Il Tirreno

Livorno

Sull’ex Confcommercio il macigno del maxi mutuo di Grotta delle Fate

di Giulio Corsi
Sull’ex Confcommercio il macigno del maxi mutuo di Grotta delle Fate

L’associazione guidata da Cesari resta proprietaria di un edificio di 2000 metri quadri suddivisi su 5 piani L’ex presidente (destituito) ammette: «Trasferirsi in quella struttura è stata una scelta disastrosa»

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LIVORNO. «Rimango sorpreso dal contenuto delle dichiarazioni del rappresentante della nuova compagine pubblicate sul Tirreno e mi sorge spontanea la domanda: fino ad ieri dove eravate?». E’ una delle poche note polemiche che si lascia sfuggire Giannantonio Cesari - presidente fino a due settimane fa di Confcommercio Livorno - nel commentare lo tsunami che ha travolto l’associazione e in un giorno ha spazzato via tutta la vecchia governance, lui compreso.

Annuncia ricorso, Cesari, e invita ad attenderne l’esito: «Abbiamo tempo fino a martedì per presentarlo, forse qualcuno ha fatto male i conti, pensando che la questione della nostra decadenza fosse già archiviata - dice -. E invece non è così: potrebbero arrivare verdetti inaspettati, ricordo che abbiamo scelto la strada del giurì, anziché quella dei probiviri e dunque gli arbitri saranno tre magistrati del foro romano».

Continua anche a parlare come numero uno di Confcommercio, Cesari: «Siamo ancora in piedi e precederemo con ogni mezzo previsto dallo statuto nazionale al mantenimento delle nostre funzioni nell’interesse unico degli associati che ad oggi continuano a darci fiducia».

Ma la decapitazione decisa dai vertici nazionali, l’operazione-lampo condotta da quelli regionali, la corazzata messa in piedi per rilanciare l’associazione a Livorno, a partire dal nuovo presidente Andrea Palumbo ad arrivare a nomi storici del commercio come Cuccuini, Bolaffi e Nigiotti, ma anche della logistica portuale come Barbera e Bonistalli, dicono che difficilmente Roma farà un passo indietro.

E’ uno tsunami, dicevamo. Il cui impatto non si limita all’aspetto politico e al nuovo approccio verso l’economia livornese. La zavorra più grossa è una sede sventurata - quella di via Grotte delle Fate - e una situazione economica criticissima, che proprio dall’acquisto di quella sede ha avuto origine.

Maxi mutuo da saldare. Era il 18 gennaio del 2007 e nessuno allora avrebbe pensato che quel taglio del nastro sarebbe diventato l’inizio della fine. «Quando fu deciso quel passo, qualche anno prima, io non c’ero - dice Cesari -. Ma dieci, quindici anni fa il mondo era diverso. Eravamo in corso Mazzini, la nuova Ztl ci tagliò le gambe. Sia noi che la Cgil dovemmo cambiare sede, altrimenti saremmo rimasti irraggiungibili, isolati», ricorda. «La scelta di andare in via Grotte delle Fate allora reggeva, ma vista con gli occhi di oggi è stata disastrosa», aggiunge.

Adesso l’Unione Commercio e Turismo di Livorno - fino all’altro giorno rappresentante di Confcommercio sulla nostra provincia - si ritroverà sulle spalle un immobile di duemila metri quadrati, suddivisi su cinque piani all’interno di un centro polifunzionale tra Ardenza Terra e Collinaia che non è mai decollato, né come supermercato, né come galleria commerciale. E poi la proprietà delle pertinenze, decine di parcheggi che dovevano far da calamita per la clientela ma che evidentemente non sono bastati, se è vero - come dice Confcommercio Firenze - che gli associati sono scesi senza sosta.

Solo il pian terreno non è di proprietà dell’associazione livornese e una parte del primo piano che appartiene alla Federtabaccai.

«E’ un patrimonio immobiliare importante», si affretta a puntualizzare Cesari. Poi però aggiunge, con amarezza: «Un patrimonio grosso, forse troppo grosso da poter reggere».

Finora l’associazione livornese è riuscita a pagare il mutuo che pende sulla struttura anche grazie agli aiuti provenienti da Roma. «Ma abbiamo restituito quasi tutto», dice Cesari. Ora però si aprono scenari nuovi, perché una cosa è stata detta chiaramente dai vertici regionali di Confcommercio: la sede tornerà in centro ed è già stata individuata una palazzina di mille metri quadrati, «che dovrà tornare a darci il prestigio perso», dicono da Firenze. Mentre la struttura di via Grotta delle Fate resterà un problema della vecchia gestione. «Eppure - si rammarica Cesari - sarebbe bastato alienare il patrimonio e pagarci i debiti. Si poteva trovare una soluzione diversa piuttosto che la decadenza».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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