Gioco
Pestaggio alla Notte bianca «Presi a botte con i caschi»
Lo sfogo del padre di uno dei due adolescenti feriti: chi ha visto si faccia avanti L’aggressione per mano di un gruppo di ragazzi armati di tirapugni e un coltellino
LIVORNO. Dodici contro due: gli aggressori intorno, armati di tirapugni, caschi e perfino di un coltellino. E le vittime della spedizione punitiva al centro, a incassare botte, prima di perdere sangue dalla bocca e dalla testa poco dopo. Tutto senza che nessuno dei passanti, molti pare, intervenisse per fermare il pestaggio.
È una scena da periferia violenta del mondo quella che viene fuori dal racconto del padre di uno dei ragazzi picchiati alla “Notte bianca”, la festa più lunga della movida livornese, organizzata tra sabato e domenica all’interno degli eventi di “Effetto Venezia”.
Spiega Edoardo Ripoli dopo aver scritto il post di denuncia sul gruppo Facebook “Sei Livornese se...” che ha innescato decine di commenti e un mare di indignazione. «Quello che è avvenuto a mio figlio e al suo amico è molto grave. Dopo il mio appello, in molti mi hanno contatto e adesso ho in mano qualche elemento in più per aiutare le forze dell’ordine ad identificare i responsabile del pestaggio. Sì, perché il nostro obiettivo è quello di dare un nome e un cognome a quelle ombre che sembrano essersi dissolte nella notte dopo aver colpito».
Quello che è avvenuto prima e dopo l’aggressione a due passi dal ponte Santa Trinita, lungo la strada scorciatoia che collega la Venezia con la Fortezza Vecchia, lo spiega lo stesso papà del diciottenne. «Mio figlio insieme ai compagni di liceo: sette, otto ragazzi che non hanno mai fatto male a una mosca, erano a ballare in Fortezza Vecchia dove c’era anche un altro gruppo. Per quello che mi ha raccontato mio figlio, tra di loro, non c’è stata nessuno screzio». Questo Almeno apparente. Fatto sta che intorno alle 3 del mattino il gruppo di amici è uscito dalla Fortezza per dirigersi verso la Venezia.
«Sotto al ponte - va avanti - è comparso dal nulla questo gruppo di una dozzina di ragazzi più o meno coetanei e con uno spiccato accento dell’Est. Non so dire se ci sia stato uno scambio di persona, ma hanno immediatamente puntato mio figlio e lo hanno messo in mezzo. Prima colpendolo con un paio di pugni che gli hanno scheggiato un dente e rotto il labbro e ferendolo poi con un casco che gli ha procurato un bel bernoccolo in testa».
A questo punto, uno degli amici del giovane aggredito, avrebbe preso le sue difese. E la rabbia del gruppo si sarebbe scagliata proprio su quest’altro ragazzino: cazzotti con il tirapugni stretto in mano, colpi con il casco e la minaccia, anche con un piccolo coltello, che è spuntato dalla tasca di uno dei picchiatori.
Ad avere la peggio è stato proprio questo secondo ragazzino che per colpa delle botte subite ha passato la notte in ospedale con un trauma cranico.
«La cosa angosciante - scrive su Facebook Ripoli - è che il tutto sia successo davanti a centinaia di persone assolutamente indifferenti alla cosa; soltanto dopo l' arrivo tempestivo dell’ ambulanza che ha portato via il ragazzo, qualcosa si è mosso se pur tardivamente: la polizia ha raccolto la testimonianza di mio figlio e degli altri mentre i delinquenti sono scappati indisturbati».
Per il momento, però, non è stata ancora aperta nessuna indagine né dai carabinieri né dalla polizia. «Non abbiamo fatto una denuncia formale contro ignoti perché prima volevamo avere elementi più precisi».
Il messaggio che il padre dell’adolescente vuole lanciare è scritto nell’ultima parte dell’appello ai testimoni a farsi avanti. «Oggi - dice - hanno fatto male a mio figlio che è comunque alto 1.90, è uno sportivo e a quanto pare anche un buon incassatore, domani potrebbe toccare alle vostre figlie o figli che magari potrebbero essere più deboli e impressionabili. Tacere equivale a far sì che questa banda di impuniti già da stanotte ricominci a fare come crede. Un’ultima cosa: sto chiedendo collaborazione, non sto aprendo un dibattito sui luoghi comuni di accoglienza, integrazione, razzismo, per cui pregherei i tuttologi di turno di astenersi».
@fedelazzotti
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