità di essere gravi. Non a caso, l’Italia risulta il secondo paese in Europa, dopo la Francia, nella graduatoria degli incidenti mortali causati da mezzi pesanti, sia sotto che sopra i 35 quintali (classifica 2012).
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Volendo quantificare il fenomeno regionale si possono citare alcune cifre (relative al 2013), da paragonare con il dato nazionale. In Toscana, ci sono stati 1740 veicoli pesanti coinvolti in incidenti a fronte di 20.498 coinvolti nel Paese, l’8,5% del totale.
La percentuale, però, si dimezza quando andiamo a parlare di morti: in Italia ce ne sono stati 205, in Toscana 9, il 4,5%. Poco superiore la quota di feriti: 581 in Toscana su 8.367 dell’Italia, il 6,7%. Questo confermerebbe un trend già registrato anche dalla Regione nei suoi studi sulla sicurezza stradale: molti incidenti in Toscana (la sesta nella classifica nazionale), ma non gravi. Anche se questa valutazione non vale per tutte le province allo stesso modo.
Se si esclude Firenze che, per numero di feriti e decessi (3) guida la classifica regionale, le province con le situazioni più problematiche appaiono Lucca e Pisa. Lucca è la zona che risulta con il maggior numero di camion coinvolti in incidenti nel 2013, subito dopo Firenze: 199, cifra che rappresenta l’11,5% della totale regionale; ha, però, meno feriti di Pisa che ne registra 66 con 172 veicoli pesanti coinvolti in scontri. Nonostante questi numeri, i morti si sono registrati soprattutto in provincia di Grosseto, di Siena e di Firenze. Guarda caso, sono anche le zone nelle quali la Regione progetta di investire entro il 2020 decine di milioni di euro per migliorare le grandi infrastrutture, dalla Siena-Bettolle alla Tirrenica, per realizzare il corridoio costiero che colleghi Livorno a Roma in tutta sicurezza.
In realtà, anche a Lucca, c’è in ballo la realizzazione dei grandi “assi viari” per collegare i due caselli autostradali - quello della Piana, in località Frizzone, sul territorio di Capannori - e quello di Lucca al ponte Carlo Alberto Dalla Chiesa, il cancello verso la Mediavalle del Serchio e la Garfagnana. Si tratta di opere necessarie proprio per drenare il traffico pesante dalla circonvallazione attorno alle Mura di Lucca e dalle strade ordinarie della Piana lucchese, in modo da evitare o ridurre incidenti come quello di ieri. Del resto, Lucca è un distretto industriale, per il cartario (ma non solo) di importanza europeo. E il trasporto su gomma rappresenta il suo mezzo di trasporto primario.
Tuttavia - precisa la Fondazione Ania, citando dati Aci-Istat «rispetto all’ultimo decennio 2003/2013 per la categoria dei mezzi pesanti in Italia si è assistito a una diminuzione del 20% dei veicoli coinvolti in incidenti, del 48% del numero delle vittime e del 24% dei feriti, un risultato migliore di quello raggiunto dalle auto che calano solo del 21% per quanto riguarda i veicoli coinvolti negli incidenti e del 18% per i feriti. Non a caso, gli incidenti dei mezzi pesanti (12.117 nel 2013 in Italia) rappresentano solo il 6,7% del totale nazionale».
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