Gioco
Effetto Venezia, protesta degli ambulanti esclusi
Sono una trentina in tutto tra antiquari, rigattieri, collezionisti e artigiani «Proponiamo al Comune un incontro, il prossimo anno ci vorremmo essere»
LIVORNO. Decani della kermesse. Storici di una festa nata negli anni Ottanta grazie anche a loro. Eppure, per la prima volta, sono rimasti esclusi proprio da quell'Effetto Venezia che negli anni hanno visto crescere, svilupparsi, modificarsi. L'amarezza è tanta per il gruppo di collezionisti, antiquari, rigattieri, artigiani tagliati fuori da questa versione della tradizionale manifestazione. Una trentina in tutto.
«Si tratta di una esclusione incomprensibile e descriminatoria che ci è costata minimo 4mila euro di incassi persi: dal momento che il prossimo anno comunque ci vorremmo essere, proponiamo al Comune un incontro per confrontarci e trovare un punto di incontro», sottolinea Ambra Niccolai che con il suo banco di creazioni e gioielli a colpi di minerali e fantasia non trova posto, quest’anno, tra gli Scali del Monte Pio e gli Scali del Ponte di Marmo. Lei è una delle escluse che si è rivolta al nostro giornale. Una tra tutti quelli che in queste due strade della Venezia ormai da oltre 10 anni facevano bella mostra di oggetti. E che, invece, quest’anno sono stati messi alla porta dal Comune. Stop a antiquariato e collezionismo: accettati solo stand creativi.
«Quando chiamai in Comune per avere informazioni mi dissero che quest’anno per questioni organizzative e scelte legate alla qualità, io con il mio genere non avrei potuto partecipare e così è stato: chiedo solo di poter incontrare l’amministrazione per capire come riuscire a partecipare il prossimo anno», dice la sua David Bernini che tratta mobili e oggettistica di antiquariato, con tanto di ditta che opera dal 1954. Lui è stato tra i primi ad esordire per le strade della Venezia, negli anni Ottanta, quando la festa era agli albori.
Qualità e decommercializzazione: la scelta dell’amministrazione per questa edizione della manifestazione fa discutere. «L’assessore ci ha detto che l’intenzione di quest’anno era innalzare la qualità e decommercializzare. Abbiamo fatto un giro per Effetto Venezia e abbiamo visto bancarelle con gli stessi oggetti che vendevamo noi: allora? Di che si parla? Noi paghiamo regolarmente le tasse, abbiamo tutti la licenza, il durc, la partita iva. Le associazioni no», rincara Niccolai.
Il nuovo meccanismo di partecipazione ai mercatini della kermesse voluto dal Comune crea malumori. «Ci hanno detto di fare domanda ad un soggetto cosiddetto terzo e così ho fatto – rincara Massimo Marconcini di Viareggio, decano di Effetto Venezia, che fa gioielli vintage ed etnici – La Confesercenti mi ha aiutato e ha inoltrato la domanda presso l’associazione designata dal Comune, dal momento che facendo gioielli rientro comunque nella categoria dell’ingegno creativo, prima mi viene detto di sì e che avevo tre metri a disposizione. Dopo una settimana invece mi viene detto di no».
Stessa dinamica anche per Niccolai. «Una volta appresa la nuova procedura di partecipazione, ho scritto alla Pro loco Livorno associazione designata per raccogliere e selezionare i banchi, ho mandato le foto del mio stand e mi hanno rifiutato la partecipazione». E’ proprio lei, insieme a Paolo Ventavoli, a chiudere: «E meno male che questa edizione era dedicata alla Terra dei diritti: i nostri, invece, sono stati calpestati».
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