La protesta
Una dynasty rosa nel segno della matematica
Nonna, madre e figlia: il regno dei numeri tutto al femminile nella famiglia Luise-Visibelli
LIVORNO. Il Bel Paese del "tengo famiglia" non ha mai guardato con troppa simpatia alla precisione inappellabile delle lauree scientifiche. Eppure proprio qui da noi, così sgarrupati e così naif, salta fuori che anche il rigore dei numeri, così tanto cartesiano e così poco aggiustabile, è un affare di famiglia. Cosa rara, soprattutto se declinata al femminile.
Stiamo parlando della dynasty tutta in rosa sotto il segno della matematica che contraddistingue dalla nonna alla nipote il casato Luise-Visibelli. Dalla madre alla figlia di Gabriella Luise, punto di riferimento fino a quest'estate al liceo Cecioni come vicepreside prima di andare in pensione. Con una curiosità: le tre biografie risultano intrecciate al liceo Cecioni (allora come "2° liceo") e alla figura di Francesco Cecioni, genio matematico labronico impegnato nella Livorno del dopoguerra come consigliere comunale Dc, un po' La Pira e un po' Dossetti.
E' con Cecioni che dà gli esami di analisi e di matematiche complementari Pia Buggiani, classe 1928: si laureerà nel '50 con Alessandro Faedo, lo scienziato-guida di Pisa che farà di Pisa il polo di riferimento dell'informatica. Entra nel primo gruppo di lavoro con Errico e Stura per far decollare la sperimentazione per l'ammodernamento della matematica.
In realtà, anche il marito Italo ha la sua parte in causa nel far nascere nei figli il pallino della matematica. E' geometra e fa il rappresentante di materiali edili ma la sua abilità con i numeri è tale che gli ingegneri gli facevano spesso dare un'occhiata ai calcoli per essere più sicuri.
La dynasty che stiamo raccontando è al femminile ma vale la pena di gettare lo sguardo anche sui rami maschili. Anche perché il fratello di Gabriella Luise si chiama Marco e lo ritroviamo oggi come presidente dell'istituto Mascagni (in nome di una passionaccia mai sopita per la musica) e alla guida di Toscana Spazio, la galassia del fronte aerospaziale toscano. Ma lasciamo Marco - che è anche nel pool degli scienziati high tech europei che si occupano di radiotrasmissioni - alla sua cattedra di prof ordinario a ingegneria a Pisa: guardiamo cosa fa la sorella.
«Diciamo la verità: alla fine del liceo - racconta Gabriella Luise sorridendo - mi ero messo in testa di fare inglese. Ma non era tanto la disciplina in sé a interessarmi quanto l'idea di insegnare. Ecco, a distanza di anni, vedo questo: allora si partiva con l'idea di insegnare, era una scelta e ti dava un ruolo e una identità nella società. Oggi no. Direi che è da qui che bisogna ripartire per far fare alla scuola quel salto in avanti che si vorrebbe farle fare: rendere il mestiere di insegnante una scelta forte».
Gabrielle Luise si sente dunque "prima insegnante che matematica", anche se - confessa - ricorda che "alle medie ho avuto la prof Maria Luisa Giuliano che mi ha fatto vedere cos'è la matematica al di là della matematica", poi sarà il professor Ceccarelli ad avere una forte influenza.
Se la madre Pia ha lavorato sì al 2° liceo "ma gran parte della carriera l'ha fatta all'Iti", per Gabrielle Luise dopo il passaggio di ruolo alle medie si aprono le porte del Cecioni come prof. «Sono qui dall'87: venivo con le mie figlie piccolissime nel pomeriggio, scorazzavano fra le bidelle...».
Dev'essere il fatto di aver respirato l'aria del liceo fin quasi dal biberon, ed ecco che Cecilia e Elena Visibelli prendono presto confidenza con i numeri. Cecilia diventerà ingegnere gestionale alla Snam (diploma con 100 e laurea con lode), Elena punterà al regno dei numeri (diploma con 100 all'indirizzo Brocca e laurea con lode con pubblicazione della tesi al Centro Piaggio di bioingegneria e robotica). Vista e presa da Ingegneria dei Sistemi, prima di prendere il volo per Parigi - prima da Sobios, pra da Dassault - come «sviluppatrice di sistemi matematici per lo studio di sistemi biologici nell'ambito della crescita tumorale e della ricerca di nuovi medicinali». Insieme al marito Marco Liuni, matematico anche lui ma con ascendente musica. Lavora all'Ircam, l'istituto che si occupa di musica d'avanguardia: ma anche qui c'entra la matematica se è vero che l'altra metà del suono è il trattamento digitale sulla nuova frontiera della matematica applicata. Fra computer, algoritmi e pentagramma.
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